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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Una poltrona per nove. O forse 10?

Prende corpo la campagna elettorale di Siena

di Raffaella Zelia Ruscitto

SIENA. Abbiamo aspettato tanto per avere l’ufficialità di un candidato per il Pd. Con il tira e molla tra la dirigenza del partito ed il sindaco uscente… pareva avesse vinto il sindaco uscente. Ma poi, dopo una manciata di giorni, ecco che di candidato sindaco targato Pd ne abbiamo un altro. E’ Alessandro Pinciani, corrente ex Margherita (o monaciana senior – di Alberto), che, stanco di vedere la parte minoritaria del partito inascoltata, ha deciso di lanciarsi in questa nuova avventura. Lo aveva annunciato qualche settimana fa, quello che pensava di Valentini, dopo mesi, quasi anni, di maldipancia espressi in diverse circostanze. Lui proprio non ci stava a  sostenerlo nuovamente. Quindi, coerentemente, ecco la sua candidatura a primo cittadino, forte dell’appoggio dell’Associazione Confronti e, probabilmente, anche di quella parte del partito che – pur non essendo riuscita a presentare le firme per le primarie interne (nessuna corrente avrebbe avuto i numeri per presentarle) – non era favorevole ad un Valentini bis.

“La COERENZA è una virtù in politica che non può prescindere dal rispetto della propria coscienza e dall’autonomia. Soltanto se c’è autonomia della politica c’è anche un orizzonte progettuale nel quale proiettarsi e al quale dedicare impegno e coerenza – scrive oggi Pinciani sul suo profilo FB – Da tempo io ed altri iscritti al Partito Democratico ripetevamo che, visto il fallimento del progetto amministrativo e della proposta di Valentini, sarebbe stato inutile continuare a chiedere, dall’interno dell’Unione Comunale, di appoggiarne la candidatura. Purtroppo il Partito Democratico, il mio partito, quello che ho contribuito con tanta fatica a fondare, ha mostrato tutta la sua debolezza e incapacità di confronto, lungimiranza, aggregazione”.

La frammentazione interna ai democratici è ormai arrivata a galla ed ha superato le più impietose aspettative. Le voci interne di accordi tra vecchi baroni Pd e sindaco uscente si rincorrono e, allo stesso modo, gli stracci volano tra le correnti minoritarie, che si accusano di non essersi date manforte nel momento opportuno al fine di uscire dall’empasse con un qualche brandello di unità. Adesso le cose non si mettono bene per nessuno. Quello che un tempo lontano appariva scontato (ovvero l’elezione diretta del sindaco indicato dal Pd) e che poi era diventato quasi scontato (un ballottaggio tra candidato Pd e candidato opposizione), adesso è un’incognita pura. A tutto vantaggio di una opposizione che, se solo fosse stata meno personalistica ed autoreferenziata, forse avrebbe potuto portare a casa una vittoria davvero “facile”.

Ma, a Siena, a nessuno piace vincere facile: a volte pare proprio che nessuno, all’opposizione, abbia voglia di vincere davvero (fatto qualche raro, rarissimo distinguo).

Eppure i politici nostrani non si possono certo dire inattivi, anzi. Passato il tempo dei “pranzi” e delle “cene” per sondare eventuali alleanze, nelle ultime settimane gli incontri sono stati di tutt’altra natura: in sottofondo l’ansia di rincorrere il tempo. Non c’è più spazio per le incertezze, per i tira e molla, per i giochi di forza. Occorre far combaciare le tessere, rapidamente. Occorre mettere in campo tutte le proposte più allettanti per aggregare alleanze, per far convergere i “grandi elettori” e garantirsi un bacino di consenso sufficiente per superare in gradimento i numerosi avversari in campo.

C’è Pierluigi Piccini, ex sindaco di Siena da sempre sulla scena politica in veste di protagonista, direttamente o indirettamente. Ha già partecipato in passato a campagne elettorali, come candidato sindaco o come candidato di lista. La sua storia è costellata di tradimenti che l’hanno visto cadere e rialzarsi senza mai perdere l’entusiasmo. In questa nuova tornata elettorale ha scelto di esporsi subito; ha puntato sulla cultura con il suo Spaziosiena; ha tenuto toni pacati nei confronti degli avversari e conta su un’unica lista di sostegno: la sua. Qualcuno vocifera che, diversi mesi fa, il candidato Piccini abbia avuto un confronto con qualche partito tradizionale, non riuscendo a trovare però l’accordo confacente. Fatto sta che la sua candidatura si è presentata fin da subito puramente civica, non sostenuta da alcun simbolo di partito, né ufficialmente, né ufficiosamente.

