La lunga agonia (politica) di Siena

Non si vede all'orizzonte un "salvatore della patria" in grado di rianimare la città

di Raffaella Zelia Ruscitto

SIENA. Da qualche tempo vivo la strana sensazione di aver in qualche modo smarrito il mio ruolo di modesta osservatrice dello scenario politico locale. A commentare i fatti interni al Pd (magari con uno sguardo anche all’opposizione) è arrivato l’ex deputato, ex sindaco, ex segretario democratico nonché deus ex machina di una molteplicità di fatti e avvenimenti cruciali per la città (e sue ramificazioni), Franco C. Il suo blog di fresca creazione, dal titolo “Aria sottile” tiene sicuramente con il fiato sospeso molti rappresentanti della politica locale.

Racconterà qualcosa che possa farci capire stralci di passato fino ad oggi rimasti nel segreto delle stanze del potere? Farà qualche nome, esplicitamente, tanto per chiarirci qualche passaggio, qualche legame, qualche preambolo che possa spiegare l’involuzione (e limitiamoci a questo) della politica e di tutte le istituzioni ed enti da questa diretti negli ultimi 15/30 anni? Per il momento no. Ma la speranza è l’ultima a morire e, probabilmente, su questa opzione (raccontare chiaramente il passato) gioca anche lui, almeno nei confronti dei suoi possibili citati. Quanto fa paura la possibilità che C. vuoti il sacco?

Tralasciando l’autocelebrazione della sua correttezza nel lasciare incarichi politici ed istituzionali all’arrivo del rinvio a giudizio per il fattaccio del crac “Amato”, tralasciando il bastone e la carota al sindaco Valentini (che insiste nel rimanere in carica nonostante le sue vicende giudiziarie) e le “incensate” ai consiglieri comunali democratici (che non sono ceccuzziani per il semplice motivo, sostiene lui, che una corrente si caratterizza per avere un capo con un importante e ben retribuito incarico politico), quello che colpisce è la narrazione dell’attualità fatta dal nostro C. Quel detto e non detto. Quell’avercela con i retroscenisti distratti che non citano alcuni a discapito di altri, con i suoi ex “protetti” a partire da Mugnaioli (unico citato esplicitamente) fino ad arrivare alla critica aperta (senza nomi) verso la nuova corrente interna al Pd che cerca di farsi strada a spintoni. La “corrente” è quella del deputato Luigi Dallai che, attraverso i suoi aderenti sta caparbiamente provando a “fare le scarpe” al segretario comunale Alessandro Masi. Rimpasto dell’esecutivo e un vicesegretario… I dallaiani (che prima erano quasi tutti ceccuzziani compreso Dallai) si muovono per far sentire il loro peso ed entrano a gamba tesa tra le correnti preesistenti. Sono tutti renziani (o quasi tutti) ma poi, localmente, hanno ancora da misurarsi e, se la segreteria regge ancora si deve proprio alle correnti preesistenti, agli scaramelliani e ai fedeli di C.

In Regione la “patata bollente” senese comincia a dare un certo fastidio. Al congresso anticipato pare non ci si voglia assolutamente pensare. E Masi deve tenere in piedi un partito che non è frammentato (sarebbe riduttivo limitarsi a questo) ma sostanzialmente inesistente.  Sì, inesistente. Il partito di maggioranza a Siena nella sostanza non esiste. E’ un agglomerato disomogeneo di facce, interessi particolari, incarichi istituzionali o politici, clientelismo, arroganza, livore, impreparazione e pressapochismo. Non c’è programmazione politica, non ci sono idee di governo, non c’è impegno verso la collettività, non c’è dibattito su temi comuni… e in un tempo come il nostro, di profonda crisi, tutto questo è criminale. Le riunioni (da quelle che si tengono a Siena a quelle che si tengono a Firenze) servono non già ad un confronto sul futuro di questa città, sul tentativo di radunare uomini e donne capaci di scrivere una più dignitosa “storia italiana”; servono solo per misurare le forze di ciascuna corrente e correntucola, per piazzare uomini di fiducia su poltrone di peso nella scacchiera del potere locale. Definire questo Pd senese “un partito” sarebbe un’offesa per la definizione stessa che di “partito” viene data nella nostra Carta Costituzionale…

A chi osserva e racconta non resta altro che descrivere i passi fatti da uno o l’altro dei protagonisti della storia.

