27 aprile 2009, 20:42
di R. Zelia Ruscitto

SIENA. Il piccolo bar in Pian dei Mantellini, con l'altrettanto piccola saletta interna ha accolto, questa mattina (27 aprile), la presentazione alla stampa del nuovo libro di Raffaele Ascheri dal significativo titolo: "Le mani sulla città".
E quando si parla di "presentazione alla stampa" non si può che entrare immediatamente nel vivo della vicenda Ascheri, della sua "opera prima" che, prendendo le mosse dal best seller di Gian Antonio Stella e di Sergio Rizzo si intitolava "La casta di Siena".
Un vero "evento editoriale", quello della "Casta di Siena", che colse l'attenzione della stampa nazionale ma che passò sotto silenzio nel territorio direttamente coinvolto da quelle pagine al vetriolo. Praticamente esaurite le copie fin dal primo giorno in tutte le librerie della città, quel libro fu l'argomento preferito per mesi: al bar, nelle passeggiate in Banchi di Sopra, al ristorante, a lavoro. Tutti commentavano il libro: tutti tranne gli organi d'informazione.
Da questo assordante silenzio tenuto vivo dai media locali - sul perchè e sul come certe decisioni che interessano il territorio vengono prese  da amministratori, politici, banchieri, rappresentanti del clero - è nato il desiderio dell'autore di dare vita a un primo libro-denuncia. Ed ora al suo prosieguo. A qualcosa di più di un aggiornamento: ad una narrazione "in corso d'opera" che non lascia margine di dubbi circa l'assoluta mancanza di mutazioni genetiche all'organismo che domina la città del Palio rispetto a quanto anatomicamente svelato quasi due anni fa.
Anche in questo secondo volume ci sono nomi e cognomi, date, luoghi, circostanze, ragioni  - politiche, di sola "amicizia", di opportunismo, di ambizione. Le cinque regole di un buon giornalista vengono rispettate come pure la "lunghezza dei pezzi". Non più di quindici pagine per ogni argomento, con tanto di titolo e di "sottosezioni" che rendono più fluida la lettura. Nessun fronzolo, nessun preambolo. Alcuna pagina lasciata in bianco. Come a dire che di cose da scrivere ce ne sono tante. Tante più dell'altra volta.
Dai "furbetti delle vigne" per il caso "Brunellopoli" a quelli, altrettanto furbetti "dell'aeroportino"; dal vizietto dell'ipercementificazione senese alla geotermia e al disinteresse che un rappresentante "da novanta" come Pierluigi Piccini ha ostentato fin troppo audacemente per la sensibilità dei suoi concittadini.
E poi ci sono i capitoli "a tema": Franco Ceccuzzi, il vescovo Antonio Buoncristiani e don Giuseppe Acampa, il sindaco Cenni ed il presidente della Fondazione Mps, Gabriello Mancini, Ferdinando Minucci, il compianto Paolo De Luca e, dulcis in fundo il presidente della Banca Mps, Giuseppe Mussari. O Mussari Giuseppe, nella dicitura preferita dall'autore.
Insomma, il libro cambia ma i nomi restano gli stessi. Le storie si intrecciano ed i protagonisti, quasi nella totalità, non fanno certo una bella figura. Certo, per chi non trova nulla da ammirare in cospirazioni, macchinazioni e scalate al potere.
Ascheri ha introdotto la sua ultima "fatica" con delle premesse fondamentali. Ci sono i documenti che dimostrano quanto scritto nel libro. Documenti che sono stati consegnati a due notai. Uno a Siena ed uno fuori Siena. A questi professionisti è stata data disposizione di rendere pubblici i documenti (il cui contenuto è solo in parte stato pubblicato) qualora accadesse qualcosa all'autore o ad un suo caro.
Nessuna minaccia diretta, precisa Raffaele. Ma, visto che le cose che si dicono toccano poteri forti, è sempre meglio agire con la dovuta prevenzione.
E sarà anche per questo che nell'occhiello del libro si trovano due frasi celebri: una dello scrittore Cechov che mette in guardia dal sentimento dell'indifferenza; un'altra della giornalista russa Anna Politkovskaja, uccisa perchè "scomoda" al regime russo, che inneggia alla verità come unica arma per liberarsi dal cinismo che investe - e riveste - la società attuale.
Ricordando proprio la Politkovskaja Ascheri ha voluto precisare che le carte che compongono questo libro non sono solo state "sudate" durante la stesura del testo. L'autore ha dovuto anche autofinanziare l'opera interamente - non compare il nome della casa editrice - a causa della mancanza di un editore disposto a finanziare la pubblicazione. "E visto che "La casta" è stato il libro più venduto a Siena nell'ultimo anno e mezzo - ha detto Ascheri - dobbiamo dedurre che la paura del potere è stata più forte del desiderio di guadagno".
Il libro è stato persino stampato fuori dalla provincia di Siena.  A Forlì, per l'esattezza. Questo onde evitare di mettere in difficoltà qualche stamperia che, dopo questo lavoro, ne avrebbe trovati ben pochi.
Per la presentazione del libro, infine, altra rocambolesca vicenda. 
"Il libro doveva essere presentato nella sala delle colonne di Buonconvento - racconta Ascheri - ed era già stato pagato l'affitto della sala. Ma, tre giorni prima della presentazione, il sindaco ha chiamato per dire che la sala era indisponibile per problemi di staticità". La stranezza, fa notare Ascheri, è che solo qualche giorno prima la stessa sala era stata usata per la presentazione di un altro libro.
Montalcino, Casole d'Elsa, Poggibonsi, l'Amiata, Castelnuovo Berardenga, Chianciano Terme, Monteroni d'Arbia, San Gimignano: l'interesse dell'autore si è esteso a parte della provincia, non trascurando il capoluogo. A dimostrazione che gli interessi politici e le reti di rapporti si estendono ben al di là delle antiche mura cittadine.
"Quello che mi interessa e che tratto in questo libro - ha concluso Ascheri - è la questione morale che non sempre coincide con la questione penale". 
Il penale verrà affrontato, qualora siano ravvisati gli estremi, nelle sedi competenti. 
"Io voglio solo dare testimonianza del malcostume ormai imperante, della caduta del senso di legalità che c'è nel territorio". Un aspetto che Ascheri attribuisce alla mancanza di alternanza politica al governo di una città che ha già due "unicum": la presenza di una banca molto potente, e la profonda incongruenza tra l'immagine di Buon Governo che và ricordando e declamando e l'oggi che, sebbene giovane di solo qualche ora, risulta più logoro del secolare affresco a cui neppure ci tiene ad ispirarsi. Per incapacità, per mancate virtù, o per diversi ideali.



 



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