C’è l’avvocato Luigi De Mossi, da anni sostenitore e difensore dalla libera informazione. Un merito non di poco conto se si pensa alla guerra spietata fatta in passato dal “Sistema Siena” ai pochi mezzi d’informazione libera e ai blogger locali e loro simpatizzanti. L’aria pare in parte cambiata, oggi, ma poi non così tanto! Le poche risorse economiche di cui dispongono i giornalisti non al soldo, o similari, non hanno permesso, spesso, l’integrale racconto della verità dei fatti. Le querele non sono mancate e la potenza di fuoco è stata spesso impari. La frustrazione di chi voleva opporsi al “groviglio” è stata alleviata da una certezza non di poco conto: la difesa dell’avvocato De Mossi.  Più volte, anche in passato, il suo nome era stato speso per una candidatura a sindaco. Questa volta gli indugi sono stati rotti ed è sceso in campo, contando su una serie di appoggi: a partire dal centrodestra compatto oltre a Energie per l’Italia. Malgrado questi appoggi esterni, si dichiara “civico” per la sua naturale indipendenza e per quello spiccato senso dell’autonomia che lo ha portato a mettersi contro i poteri forti della città. Ultimamente, De Mossi ha attaccato duramente Valentini sulla questione delle nomine in Fondazione Mps, che il sindaco uscente vorrebbe fare prima delle elezioni. Lo scontro potrebbe sfociare in un incontro pubblico e non possiamo che attendere il primo e non ultimo evento “emozionante” della campagna elettorale in corso.

C’è Luca Furiozzi, candidato per il Movimento 5 Stelle. Il suo nome circolava da tempo ma solo da pochi giorni c’è l’ufficialità. Architetto, storico pentastellato, era l’unico a potersi accollare questa responsabilità. La crisi del gruppo si è evidenziata durante le politiche 2018. Le parlamentarie on line hanno prodotto forti polemiche interne: si accusano i vertici regionali e poi, di conseguenza, quelli nazionali, di aver influenzato la tornata e di aver favorito l’elezione di personaggi per nulla vicini agli attivisti locali. A Siena è scoppiata la vicenda Migliorino. Il candidato, oggi eletto in Parlamento, pare essere stato “imposto dall’alto” e, pur essendo diventato il referente nazionale, restano gli attriti con i pentastellati senesi. Anche Furiozzi, a detta di alcuni interni al movimento, sarebbe inviso al neo deputato. La sua candidatura, per questo, parte in salita tanto che l’operazione “campagna elettorale” stenta a decollare. 

C’è Sergio Fucito, generale in pensione, sostenuto da CasaPound. Il suo legame con Siena passa dalla Caserma Bandini, ovvero dal 5° Battaglione Paracadutisti. Suo figlio, Marzio, è responsabile provinciale del movimento di destra e tante sono state le iniziative che l’associazione in questi ultimi anni ha svolto per avvicinare la gente e sostenere battaglie legate alla banca, alla scuola, ai diritti degli italiani e soprattutto degli italiani più deboli. Il generale Fucito ha poi avuto ruoli di primo piano in associazioni combattentistiche che riuniscono ufficiali in congedo o ex paracadutisti. Il suo attivismo, unito a quello del figlio, lo rendono noto in città.

C’è l’avvocato Massimo Sportelli, ex capitano della Tartuca, candidato del listone (Progetto Civico Senese), sostenuto da tre realtà civiche preesistenti e variegate: Sena Civitas, Nero su Bianco e Siena Aperta. Dagli ex socialisti (tra cui l’ex assessore allo sport Tafani) al gruppo di Alfredo Monaci. Una compagine attiva e operativa che pare aver avviato un certosino lavoro di consenso, quasi capillare. La novità di questo movimento sta tutta nel candidato sindaco. Uomo stimato in città che, fin dalle prime battute, ha mostrato di aver preso molto seriamente il suo ruolo. E’ uno che ci crede, Sportelli e, viste le liste che lo sostengono, che potrebbero aggregare diversi “liberi battitori”, non è escluso che possa arrivare ad un ballottaggio. Di recente anche la Martinella 1884 ha dichiarato il suo sostegno a Sportelli. Un altro punto a suo favore.