C. scrive nel sul blog, torna in tv a Di Sabato e in quella intervista con Daniele Magrini, di fatto, azzera il Pd senese, con la semplice osservazione che nessuno (o ben pochi) degli attuali personaggi di spicco, possono dirsi “puliti” rispetto al passato di cui solo lui è stato fino ad oggi chiamato a rispondere. Da Luigi Berlinguer allo stesso Alessandro Masi; da Alberto Monaci a Maurizio Cenni, da Pierluigi Piccini a Simone Bezzini… tutti sono stati (meno di lui, ma non esenti) responsabili politicamente dello sfacelo di Siena. E come dargli torto? Lo diciamo da tempo immemore… ma magari, se lo dice lui, e ci racconta anche qualche sapido aneddoto, le cose assumono un peso diverso.

Scaramelli sembra proiettato altrove. Nessuna voce circa il suo “ritiro” alla candidatura per la segreteria comunale a Siena ma pare che le sue aspettative siano rivolte anche ad altre  possibili opzioni per la sua carriera. Magari, dicono voci di corridoio, ad un ruolo di primaria responsabilità alla guida della Regione Toscana. Siena interessa al nostro consigliere regionale ma, al netto delle diatribe interne, in questo momento, forse, gli appare opportuno restare in disparte ed operare sotto traccia, dietro le quinte. Magari dire  la sua negli incontri fiorentini lasciandosi ampio margine di manovra in attesa degli appuntamenti “elettorali”.

E Valentini? Lui temporeggia. Pare sia riuscito (non da solo ma in piacevole ed ampia compagnia) nell’intento di lasciare Alessandro Piazzi in Estra e vuole incassare quanti più crediti interni al suo partito per vendere cara la pelle. L’ennesima vicenda giudiziaria legata alla Robur pare non averlo scalfito minimanente. Lascerebbe il suo posto ad un nuovo candidato? Probabilmente sì, avendo garanzie circa la sua prosecuzione di carriera in ambito… molteplice.

E se i protagonisti di queste correnti sono tutti indiscutibilmente uomini, a farsi promotrici del pensiero del leader sono delle donne. Giulia Periccioli è stata unica firmataria del documento in cui si chiedeva il rimpasto della direzione comunale e la nomina di un vicesegretario, tanto per esautorare Alessandro Masi. Il documento aveva in calce, pare, la sua sola firma. Per far capire il cambio di mentalità, ha tenuto a precisare la Periccioli. Ovvero, per non incentivare l’idea della “c0rrente”. Peccato che a smentire le sue parole sia arrivata un’altra donna, Valentina Farnetani che, dalle pagine de “La Nazione” nei giorni scorsi ha “svelato” i nomi degli estensori del documento: Giulio Carli (un tempo uomo-ombra di C.), Francesco Carnesecchi dell’entourage di Dallai e Simone Vigni, riconducibile alla stessa corrente. A Firenze, però, nel confronto con i vertici regionali non c’era la Periccioli, improvvisamente retrocessa. C’erano gli uomini che le stavano palesemente dietro. Al momento delle decisioni, le donne spariscono. L’unica che resta, per l’incarico assunto e per una certa continuità, è Susanna Cenni che, evidentemente, non ha saputo creare una corrente tutta sua, magari fatta di donne…

Strana questa cosa: strano che la parte femminile della politica spesso sia usata (e si presti) solo come megafono di fatti o vicende che hanno manovratori maschili. Forse che le stesse cose, dette da una donna, diventano meno attaccabili o sono meno “sgamate”? E perché? Per capire questo passaggio ho davvero bisogno di un aiuto: magari da parte di una donna che, dall’interno della politica odierna, sappia spiegare questa strategia poco edificante per il ruolo femminile che potrebbe ambire a compiti  ben più gratificanti e meno di facciata.

