30 aprile 2008, 18:29

di Ivan Meacci

Il primo a progettare uno sbarramento sotto Bagno Vignoni con l’intento di creare un lago artificiale nella arida e misera Valdorcia fu Pio II. Questo per dire che la vitale esigenza di portare l’acqua in Valdorcia, tanto per l’agricoltura quanto per l’approvvigionamento idrico in generale, esiste da ancora prima che gli sconvolgimenti del clima diventassero un problema di tutti. Un problema che, in tutto il mondo, viene affrontato con la costruzione di nuovi e campienti invasi. Basti pensare che se la  Cina ne ha più di ventimila l’Italia ne ha – addirittura – 8.350 (dati del Ministero degli Interni). È dunque paradossale che, mentre dappertutto si costruiscano invasi per fronteggiare l’emergenza climatica, quello praticamente già pronto della  Valdorcia rimanga inutilizzato.
Un’opera pubblica che, quando venne realizzata, fu fortemente voluta tanto dalla popolazione quanto dagli ormai mitici “contadini sindaci” che tanto bene amministrarono la Toscana del dopo guerra e della ricostruzione.
L’invaso di San Piero fu costruito con un grande sforzo amministrativo, economico e politico da un consorzio a cui aderirono tutti i comuni interessati al progetto: Montepulciano, Castiglione d’Orcia, Radicofani, San Quirico, Chianciano e Pienza.
Oggi, dimenticata fra i sassi come una di quelle opere che vengono definite a giusta ragione una “cattedrale nel deserto”, la diga della Valdorcia serve soltanto a testimoniare l’incapacità delle amministrazioni locali che si sono succedute nel tempo: incapacità nell'affrontare un recupero e nel concludere un'opera mastodontica ma, ai fatti, utile.
Nemici "storici" dell'invaso di San Piero sono i "verdi": fazione sparita nell'ultima tornata elettorale dallo scenario parlamentare.
Ufficialmente, il completamento dell’invaso fu fermato sulla teoria di una parte del movimento ecologista che paventava un probabile cambiamento “microclimatico” nel territorio!
Una preoccupazione questa, a fronte della catastrofe “macroclimatica” che il pianeta  sta vivendo, resta un verso "dilemma" incomprensibile.
Se la diga di San Piero fosse stata realizzata – oggi – disporremmo di un invaso artificiale della capacità utile  di 10,7 milioni di metri cubi d’acqua. Di tale capacità si sarebbe potuto fare un utilizzo plurimo, ci sarebbe stata acqua per tutti e per tutto: dall’irrigazione agricola per un comprensorio di 3.100 ettari, all’uso potabile, artigianale e per l’ambiente (l’invaso avrebbe alimentato anche il fiume Orcia che, invece, nel frattempo è stato distrutto dalle draghe che hanno portato via la ghiaia; cos’ì l’acqua, quella poca che non è sottratta dalle piscine degli agriturismi, dagli agricoltori e dai Comuni, sparisce nel letto nudo del fiume).  Su questa, che è una catastrofe ambientale macroscopica, cosa hanno da dire gli ambientalisti del “microclima”?

Un progetto importante quello dell'invaso di San Piero che, fino al 1986, fu finanziato dal Ministero dell’Agricoltura e dalla Regione con ben 20 miliardi di lire ma che, un brutto giorno, e senza dare spiegazioni che andassero oltre il “microclima”, la Regione ha abbandonato interrompendo i finanziamenti e lasciando i lavori al punto in cui ancora oggi sono.

Le ragioni degli ecologisti furono portate avanti, parrebbe a detta dei ben informati, da due sole personalità politiche dell’epoca: il presidente della Provincia e il Sindaco di Pienza. Questi soli due rappresentati politici, senza nessun consenso popolare, fecero pressioni sulla Regione affinché si interrompessero i lavori dell’invaso, perché questo, disturbava il Progetto del Parco della Valdorcia. Lo stesso progetto dietro il quale - e questa è cosa risaputa - si celava il professor Alberto Asor Rosa.

Le forze politiche tacquero, e le varie categorie dell’agricoltura e lo stesso sindacato fecero lo stesso, nessuno prese posizione, non ci fu un solo ordine del giorno! Venti miliardi e un grande progetto - utile per contrastare la siccità imperante in Valdorcia, 
Ora che si sciolgono i ghiacciai dei poli, che le “mezze stagioni sono sparite” anche a detta degli scienziati ed a fronte della sempre più pressante emergenza idrica della Valdorcia, le Amministrazioni dei 5 Comuni che sono parte del Consorzio dell’invaso di San Piero non possono continuare ad evitare di affrontare il problema della diga.
Ora non ci sono più scuse perché non solo sarebbe estremamente benvenuto l’invaso ma, anche, il tanto paventato spauracchio del cambiamento del microclima!
Le ragioni che creerebbero disturbo al “Parco della Valdorcia”, se un nuovo lago contornato da vegetazione si sostituisse a quelle enormi paratie in cemento che emergono fra i sassi e i rovi, noi non riusciamo ancora a comprenderle.
Certamente, questa volta, dall’aria che tira, la questione San Piero non sarà liquidata con battute, sullo stesso tenore intellettivo di quella sul microclima, e del tipo: “…lasciamola lì perché, per i turisti stranieri, fra 300 o 400 anni quella diga avrà lo stesso fascino di un castello diroccato...". Frase, questa, detta da un attuale primo cittadino della Valdichiana.
“Il vitale problema idrico sta divenendo sempre più drammatico e non è lontano il giorno in cui si arriverà ad uno scontro frontale fra politici e cittadini. Prendete atto di questa situazione – ha detto nell’estate del 2004, Avisiano Carpini, ex-partigiano/bersagliere  che, da Sindaco di Pienza (nel ’60, ’64 e ’70),  per primo si adoperò per la realizzazione dell’invaso – perché ci sono responsabilità politiche che sono agli atti…”.


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