C’è Alessandro Vigni, candidato di Sinistra per Siena con l’appoggio di Potere al Popolo. Una scelta estrema che risente della indisponibilità del giovane e capace Ernesto Campanini, che pare essersi allontanato dal movimento, non solo a causa dei suoi impegni professionali. Alessandro Vigni ha esperienza amministrativa. Al suo fianco la sorella Laura, candidata al ruolo di sindaco nelle elezioni amministrative 2013 e ferma nelle sue posizioni di sinistra. Nessun accordo con uomini e donne “aggrovigliati”, forse un confronto con i pentastellati, aperto per affinità su alcuni temi.

C’è, come anticipato, Alessandro Pinciani, iscritto e dirigente Pd. Una posizione critica nei confronti di Valentini, sfociata nella sua candidatura. La sua presenza tra i candidati certo non agevola il sindaco uscente che già partiva da una base democratica ben più ridotta rispetto al passato, in quanto a sostenitori-elettori. Allo stato attuale Bruno Valentini si trova con ancora meno risorse ed una sempre più alta percentuale di rischio. Diciamocelo: se doveva essere lui il sindaco della ritrovata unità del Pd senese e della sua rinascita… questo obiettivo è stato miseramente mancato! Ma la sua ostinazione a rimettersi in corsa per il secondo mandato ha comunque trovato diversi sostenitori che si sono riuniti sotto la lista civica “In Campo”. Ovviamente con l’appoggio ufficiale del Partito Democratico.

Oltre alla corrente monaciana Valentini non potrà contare neppure su David Chiti e l’associazione Noi Siena. Chiti, vicino al consigliere regionale Stefano Scaramelli, ha ufficializzato la sua candidatura a sindaco. Lui è riuscito lì dove lo stesso Scaramelli aveva fallito: avere uno spazio di rappresentanza nelle amministrative senesi. Speranze di arrivare in fondo, poche ma certo, in un eventuale ballottaggio, ogni candidato escluso può essere utile alla causa…

Per questo, non appare tanto peregrina l’idea lanciata da Eugenio Neri (mancato sindaco nel 2013 per circa 900 voti) dalla sua pagina FB: perchè i candidati a sindaco non esternano il loro pensiero sugli avversari, se coinvolti direttamente nella seconda tornata elettorale? Quale sarebbe il loro appello al voto?  Un bel gesto di trasparenza!

Manca all’appello (e si spera sia davvero l’ultimo) l’ex vice sindaco Fulvio Mancuso, esponente di spicco di Liberi e Uguali. Una lista a supporto di chi? O un nuovo candidato sindaco? E chi? Siamo tutti in attesa di vedere come intende “investire” il suo consenso l’ex numero due dell’amministrazione comunale arrivata quasi al capolinea. Si vocifera che proprio Mancuso stia cercando una candidata (una donna!) disposta a sfidare i 9 signori in lizza.

Nel frattempo, la campagna elettorale si fa calda e, a volte, si piega alle mode del momento. 

La “moda”, in questo aprile, è quella di aprire tavoli di lavoro aperti ai cittadini per mettere a punto il programma elettorale. Una moda “lanciata” da Idee in comune” (che proprio oggi ha fatto un appello ai candidati a sindaco per valutare un eventuale appoggio) con la sua “piazza delle idee”. Pare proprio che, sulla scia del primo appuntamento, del 24 marzo scorso, il gruppo abbia fatto proseliti. Il primo a seguire questa scia è stato il Pd locale. “IDEE” è diventata la parola più usata, seguita da “TAVOLO” e da “CONFRONTO”.  Un tormentone che si spera non contagi anche gli altri candidati; come si sperava non coinvolgesse proprio il sindaco uscente Valentini. Dopo quasi cinque anni di amministrazione di questa città ha davvero bisogno di un confronto aperto con i cittadini? Di suggerimenti? Di idee? Non gliene sono arrivate in questi anni? Non ha avuto confronti bastevoli con cittadini, associazioni, imprenditori, operai, lavoratori, commercianti? Deve farlo adesso?

Meraviglie e incomprensioni della politica che, troppo spesso, rischiano di sfociare nel “divertente”. Ridere: almeno questa non è un’attività che danneggia il fegato!