“Di facciata” come il protocollo tra Regione, Provincia, Comune, firmato per finanziare e promuovere lo sviluppo di diversi settori di interesse collettivo. Due i temi che ritornano ciclicamente e non fanno passi avanti (semmai il contrario) Santa Maria della Scala e Scotte. I due “ospedali” della città vedono un lento e costante svilimento e, di fronte al concreto declino i politici si permettono l’impudenza del “faremo” al doveroso “abbiamo fatto”. Siamo ancora, dopo anni di promesse, alla fase delle parole… proprio quella di cui nessuno sente la necessità. Ah, quel pudore che si è perso, insieme a tante altre belle qualità!

Fuori dal Pd le cose non sono più incoraggianti. Siena Attiva vive un forte momento di crisi interna. La scelta del vicesindaco Mancuso di entrare in Mdp non è andata giù a qualche componente del movimento. Ma, più e peggio di questo, c’è la tendenza di alcuni autorevoli componenti del gruppo a tenere il piede in due scarpe: da una parte l’appartenenza al gruppo e dall’altra una corsia preferenziale al colloquio privato con vari ed eventuali personaggi interni al Pd. Con azioni borderline consequenziali. Un bel da fare per Mancuso: tenere unite le fila sotto un unico disegno sarà impresa titanica, proprio per l’esistenza di questi “ibridi” che indeboliscono una eventuale azione di scardinamento (o almeno di distinguo rispetto al resto della maggioranza). Articolo 1 è arrivato a Siena ed ha già messo a segno qualche evento. Ma Mancuso appare lontano dall’azione politica in senso stretto. Lui corre, più che altro. E resta in un limbo che sta erodendo la sua immagine ed il suo peso in città. A vantaggio proprio di personaggi in cerca di protettori più facili alle promesse e più vicini alle stanze dei manovratori.

I grillini, i Cittadini di Siena, i Nero su Bianco, i Marzucchi, i berlusconiani  ed altri gruppi di minoranza a Siena non paiono prendere ancora sul serio la scadenza dell’attuale amministrazione. Le loro azioni sono tutte meritorie, cogenti, ma legate al momento, alla situazione e non hanno ancora assunto il quadro della opposizione ragionata, strutturata, progettuale anche in vista dell’appuntamento elettorale. La debolezza di questa amministrazione è datata e non certo di stretta attualità. Si naviga a vista e con il rischio di franare da più parti, ma questo pare non essere una carta a favore dell’opposizione che resta nel ruolo dell’accusa sui social, dell’attacco in Consiglio Comunale, ma sempre “spot”, senza una ragionata e tenace critica, che sappia sfiancare una maggioranza incapace ed approssimativa.

Ognuno agisce per sé, ognuno cerca il suo “momento di gloria”. Non c’è, anche qui, alcuna programmazione, alcun impegno, alcuna notte insonne a discutere per il bene della città. E’ come assistere ad un film già visto. Cambia qualche protagonista ma la sceneggiatura è sempre la stessa. Anche questa volta ci toccheranno diversi candidati, si butteranno nella mischia vari ed eventuali aspiranti sindaci, ci sarà qualche fuoco d’artificio ma, come tutti i giochi pirotecnici, avrà una scarsa durata e si limiterà ad un fragoroso botto, senza altre conseguenze.

