di Viola CaonDa quanto tempo vi conoscete?E come siete entrate in contatto con la casa editrice ETS?
"Ci conosciamo praticamente da quando siamo nate. Siamo state prima vicine di casa, poi ci siamo iscritte allo stesso liceo a Piombino, la nostra città. A quel punto abbiamo capito che non potevamo più dividerci e ci siamo trasferite a Siena, dove viviamo insieme, per fare l'Università. L'editor del nostro libro l'abbiamo conosciuto grazie a un corso di scrittura creativa che il nostro insegnante di lettere del liceo aveva fatto fare alla nostra classe. I nostri elaborati erano stati pubblicati in un antologia di scrittura creativa per ragazzi. Così, quando dopo diversi anni abbiamo deciso di pubblicare Le facce buffe dell'amore è bastato ricontattare la ETS e il gioco era fatto!"
Da dove è nata l'idea che sta alla base del vostro romanzo?
"In realtà, essendo una storia abbastanza vecchia (l'idea risale a 4 anni fa), ha un'origine doppia. Lo stimolo ci è arrivato dall'ascolto del testo di Semplicemente degli Zero Assoluto, canzone orecchiabile e delicata a tema amoroso. Il progetto concreto di stendere un romanzo ci è arrivata invece dal film tratto dal best seller di Moccia Tre metri sopra il cielo – niente pregiudizi, per favore! (scherzano entrambe) – Vedendo quel film, avevamo avuto come la sensazione che tanto il regista quanto l'autore avessero sciupato un po' una possibilità: ovvero, raccontare la storia dell' “educazione sentimentale” di due adolescenti, tema di per sé molto interessante, in modo eccessivamente romanzato e molto poco realistico. Allora abbiamo deciso di riprenderne la forma cercando di riformularne i contenuti. Le facce buffe dell'amore è infatti la storia di una ragazza diligente e di buona famiglia che si innamora del ragazzo sbandato e dall'aria un po' maledetta. Dietro questa impalcatura molto banale, si nasconde però una vicenda più complessa, raccontata attraverso l'analisi dei personaggi, cercando di renderli il più realistici possibile".
Avete progettato e scritto il vostro libro sempre insieme. La scrittura collettiva si sta diffondendo sempre di più nel panorama letterario italiano, anche grazie al successo dei Wu-Ming. Qual è il vostro parere su questa tecnica, essendo il vostro un romanzo scritto a quattro mani?
"Per noi è stata da subito un'esperienza positiva. Ci abbiamo messo soltanto tre settimane, credo grazie al lavoro di squadra che siamo riuscite a fare. Eravamo quasi sempre sulla stessa lunghezza d'onda e non abbiamo avuto problemi a coordinarci. Ha funzionato così: abbiamo buttato giù una scaletta della trame, poi, in base all'indole e alle peculiarità di scrittura di ognuna, ci siamo assegnate i personaggi. Io (Martina), che ho uno stile più dialogico e inetragente, ho curato il personaggio maschile, Andrea, più adatto ad essere descritto da quel tipo di scrittura. Susanna, invece, ha una scrittura più distesa e tendenzialmente descrittiva; per questo le è venuto più naturale sviluppare il personaggio femminile, Lara, ragazza riflessiva e introspettiva. Siamo abbastanza complementari, credo che questo ci abbia aiutate molto: lei scriveva e io leggevo e viceversa. Così il romanzo ha preso forma in modo abbastanza fluido".
Da dove viene il titolo, Le facce buffe dell'amore? E qual è, in breve, la trama?
"Il titolo ci è stato proposto dall'editor, noi ne avevamo pensato un altro. Ma per via degli episodi rocamboleschi che intrecciano i destini dei personaggi, abbiamo concordato per quest'altro. Le facce buffe dell'amore fa riferimento alle espressioni, e in generale agli stati d'animo, che hanno i protagonisti nel vivere le dinamiche di coppia e di relazione interpersonale. Tutto il romanzo si basa su una riproduzione continua di incontri, ribaltamenti di situazione, incomprensioni e riavvicinamenti buffi, appunto, e goffi. Ci sembrava il modo migliore per restituire il percorso di crescita individuale e di gruppo di una coppia di adolescenti. La trama può sembrare banale, ma i personaggi non lo sono affatto. Anzi, sono spesso complessi e sicuramente imperfetti".
Ecco, parliamo dei personaggi. Quali sono le loro caratteristiche? E in quale misura vi sentite di assomigliargli?
(Martina): Andrea è un personaggio piuttosto elementare a prima vista: bello, di successo con le ragazze, poca voglia di studiare e apparentemente poco riflessivo. Andando avanti col romanzo, invece, si scopre che dietro alla sua leggerezza e alla voglia di sdrammatizzare sempre tutto, si nasconde una vicenda più complicata e dolorosa. Credo che sia questo il tratto che preferisco di Andrea e che più somiglia: la capacità di prendere la vita come viene e di sdrammatizzare senza sottovalutare la situazione.
(Susanna): Lara è la classica studentessa modello, sempre attenta a tenere il passo con il progetto di vita che si è prefissa. Nell'interazione interpersonale però è un vero disastro: è goffa e impacciata nei movimenti come nelle parole. È per questo che l'incontro le cambierà la vita. Credo che mi somigli nella sua forte vena rifelssiva.
Che rapporti avete avuto con la casa editrice durante la stesura del romanzo? Avete avuto uno spazio di manovra sufficiente?
"Pier Antonio Pardi, il nostro editor, è una persona fantastica. Una volta letto il manoscritto, ci ha dato dei suggerimenti, ma ci ha lasciate essenzialmente libere. Credo che siamo state molto fortunate".
Progetti futuri? Come vi state promuovendo?
"Continueremo sicuramente a scrivere e a leggere insieme, perché scrivere e leggere sono due cose che ci uniscono da sempre.
Per quanto riguarda la promozione, qui a Siena abbiamo pensato ad un aperitivo di presentazione presso la libreria Einaudi, e a uno più informale al caffè Meetlife, entrambi in Pantaneto.
Poi, visto che il nostro editor insegna in una scuola superiore a Pisa, credo che lo presenteremo anche lì, sperando di avere un buon riscontro da parte degli studenti, perché infondo Le facce buffe dell'amore parla di loro".

