… ché a tutti un fil di ferro i cigli fóra e cusce sì…

Dante parla degli invidiosi... noi di quelli che proprio non vogliono vedere

di Raffaella Zelia Ruscitto 

 

SIENA. “E’ un secolo che piove/in questo buco di città/, gonfia di rimpianti/ e di arroganza stupida./ Anche tu in ostaggio/ di una lunga redenzione/, ti offro il mio coraggio/, ma questo viaggio tocca a te./ E’ un biglietto per le stelle,/ quello lì davanti a te,/ cambierai la pelle,/ ma resta speciale non ti buttare via./ In questo inferno di ombre piatte,/ in questo vecchio luna park,/ resta ribelle non ti buttare via”. (Negrita. “La tua canzone”)

Una data non scelta a caso. E neppure capitata. Il giorno del Palio dell’Assunta, con quella Madonna raffigurata in centinaia e centinaia di Palii, con la sua “protezione” diretta alla città, potrebbe passare senza che nessuno se ne accorga, ciascuno perso a consacrarlo dopo le cene della prova generale, con i pronostici palieschi, con l’aria secolare di festa che viene rianimata, ogni agosto, dallo sventolìo delle bandiere… Oppure potrebbe essere utilizzato come un tuffo nella tradizione con una buona dose di consapevolezza ed un senso critico che si è tirato fuori, in questi anni, molto meno di quanto si è fatto con le monture.
Se serve a qualcosa – ammesso e non concesso – la Festa Democratica in Fortezza ha il pregio di fare da passerella a coloro che dovrebbero essere rappresentativi di Siena e della sua classe politico-amministrativa. E, infatti, ci sono passati già il sindaco Valentini, il presidente della Regione Rossi, il segretario comunale Mugnaioli, il presidente Mps Profumo. Incontri, tutti, partecipati da un pubblico striminzito, per la maggior parte, già ben disposto, se non si vogliono usare termini un tantino più “pregnanti” e certo meglio descrittivi.
Se così non fosse stato certamente il sindaco Valentini avrebbe avuto il suo bel da fare per giustificare l’aumento delle rette degli asili nido! Se così non fosse, il segretario Mugnaioli non avrebbe parlato “della rava e della fava” e si sarebbe invece trovato a rispondere alle domande di iscritti al suo partito un tantino infastiditi dalle guerre intestine, dalla commistione della sinistra con i poteri forti dell’economia e della finanza senese, da spregiudicati uomini di stampo democratico (o dichiaratisi tali) che ne hanno fatto di tutti i colori e, dagli scranni del Governo come da quelli del Palazzo Pubblico, oggi pontificano, sbranano e chiedono sacrifici ai più.
Il buon Valentini e il buon Mugnaioli non sarebbero usciti indenni (moralmente parlando) da un confronto schietto con uomini liberi, con spiriti critici, con senesi consapevoli. Solo trent’anni fa, sarebbero stati costretti a declinare l’invito per una mera questione di “sicurezza” (emotiva)! Ma, forse, solo trent’anni fa non ci sarebbe stato spazio per loro sullo scenario della politica.
Oggi, nel quasi totale disinteresse, nel profondo e radicato senso di fatalismo che ci pervade, nello scetticismo circa un possibile cambiamento dello status quo, c’è un solo sgradevole dato di fatto, che andiamo ripetendo da qualche settimana: proprio chi dovrebbe tacere si trova a parlare, possibilmente con un bel faretto puntato in faccia, con il sorrisetto furbo di chi la sa lunga,  meglio degli altri o, peggio, con il fare vittimista di chi conosce bene la legge dello scaricabarile. Oppure, semplicemente, non nasconde quello che è e te lo fa passare come “il meglio che ti sia potuto capitare”. E’ il caso del presidente della Banca Mps, Alessandro Profumo che non teme niente e nessuno, parla di sacrifici e minaccia nazionalizzazioni (ma siamo sicuri che sia il male peggiore?). E meno male che c’è lui, chiaro? E se non vi sta bene è solo perchè non avete ben chiaro quello che vi sta accadendo intorno. Sciocchi o in malafede, insomma. E, dato che la palla ce l’ha lui o si gioca alle sue regole o non si gioca.
A contrastare il presidentissimo indispensabilissimo solo Maurizio Montigiani, il leghista montepaschino che da anni critica i vertici della banca e lamenta una gestione politica dell’istituto di credito.
Per il resto: il deserto. Come se la coscienza lesa di una città potesse essere difesa da una sola voce.
Il non ostacolato Profumo si è addirittura lanciato in critiche non tanto velate al sindaco Valentini in merito all’uscita di quest’ultimo sulla presenza di eventuali investitori stranieri. E questa volta non ci sentiamo di dargli torto, nostro malgrado. Certe cose non si dicono a casaccio!
E mentre si consumano monologhi surreali il buon C. si ritrova a fare il responsabile del magazzino della festa in Fortezza! Prima a fare fotocopie a fianco dell’inseparabile Carli (in tempo di campagna elettorale), oggi “militante operaio” alla festa democratica… Qualcuno si ricorderà il “presidente operaio” sui manifesti; quel Berlusconi tanto vituperato dalla sinistra e che tanto ha destato l’ilarità degli intellettuali radical chic!
Tutti parlano di tanti volontari, di una coinvolgente partecipazione della base a questo evento agostano ormai tradizionale… eppure, qualcuno giurerebbe, tra le fila dei piddiini che la realtà non sia proprio questa. Si vocifera, infatti, che i volontari siano decisamente meno rispetto agli anni passati… Se fosse così sarebbe un vero peccato! Una perdita di risorse umane e di partecipazione schietta anche questa imputabile ai soliti noti. La lista delle responsabilità aumenta, nell’attesa di sapere chi dovrà pagare il conto.
