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Amiata: il festival tra musica e paesaggio

Così la Fondazione Bertarelli ci addolcisce l

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di Silvana Biasutti
AMIATA. Chi conosce quel brano di Toscana che sta tra la maremma, Montalcino e l’Amiata sa che, per tutta l’estate (ma non solo), in questa bella campagna, le occasioni per ascoltare musica di grande livello non mancano; purtroppo non c’è un calendario che le enumeri tutte insieme, uno strumento che prescinda dai singoli comuni e dalle diverse organizzazioni, ed è davvero un peccato, perché un visitatore dei luoghi, magari anche soprapensiero, può godersi delle vere e proprie ghiottonerie musicali, e gustare una vacanza culturalmente molto nutriente, chiudere ogni singola giornata ascoltando virtuosi dal vivo. Perché se ogni comune ha la propria organizzazione e i propri sponsor, chi viene a passare una settimana tra queste colline non pensa certo ai diversi enti che ospitano o promuovono un festival o una settimana di concerti, o anche un singolo appuntamento, ma raccoglie le opportunità di cui legge, magari casualmente, su un manifesto o su un depliant trovato alla reception del suo albergo. Ci pensino i singoli responsabili del turismo e della cultura, perché il risultato di questa ‘distrazione’ è un’immagine dei luoghi al di sotto di quella che potenzialmente potrebbe essere. In un momento in cui in Italia non si fa altro che piangere sul turismo calato, una semplice operazione di “calendario” dei diversi programmi, potrebbe accendere l’attenzione di chi non sa che durante una vacanza in quest’angolo di Toscana può trovare ogni sera un programma musicale di grande livello. E il visitatore deve avere il programma, in tutta la sua ricchezza, ben presentato, anche in loco.
Per esempio, chi sta in vacanza a Montalcino, e occhieggia i manifesti affissi in modo apparentemente casuale non sempre può rendersi conto che appena ai piedi dell’Amiata (che sta lì di fronte con la sua presenza ricca di suggestioni letterarie), da anni (dieci!) uno sponsor lungimirante rende possibile un festival – programmato su tre mesi – che ospita virtuosi straordinari: quest’anno per esempio Ramin Bahrami e “il suo” Bach; una vera manna per gli assetati di musica. Ma all’Amiata Piano Festival si gustano anche raffinati incontri d’avanguardia, esperimenti che stimolano ascolti fuori ordinanza, come quello proposto, la settimana scorsa, da Roberto Prosseda, con il robot Teo Tronico – creato a Imola da Matteo Suzzi – che suona Mozart con le sue 53 dita. Anche se chi scrive ha invece amato molto una barcarola di Mendelssohn eseguita da Prosseda, che di Felix Mendelssohn è un grande specialista. Perché un robot – è la tesi più che condivisibile – può essere un perfezionista, ma per interpretare un pezzo bisogna avere un cuore, provare e patire emozioni umanissime, sentire la musica ‘dentro’ di sé; naturalmente il simpatico e fotogenico Teo Tronico, con la sua abilità ci fa pensare – per esempio a quanto spazio avranno presto i robot nella nostra vita – ma un grande interprete, come Roberto Prosseda, ci coinvolge emotivamente…
E, a proposito di Amiata piano Festival, non si sottovaluti il paesaggio – un vero e proprio film italiano – nel ‘viaggio’ da Montalcino al luogo della musica, il Podere San Giuseppe, oltre i Poggi del Sasso. Un passaggio da una certa Toscana, molto pettinata e classicheggiante, a uno dei paesaggi agricoli più autentici, con il mare invisibile ma presente, oltre le quinte di colline boscose che si susseguono, e poi altre vigne e olivi e colpi d’occhio ideali per una storia made in Italy.
Nell’imminenza di Expo, con tutti i problemi con cui il nostro paese deve fare i conti, possiamo nuovamente contare sulla bellezza: quella di questi paesaggi che dovrebbero ricordarci di che cosa siamo capaci, li abbiamo inventati noi: valorizziamoli, parlandone e facendoli conoscere. E poi la bellezza della musica farà il resto: tanta musica per passare un week end o una vacanza più lunga godendo la dolcezza di una terra che sa parlare al cuore e alla mente di chi la incontra.

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