18 febbraio 2009, 14:47
di Jolanta Burzynska*
SIENA. Nel nostro cervello esistono alcune strutture e meccanismi neurofisiologici che possono dar luogo  ad espressioni creative oppure, in casi particolari, a manifestazioni di un disagio mentale. Da questo punto di vista l'arte è considerata come una forma di autoterapia praticata dai geni della pittura o della scrittura che soffrivano di disturbi psichici come nel caso di Van Gogh o di Hemingway.
L'aiuto della produzione artistica al contenimento dei sintomi psichiatrici,  unitamente all' osservazione che l'atto creativo fosse in grado di generare le sensazioni di benessere e di gratificazione in chiunque lo praticasse, hanno dato spunto agli studi sull'utilizzo dell'arte come una tecnica di terapia, di educazione e di riabilitazione psicologica. Negli anni trenta Edith Kramer percepiva l'arte come mezzo di sostegno dell'Io ed espressione del sé in grado di favorire lo sviluppo di un senso di identità e la maturazione dell'individuo. E' stato dimostrato successivamente che durante un' attività creativa la persona riceve stimoli a livello emotivo, razionale e corporeo in grado di provocare alcuni cambiamenti somatopsichici che promuovono il processo di guarigione. Il totale coinvolgimento nel "qui ed ora" dell'atto creativo, la sperimentazione delle soluzioni nuove, la messa alla prova delle proprie potenzialità, sono solo alcuni elementi che aiutano a liberarsi dagli schemi cognitivo-comportamentali disfunzionali e dagli automatismi all'origine di molti disturbi d'ansia. L'arteterapia si avvale di metodologie che utilizzano tutte le forme di espressione artistica: arti visive, danza, teatro, musica, narrazione di storie, poesie, racconti. Gli arteterapeuti lavorano all'interno di ospedali, scuole, cliniche o centri diurni. Malgrado la diffusione degli interventi di arteterapia nell'ambito della salute, dell'educazione e dei servizi sociali, essa rimane ancora una disciplina relativamente giovane, mancante di una sistematizzazione teorica e di protocolli operativi condivisi, perciò  fatica ad affermarsi dal punto di vista accademico e deve lottare per distinguersi dalle terapie occupazionali. 
Che cosa significhi oggi operare nel campo dell'arteterapia, lo spiega Paola Dei, scrittrice e poetessa inserita fra i poeti italiani contemporanei, che esercita la professione di Psicologo Psicoterapeuta, Psicologo dell'Arte ed Art Terapeuta (IACCK-CH): "Il concetto di arte terapia può essere riassunto in poche parole che ne definiscono l'essenza. E' un tipo di metodologia e di approccio che utilizza il medium artistico nella terapia e che, contrariamente a quanto si crede, richiede una grande conoscenza sia della terapia che dell'arte, ma mentre per la Psicoterapia esistono una pratica, una teoria che possono variare a seconda del tipo di indirizzo, ed esiste inoltre una regolamentazione sancita dai vari Ordini Professionali, altrettanto non si può dire qui in Italia dell'Arte Terapia, spesso lasciata al caso ed alla serietà degi operatori che se ne dovrebbero avvalere. Io faccio parte di una Associazione Svizzera nella quale possono accedere soltanto persone che hanno studi ed esperienze sia in campo psicologico che artistico e personalmente trovo che questo approccio rigoroso sia un segno di grande professionalità che spero si possa realizzare anche in Italia”.
L'arteterapia, utilizzando il linguaggio simbolico, facilita la libera espressione delle emozioni nascoste di cui è difficile parlare, può essere utile per migliorare la conoscenza del proprio corpo, sviluppare l'autoconsapevolezza ed incrementare l'autostima.
"Potrebbe diventare un trattamento d'elezione - afferma Paola Dei -, in tutte quelle situazioni nelle quali i vissuti non avrebbero mai la possibilità di essere pensati e tantomeno espressi con le parole. Faccio l'esempio di una pittrice del '600 a me molto cara, perchè capace di raccontare i vissuti del femminile in un secolo in cui si tentava di reprimerli anche con il tribunale dell'inquisizione. Stuprata da Agostino Tassi, collaboratore del padre, il quale poi si rifiutò di sposarla, lei ebbe il coraggio di denunciarlo ma in sede di processo subì l'ennesima situazione frustrante. Per visitarla ed accertare lo stupro le furono infatti schiacciate le dita di una mano ma lei continuò a dipingere il femminile ed il maschile ed a raccontare con il colore i suoi vissuti e forse anche a trasferire sulla tela la sua vendetta, soprattutto nel dipinto che rappresenta Giuditta che taglia la testa ad Oloferne. Dipinto sul quale molte discipline si sono sbizzarrite a studiarne il senso ed il significato".
L'arteterapia presenta ampie possibilità di applicazione per quanto riguarda diverse condizioni cliniche. Può essere adattata a qualsiasi tipologia dell'utenza, inclusi bambini, anziani, persone con handicap fisici o con gravi disturbi psicotici. Questo anche grazie alla  flessibilità nel modo di attuazione.
Secondo Paola Dei, può essere praticata come "trattamento  individuale o di gruppo, counseling o terapia riabilitativa vera e propria e poi c'è la branca della prevenzione. Nella terapia di gruppo si utilizzano molto i principi descritti da Bion nelle sue dinamiche di gruppo e trasferiti nel settore dell'arte, nella terapia individuale c'è invece una integrazione di aspetti psiconalitici accanto a quelli percettivi e anche cognitivi".
L'Arteterapia si rivela perciò un intervento terapeutico estremamente versatite le cui   potenzialità però devono ancora trovare il giusto riconoscimento all'interno del sistema sanitario nazionale.
*medico psicoterapeuta

Articoli Correlati