Parker lascia il posto a Galloni

Il direttore di Wine Advocate ha scelto da circa un anno il suo erede

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di Roberto Cappelli

 

MONTALCINO. Quello che era considerato l’imperatore del vino, Robert Parker, ha deciso di lasciare il suo scettro ad Antonio Galloni. Fino ad ora era Parker che poteva decidere il destino di un’azienda con un semplice suo voto, adesso ha deciso di lasciare il posto ad Antonio Galloni, ex manager di Deutsche Bank. Per la cronaca, Parker ha 65 anni, è colui che nel campo del vino ha inventato il punteggio su scala centesimale e lo “stile internazionale”, una specie di omogeneità mondiale delle bottiglie di alto livello, inoltre è direttore di Wine Advocate, rivista che è diffusa in ben 37 paesi del mondo. Da qualche settimana è insistente la voce che Galloni, che possiede una casa in California, possa sostituire Parker nel ruolo che finora è stato solo suo. E non sono solo voci, è lo stesso Galloni che lo conferma: “Robert Paker mi ha designato come suo erede già un anno fa. Quando gli è stato chiesto a chi tocca prendere il suo posto, ha fatto soltanto il mio nome. E’ normale che voglia rallentare il ritmo di lavoro, lo farei anch’io alla sua età. Comunque il passaggio di consegne avverrà in modo naturale, senza colpi di acceleratore e senza lentezze”.

Galloni non fa mistero che il vino è sempre stato il suo elemento naturale, tanto è vero che i suoi genitori gestivano un’enoteca, ma solo nel 2000, rientrato  a Milano, ha cambiato idea sul lavoro: “Trovavo sempre minori soddisfazioni ad occuparmi di cose finanziarie e sempre maggiori a scrivere di vino”. Passano tre anni e Galloni rientra in America e pubblica una newsletter sui vini piemontesi. A Parker piace e lo immette nel suo staff di Wine Advocat e gli affida la delega per Italia e Champagne. “Così nel 2006 ho mollato tutto – afferma Galloni – basta con gli hedge funds”. Ma ora cambierà qualcosa o, come qualcuno potrebbe sospettare, ci sarà una “rivoluzione epocale”? E’ lo stesso Galloni a porre un freno: “I gusti miei e di Bob non sono poi così differenti, su 10 vini ci troviamo d’accordo su 7 o 8. Un esempio? L’altra sera a cena a New York, scegliendo tra i suoi 15 top, ho portato un Barbaresco di Giocosa e alcune riserve di Brunello di Montalcino Soldera, Pienamente d’accordo”.