Il sorriso sornione di C., a Di Sabato, incredibilmente, appare oggi,  agli inguaribili malati di speranza come me, l’unica àncora di salvezza. Se dietro quella faccia tosta si palesasse l’uomo della resa dei conti, quello de “adesso ve la racconto io la storia vera”, quello del “facciamo piazza pulita in questo partito”… o anche solo quello del “adesso muoia Sansone con tutti i filistei”… allora Siena si troverebbe ad avere un inatteso alleato. Inatteso quanto pericoloso; purtuttavia adatto a creare il giusto terremoto per svegliare gli animi ancora assopiti (molti dei quali anche correi) della maggioranza della città. C. sa, conosce il “sistema Siena” dai sui nodi apicali a quelli periferici, avendo contribuito a strutturarlo, e se solo volesse usare queste conoscenze per scatenare un’altruistica resilienza, potrebbe venirne fuori un’altra storia, un altro film. Quest’azione, ovviamente, dovrebbe sempre presupporre la sua estromissione da incarichi pubblici di varia ed eventuale natura, in forma diretta e indiretta… una qualche forma di pentimento (che francamente non si è notato) ed il desiderio di voler risarcire una collettività defraudata delle proprie ricchezze (anche questa parte mi pare sia mancata)… ma sperare non costa nulla. E neppure lanciare un provocazione: a quelli che sono sempre stati a guardare senza essere capaci di fare, e a quelli che hanno fatto, troppo e male. Perchè siamo tutti sulla stessa barca, perchè è chiaro che la direzione presa è quella del suicidio collettivo, perchè serve quel coraggio di cambiare davvero che non si vede da nessuna parte… perchè se ai mediocri non si può chiedere nulla per manifesta incapacità, dai migliori si può pretendere un’assunzione di responsabilità senza alcuna attenuante ed anche un risarcimento, se non economico, almeno morale e politico.

La città tace, parte dell’opinione pubblica non si lascia scuotere, garantita da uno stipendi0 fisso e da una lunga serie di relazioni “pericolose”.  Le critiche al “Sistema Siena” – che esiste e persiste – sono sempre relegate alle chiacchiere da bar e non scalfiscono (e neppure devono, secondo i desiderata di chi le pronuncia) il modus operandi di chi ha il vero potere. L’arroganza di chi governa  non ammette, ancora oggi, oppositori. E così l’informazione libera resta nel mirino delle armi caricate a offese e ingiurie non solo dei potenti “legittimi” ma anche di una opposizione cieca e sorda, in grado solo di autocelebrarsi di crogiolarsi nell’autoconvinzione di essere “pura”. Non c’è dunque modo di fare “sistema” fuori dal “sistema” preesistente. Ognuno pensa per sè, impegnato in una lotta che ha varie motivazioni e spinte. E mentre si teme, si litiga, si prevarica, si spera… Siena muore.

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Luca Furiozzi

    Una sola osservazione: la nostra Costituzione, a Dio piacendo, mi sembra che nomini solo una o due volte i partiti, e non certo per definirne la forma, ma solo per dire che i cittadini POSSONO riunirsi in partiti. Evidentemente i padri costituenti nella loro lungimiranza avevano una pessima opinione dell’entità “partito”, cui peraltro appartenevano, ed hanno sempre voluto sottolineare con forza che la sovranità appartiene al popolo, e non ai partiti.Ce ne scordiamo troppo spesso.

    • stavrogin

      Articolo 49
      Tutti i cittadini hanno diritto di
      associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a
      determinare la politica nazionale [cfr. artt. 18, 98 c. 3, XII c. 1].

      Nel senso che prima non potevano e il pluralismo dei partiti era vietato. Il sovrano è il popolo (art.1), i partiti una forma associativa che costituisce lo strumento della sovranità. A lungo andare sono degenerati in oligarchie, organizzazioni di funzionari, recentemente, con la deriva cesarista della politica, in effimeri comitati elettorali in cui talvolta la democrazia interna latita. Ma questo ha condotto a sottovalutare sin troppo l’esigenza di corpi intermedi come canale di comunicazione tra il “popolo” e il governo dello stato, così come sembra non essere avvertita la necessità di una adeguata formazione e selezione delle élites (ma veramente qualcuno pensa che la classe dirigente la si possa raccattare su internet?), e del resto non vedo come possa esercitarsi la sovranità senza alcuna mediazione. Il problema, a mio avviso, è che da un lato con la cosiddetta “fine delle ideologie” si è buttato al macero anche ogni impianto di tipo valoriale e culturale appiattendosi sul qui e ora, e dall’altro con la globalizzazione i centri decisionali reali appaiono impalpabili e talmente lontani, da non essere molto condizionabili da una politica meramente nazionale (il “sovranismo” è una pia illusione).

      p.s. la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto p. fascista, mentre, in decisa controtendenza, a Siena ne hanno aperti due or ora.

