Mammolo, Giacché e Procanico: tre vitigni antichi per il “vino di Siena”

Senarum Vinea: l'Azienda Castel di Pugna domenica 4 novembre ha presentato due rossi e un bianco, frutto della microvinificazione realizzata in seguito alla vendemmia 2017

SIENA.  Giacché, Mammolo e Procanico: i primi due vitigni a bacca rossa e l’altro a bacca bianca sono quelli selezionati dall’Azienda Castel di Pugna tra i sei vitigni antichi impiantati nel 2016 e selezionati tra i venti individuati dal progetto Senarum Vinea, per il recupero e la valorizzazione della viticoltura storica della città.

Domenica 4 novembre, in anteprima assoluta, i tre vini, frutto della vendemmia 2017 e di una accurata microvinificazione condotta dall’enologo Valerio Coltellini, sono stati presentati agli ospiti del Conte Luigi Fumi Cambi Gado che ha voluto così sottolineare questo importante passaggio del progetto che dal 2008 vede collaborare, tra gli altri, l’Azienda Castel di Pugna, l’Università di Siena e l’Associazione Nazionale Città del Vino.

All’incontro ha partecipato anche il sindaco di Siena Luigi De Mossi che ha confermato, nel suo intervento di saluto, l’impegno del Comune a sostegno del progetto: “Quando ci sono imprese che investono in maniera intelligente sul territorio – ha detto il Sindaco – il Comune non può che essere al loro fianco. Questo progetto sono convinto che avrà importanti sviluppi anche commerciali e ne trarrà beneficio l’intera comunità, anche in chiave di sviluppo enoturistico”. Aspetto questo ribadito anche dall’Assessore al Turismo Alberto Tirelli che ha sottolineato come “Siena sia sempre di più caratterizzata da eventi che hanno il vino come punto di riferimento, perché questo è un segmento fondamentale dell’economia del nostro territorio”.

Il vino è stato al centro della giornata non solo con la degustazione dei tre vini che ha chiuso l’incontro. Sono intervenuti, infatti, anche Cecilia Papi (Università per Stranieri) che ha parlato degli aspetti salutistici del vino nel tempo, Mario Ascheri che ha sottolineato il ruolo della mezzadria nel disegnare il paesaggio della campagna come lo conosciamo ancora oggi e quello dei proprietari terrieri. Andrea Ciacci, responsabile scientifico di Senarum Vinea, nel ripercorrere le sue fasi salienti, ha sottolineato come il progetto, per la sua originale forma interdisciplinare di ricerca, abbia suscitato l’interesse della nascente rete delle Vigne Urbane promossa da Luca Balbiano, titolare dell’omonima azienda vitivinicola e gestore della Vigna Reale presso la Villa della Regina a Torino, esempio di vigna peri-urbana storica, così come ce ne sono anche a Roma (Trinità dei Monti), Brescia con il vigneto Pusterla, considerato il più grande al mondo in ambito urbano; e poi ancora Venezia, ma anche Parigi a Montmartre, Vienna, Praga, Stoccarda, Napoli e altre città europee accomunate da questa particolare presenza di viti e vigne storiche all’interno delle mura delle città. E proprio a Napoli, il 26 novembre prossimo, Senarum Vinea sarà presentato nel corso di un importante convegno dal titolo “Archeologia del cibo: gastronomia e marketing territoriale: dalla ricerca al prodotto” che trova nel progetto senese piena attuazione, e organizzato dall’Università Federico II; nel cuore della città partenopea, infatti, si erge ai piedi della maestosa Certosa trecentesca, l’antica Vigna San Martino diventata nel 2010 Monumento Nazionale.

Balbiano ha sottolineato come la nascitura rete possa essere uno strumento al servizio delle città, per il mantenimento di queste straordinarie testimonianze di vigne antiche, veri e propri monumenti vegetali, e al tempo stesso favorire un turismo di qualità. “Basti pensare – ha detto – che a Parigi la vigna di Montmartre attira circa 500mila visitatori l’anno”.

Infine, ma non ultimo per importanza, l’assaggio dei tre vini illustrati da Mauro Carosso, sommelier AIS Torino, esperto conoscitore di queste tipologie di vini…. antichi. Per i due rossi, Mammolo e Giacché, Carosso ha individuato notevoli potenzialità così come il bianco Procanico ha suscitato interesse per la sua freschezza e pronta beva. Sono stati anche riconosciuti possibili abbinamenti con piatti della tradizione culinaria senese, offerti alla fine dell’incontro.

“Si tratta di un primo importante passo – ha poi ricordato l’enologo Valerio Coltellini – per capire le potenzialità di questi tre vitigni. Dovremo capire che tipo di maturazione e affinamento dare. Io credo che potremo prevedere un ottimo futuro per la loro vinificazione in purezza e regalare alla città di Siena i suoi vini identitari”.

Il progetto Senarum Vinea non finisce certo qui. La ricerca continua, come ha ricordato l’agronomo Valerio Zorzi che ha condotto i campionamenti sul campo dei vitigni fin dall’inizio del progetto, a cui sono seguite le analisi di laboratorio della biologa Rita Vignani. “Abbiamo scoperto anche delle assolute novità – ha detto – perché ad alcuni di questi vitigni non siamo ancora riusciti a dare un nome, nonostante l’incrocio dei dati relativi anche al DNA delle piante. C’è ancora un mondo da scoprire e speriamo di poter continuare in questa ricerca affascinante ma sopratutto utile per il mondo del vino senese”.

Al termine dell’incontro, il Conte Luigi Fumi Cambi Gado ha offerto una degustazione dei suoi vini già noti e apprezzati dal pubblico e dai consumatori, abbinati ai prodotti tipici del territorio e presentati dalle Aziende che collaborano per la fornitura del ristorante agrituristico e della braceria Granaio di Castelpugna.

 

Nelle foto:

1) i fornitori partner del ristorante agrituristico e braceria Castelpugna

2) Luca Balbiano e il Conte Luigi Fumi Cambi Gado

3) da sinistra: Mauro Carosso Sommelier Ais Torino; Paolo Corbini vice direttore Associazione Nazionale Città del Vino; Andrea Ciacci responsabile scientifico progetto Senarum Vinea; il conte Luigi Fumi Cambi Gado; Luca Balbiano titorale della Vigna della regina alla Villa reale di Torino; Emanuele Fumi Cambi Gado.