Il signoraggio di JP Morgan su Mps

Il Monte nelle mani della superbanca d'affari americana

Marco Morelli

di Marco Sbarra

SIENA. E’ iniziato recentemente a Milano il processo Mps-Antonveneta, che ha tra i suoi principali obiettivi quello di chiarire la vera natura dell’aumento di capitale di un miliardo di euro riservato a JP Morgan, il famoso Fresh.

L’ipotesi avanzata dai Pubblici Ministeri è che quello strumento innovativo in realtà sia servito per mascherare il fatto che il Monte non fosse in possesso dei requisiti patrimoniali richiesti dalla Banca d’Italia per l’acquisizione. Rocca Salimbeni, come un prestidigitatore provetto, avrebbe fatto passare per aumento di capitale un finanziamento concessole dalla banca statunitense.

Questa tesi si basa principalmente sul fatto del ritrovamento di tre indemnity rilasciate dal Monte dei Paschi in favore, direttamente o indirettamente, di JP Morgan.

La banca “amica” statunitense all’epoca era di casa in Monte dei Paschi. Secondo Raffaele Giovanni Rizzi, in quel periodo Responsabile dell’Area Legale, fu Marco Morelli assieme a Massimo Molinari (Responsabile della Tesoreria) a selezionare JP Morgan per il Fresh.

Per quanto riguarda le manleve, varie testimonianze concordano sul fatto che fu la banca d’affari a pretenderne il rilascio.

Con la prima, firmata da Morelli il 15 aprile 2008, il Monte garantiva l’aumento di capitale Fresh di un miliardo di euro con capitale proprio, assegnando in pratica a JP Morgan il particolarissimo status di socio senza rischi.

La seconda venne firmata da Massimo Molinari – con l’O.K. Di Morelli – il 10 marzo 2009 nel bel mezzo di un’assemblea degli obbligazionisti Fresh chiamati ad approvare le modifiche al contratto pretese da Bankitalia e fu rilasciata a favore di Bank of New York in qualità di mandataria per il collocamento dei titoli. Il Monte garantiva ad alcuni primari obbligazionisti del Fresh il pagamento delle cedole anche nel caso non ricorressero le condizioni restrittive stabilite dalla Vigilanza, rischio che avrebbe dovuto essere di comptenza di JPM.

La terza porta la firma di Daniele Pirondini e data il 1° ottobre 2008, lo stesso giorno in cui i contratti del Fresh vennero modificati secondo le direttive di Bankitalia comunicate il 23 settembre: peccato che quella garanzia in realtà mettesse nel nulla le variazioni apportate. Banca Montepaschi infatti assicurava a JP Morgan il pagamento dei canoni di usufrutto indipendentemente dalle modifiche contrattuali apportate, ripristinando in pratica le pattuizioni originali secondo le quali JPM doveva risultare completamente affrancata da qualsiasi rischio, perché la stessa si considerava come mero intermediario.

Pagava infatti le cedole agli obbligazionisti Fresh dopo aver ricevuto il canone di usufrutto da Rocca Salimbeni di pari importo. La banca d’affari pose, come suo solito, la questione come un punto non negoziabile.

In soldoni il Monte pagava il canone di usufrutto a JPM, questa retrocedeva la somma a BONY che a sua volta la riconosceva pari pari agli obbligazionisti.

Quindi, in definitiva, possiamo dire che era la banca di Siena a pagare gli obbligazionisti Fresh, i quali andavano soddisfatti ad ogni costo così come sembrerebbe dimostrato dall'”estrosa” distribuzione nel 2010 di un centesimo di euro alle azioni di risparmio per un totale di circa 168.000 euro. Sta di fatto che, grazie a quell’escamotage, ai bondholders Fresh venne garantita la bellezza di una cedola da 50 milioni circa di euro il cui importo poteva invece essere tranquillamente accantonato in bilancio.

E’ inevitabile che sorgano molti dubbi sul fatto che il rischio d’impresa nell’aumento di capitale Fresh sia stato trasferito a JP Morgan, con la conseguenza ferale che potrebbero essere venuti a mancare i Ratios patrimoniali necessari per acquisire Antonveneta.

Mussari, Vigni e Baldassarri responsabili dello sfascio del Monte? Prescindendo dall’aspetto penale, credo che nessuno dei vertici apicali che hanno condiviso quel maledetto affaire possa dichiararsi del tutto innocente.

Ma le sorprese del Fresh non sono ancora finite. Nei contratti che lo regolavano c’era una clausola che probabilmente costituiva un unicum a livello mondiale: prevedeva l’obbligo per Mps di pagare una somma annuale milionaria a favore di JPM per il preteso costo da questa sopportato per l’appostazione in bilancio delle azioni di Rocca Salimbeni. Un socio davvero speciale “l’amico americano”, che ottenne di versare solo 950 milioni di euro per il Fresh invece del miliardo previsto, perché 50 se li tenne a titolo di garanzia per il pagamento di quel costo.