Un breve accenno all’ultimo editoriale, quello sulla cultura.
Con un tempismo perfetto dopo il Cittadinoonline, Il Fatto Quotidiano ha dedicato un articolo ad Antonio Paolucci, neo nominato nella Deputazione Mps e, guarda caso, presidente del comitato scientifico dell’Associazione Civita. Le vicende narrate hanno dello strabiliante, da una parte, ma dall’altra paiono il refrain di una storia che si ripete. Inciuci, rapporti, movimento di denari pubblici, carriere proprie e di familiari nate all’ombra di amicizie e scambi di favori… insomma una vera “storia italiana”, come citava lo spot della banca Mps. Mai frase fu più profetica nella sua sintesi! E mai profezia fu più precisa nella ubicazione. Pare che, con le notizie raccolte nelle ultime settimane, si possa dire che il potere che da Siena dialogava con Roma non abbia smesso di operare ed anzi, fatta fuori la banca, pur non volendone mollare neppure l’osso, cerchi nuovi modi per soddisfare la sua “golosità”. 
Quando, in tempi non sospetti, parlavamo di Siena come immagine speculare, in miniatura, della essenza del Paese nella sua interezza, non ci rendevamo conto neppure noi di quanto questo fosse vero. Vero oltre le nostre aspettative dal momento che la città del Palio si è dimostrata una miniatura nella “estensione” ma non nelle potenzialità intrinseche espresse, in negativo, dall’intero Bel Paese.
Una grande banca, un grande patrimonio artistico, una grande rete di relazioni, una grande capacità di tacere, ignorare, fare gruppo, farsi deviare dal campanilismo. Quello che accadeva a Siena doveva restare a Siena. Quello che dicevano i non senesi era detto per infamare, mettere in cattiva luce… come se ci fosse qualcuno che potesse guadagnarci da questo “screditare”.
La battaglia dei “noi contro loro”, giocata dai politici locali e pure da qualche comunicatore, aveva dell’insensato ma parlava alla parte più radicata dell’essere senese: quella che si sviluppa nelle contrade, che si rafforza tra le lastre e durante i canti collettivi e che resta, indelebile, nel dna. Un fatto ammirevole, affascinante che, però, quando viene usato in modo malizioso e fuorviante, diventa un’arma a doppio taglio. Essere difensori a oltranza vuol dire, a volte, non guardare le falle del proprio clan. Questo è accaduto, in parte, anche a Siena. Solo in parte. E per una ragione molto semplice: hai voglia a parlare di Mens Sana e Siena e palio e contrade… chi sta perdendo il lavoro, chi vede il figlio senza un futuro, chi conosce perfettamente la situazione delle imprese senesi non può non vedere. Non può bersi le chiacchiere dei politici quando è costretto a fare sacrifici per pagare la retta dell’asilo o sente come una spada di Damocle sulla testa la rata del mutuo per una casa il cuo costo è stato gonfiato a dismisura dalla bolla immobiliare…
Possiamo continuare a raccontarci queste e altre verità; possiamo scandalizzarci per quello che abbiamo scoperto, informandoci sui giornali, e poi possiamo anche decidere di reagire a tutto questo. Le elezioni sono lontane e non possiamo cambiare i rappresentanti del nostro governo locale, ma possiamo decidere di riattivare una rete di relazioni “dal basso” che promuova la conoscenza e trovi canali di “pressione” da esercitare sui governanti. Lo so, è un discorso che sa di grillismo, ma non ci sono alternative. Se Siena cambierà, o se si muoverà, o se verrà semplicemente fuori dal tunnel in cui è stata lanciata, non sarà per merito del “rottamatore” di turno. Il declino della politica è troppo oltre per generare figli sani. Lo dimostrano i tanti under 30 che ricoprono ruoli pubblici ma che sono totalmente incapaci di mostrare il coraggio delle proprie scelte, incapaci di ribellarsi ad un sistema insalubre, anzi fin troppo disposti a genuflettersi davanti al capo di turno con un atteggiamento che travalica di gran lunga la riconoscenza per l’investitura ricevuta.
Non parliamo dei veterani: imparando l’arte della politica hanno ritenuto di approfondire le capacità camaleontiche dei maanchisti di veltroniana memoria. Si sono prima (in tempi di vacche grasse) fatti belli di incarichi ben remunerati ed oggi ci dicono di non aver fatto altro che rispettare la volontà di altri, le indicazioni di altri, i desiderata del territorio (quando per territorio si intende non la gente che lo vive ma i pretoriani che lo controllano). Oggi fanno spallucce e – di fronte a figuracce senza confronto nella storia – dimostrano tutta la loro pochezza. Non sono re caduti da troni effimeri ma piccoli uomini che per poter raggiungere le loro cariche hanno dovuto livellare verso il basso un’intera classe dirigente, un’istituzione, una società.  E se loro erano piccoli, che dimensioni avranno mai tutti quelli che li omaggiavano, in una processione che rasentava il patetico?
Non abbiamo bisogno di eroi. Considerate le misure lillipuziane di questi individui viene in mente la frase di anarchica memoria: “Una risata vi seppellirà!” ma qualcuno dovrà pur cominciare a ridere…
Se nessun sarà disposto a dare al disgusto e alla rabbia una forma concreta e costruttiva, cosa sarà della “nostra canzone”?
(Nella foto, scultura di Paolo Menon – Il ritratto dell’invidioso errante – Per gentile concessione dell’autore)
  • stavrogin

    ….a proposito di risate, ieri sono state pubblicate le classifiche ARWU (Academic Ranking of World Universities) 2013 degli atenei, ossia probabilmente la pi

  • massimo sollazzini

    Citazione iniziale calzante… chiss