  • Neanche una volta, in questo lungo editoriale, si cita la madre di tutti i mali della nostra città: la mancanza di Democrazia.

    Già, perché non basta essere chiamati alle urne una volta ogni 5 anni a decidere chi sarà il nuovo padrone della città (così sembra ormai essere chi vince le elezioni); se la cittadinanza è distratta o, peggio, collusa (come sembra dalle parole scritte dalla direttrice Ruscitto) con il potere, c’è ben poche speranze per il futuro di Siena. E non sarà certo “l’uomo forte” (di stampo fascista ?) a risollevarne le sorti, se i cittadini in primis non ne hanno alcun interesse. La classe politica cittadina, come quella nazionale, sono sempre lo specchio dell’elettorato.
    Un elettorato distratto, connivente o ignorante. Una lunga schiera di analfabeti funzionali incapaci di vedere un futuro, trascinati come una nave in tempesta dal gossip del momento, come quello del blog di Ceccuzzi (che, pare, neanche si riesce a chiamare per cognome…).
    Qui non mancano le idee e neanche le persone. Qui, a Siena, manca la voglia di cambiare. E, come dice un vecchio adagio, “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.

    Saluti.

  • Maurizio Montigiani

    Invece Raffaella ha pienamente (come sempre più spesso) ragione:
    di la torna l’ex-uomo forte ma col sorriso forzato,
    di qua competono per chi è il più puro che ti epura,
    finché non emerge l’umile che li umilia.

    + umili + utili + uniti …sennò ‘un ci si fa!

  • rocco

    non mi risulta che Valentini, i partiti e tutti gli altri cattivoni abbiano attentato alle virtù della Città nottetempo. Pare, mi risulta, che siano stati votati. Ovviamente sarà stato un colpo di mano… Ai mammelloni di babbo Monte non mi risulta si siano pasciuti i fiorentini, i pisani, i romani, i milanesi… Ricordo poi ancora la battuta sentita al bar del Policlinico quando furono iniziati i lavori della Siena-Bettolle “E ora? verranno tutti qui…”. E Ampugnano? La Siena-Firenze mai resa davvero un’autostrada. Una ferrovia che ricorda le epoche coloniali. Questa città, i suoi abitanti, amano l’isolamento ma poi gettano lo sguardo a destra e manca per lanciare accusa o richieste di attenzione. Milioni e milioni sul territorio e non si vede l’alba di una misera iniziativa industriale. No…solo seconde e terze case per spennare quei turisti di cui poi si dice un gran male quando chiedono qualcosa sul Palio. Perché tanto loro non possono capire… Un centro storico preservato dalle iniziative di EatItaly ma regalato a borse e borsette di dubbia fattura, fazzolettoni made in cina con i colori del Palio, gelaterie con torri di gusti al polistirolo. “Che tanto noi c’avemo il Consorzio…” Quelle vanno bene. Qualcuno è mai stato a vedere l’hambuergheria eatItaly aperta in peno centro storico di Lucca con la scuola dei mestieri? Se n’è andato anche McDonald, e questo mette la firma ad una fotografia di decadenza impietosa. Se quel ditino accusatorio i senesi lo puntassero ANCHE verso sé stessi, non crede farebbero un’opera verità? Perché se qualcuno se ne è approfittato è stata con la conveniente connivenza della Città, che finché a goduto gli è stato bene, ma il conto adesso non lo vuole pagare.