E sì che JPM incamerò la bellezza di 240 milioni di euro a titolo di canone di usufrutto.

Lo strano è che nonostante l’infelice esito del Fresh architettato da JP Morgan con l’avallo di Morelli, nonostante i guadagni stratosferici lucrati da quel socio “particolare”, il “satellite” Monte continui a gravitare nella sfera di influenza di quella super potenza bancaria americana.

Andiamo al 20 settembre 2016, quando fa il suo rientro al Monte come numero uno colui che era stato nel periodo dell’affare Antonveneta prima Vice Direttore Generale, poi Responsabile finanziario dell’operazione e infine CFO. In pratica il numero tre di Rocca Salimbeni, dotato di amplissimi poteri grazie alla procura rilasciatagli dal Direttore Generale Antonio Vigni.

Siamo di fronte al classico esempio di un ritorno di natura endogena, oppure la mossa è stata decisa fuori dal Monte? Per il Fatto Quotidiano.it e per Wall Street Italia (due fra i tanti media che si sono espressi su quell’argomento) non ci sono dubbi: Il primo titola: Mps, Jp Morgan ordina e la Bce obbedisce: nuovo ad sia Morelli, uomo di Mussari multato da Bankitalia”, il secondo: “MPS nelle mani di JP Morgan. Banca Usa dietro addio Viola e ingresso AD Morelli”.

Ricordiamo che la banca americana da sempre “amica” di Mps è stato il grande sponsor dell’aumento di capitale privato di 5 miliardi fallito un anno fa nonostante gli sforzi profusi da Morelli.

Quel Morelli che “Prima di entrare nel Gruppo Mps era Amministratore Delegato e Direttore Generale di JP Morgan Italia e membro del Comitato esecutivo della JP Morgan Europa” (come si può leggere nel Curriculum Vitae dallo stesso redatto).

L’attuale Amministratore Delegato del Monte sembrerebbe intrattenere solidi legami con la banca diretta da Jamie Dimon. Abbiamo già dato conto del fatto che Morelli agevolò JP Morgan con due indemnity salva rischi per cui è stato indagato a Siena, uscendone però a testa alta con la posizione archiviata. Ma ancora è alle prese con le censure della Banca d’Italia, la quale l’8 ottobre 2013 lo ha multato per 208.500 euro a causa del“la gravità del comportamento tenuto” e del “le molteplici violazioni”.

Nelle motivazioni del documento si legge che il comportamento di Morelli “risulta di particolare gravità considerato che egli ha partecipato a tutte le fasi dell’operazione (Fresh), dalle prime interlocuzioni (periodo al quale risale l’indemnity del 2008, da lui stesso sottoscritta) fino alla definizione del termination agreement. Tale documento, non può verosimilmente essere stato formato e sottoscritto a sua totale insaputa”.

Poi prosegue spiegando che “Morelli seguiva da vicino l’operazione di acquisto di Antonveneta e le correlate operazioni di rafforzamento patrimoniale. In particolare partecipava, anche in virtù delle specifiche competenze professionali, alle fasi più significative dell’operazione Fresh, fin dalla sua iniziale strutturazione”…Il sig. Morelli, inoltre, conosceva l’esistenza (come risulta comprovato dalla e-mail del 12.3.2009, della indemnity rilasciata nel 2009. All’ex dirigente non poteva sfuggire la necessità di trasmettere tale documento alla Vigilanza: la garanzia in esame riportava in capo a Mps il rischio di impresa in ordine alla quota parte di notes Fresh su cui insisteva (Le citazioni sono riprese dal Fatto Quotidiano.it del 9 ottobre 2016).

Va doverosamente evidenziato che la sanzione di Bankitalia non è ancora divenuta definitiva in quanto Morelli ha proposto ricorso.

A questo punto è doveroso porsi tre domande:

1) il Monte dei Paschi Siena si può considerare una banca indipendente?

2) Marco Morelli è in possesso dei requisiti di onorabilità e correttezza imposti dalle leggi per lo svolgimento del suo incarico al Monte?

3) L’attuale Amministratore Delegato di Rocca Salimbeni può rappresentare la invocata discontinuità rispetto al management responsabile della tragedia Antonveneta?

Quel che è certo è che il prossimo 18 dicembre 2017, in occasione della riunione del Consiglio di Amministrazione del Monte, Marco Morelli, l’uomo che “veniva da una banca d’affari”, sarà arcisicuramente riconfermato nella carica di Amministratore Delegato di Rocca Salimbeni.

E nessuno si alzerà per chiedergli se non sia il caso di fare un passo indietro.

P.S. “Vuolsi così colà dove si puote/ciò che si vuole, e più non dimandare.

2 – Fine