Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Sena Civitas: “Come distruggere anche il 118 di Siena”

Alcune considerazioni sulle scelte che fanno preoccupare

SIENA. Da Sena Civitas riceviamo e pubblicchiamo.

“In merito alla denuncia di Mario Balzanelli, presidente della Società Italiana Sistema 118, e della relativa risposta del dr. Mandò, direttore del Dipartimento Emergenza Urgenza USL Toscana SE, riteniamo necessario portare all’attenzione dei cittadini una serie di osservazioni che, al di là delle varie rassicurazioni, continuano a far preoccupare sulla strada intrapresa dalla sanità toscana e, segnatamente, senese all’interno della zona di riferimento: l’ex area vasta sud est (SE), che copre le province di Siena, Arezzo e Grosseto.

L’attuazione della DGRT 214/2015 prevede, infatti, come risposta ottimale in caso di soccorso avanzato, la presenza di automediche adeguatamente supportate da una rete di ambulanze con volontari, in modo da liberare i sanitari una volta stabilizzato il paziente, che può andare al PS con i soli volontari.

Le province di Arezzo e Grosseto hanno visto un rafforzamento di questo sistema in molte zone del proprio territorio (Castel del piano, Massa Marittima, Orbetello, Val di Chiana Aretina), il territorio urbano di Grosseto prevede la presenza di due automediche e sono state assunte circa 20 nuove unità di personale infermieristico; il territorio di Arezzo dispone di un’automedica, più una infermieristica a Subbiano (12 Km. Da Arezzo), più un’ambulanza con infermiere a bordo gestita dalle associazioni di volontariato per il solo territorio cittadino.

La provincia di Siena ha due punti di emergenza territoriale (PET), Siena 1 e S. 2, che coprono l’area urbana ma anche il territorio dei comuni limitrofi di Monteriggioni, Sovicille, Murlo, Monteroni d’Arbia e parte del territorio comunale anche di Asciano e Castelnuovo Berardenga.

Diversamente dalle altre due province, dunque, la nostra manca completamente di ambulanze infermieristiche – essendo provvista di un’automedica (Siena1) con base al policlinico e di un’ambulanza con medico e volontari (Siena2) con base, a mesi alterni, presso le due associazioni di volontariato Misericordia e Pubblica Assistenza – e deve coprire un territorio relativamente vasto.

Girano voci insistenti in base alle quali il progetto dell’attuale direttore del Dipartimento Emergenza Urgenza USL Toscana SE, dr. Mandò, sia quello togliere dalle ambulanze il personale medico a favore di quello infermieristico. Nel pieno rispetto di entrambi i percorsi professionali, medico ed infermieristico, preme sottolineare che questi non sono assolutamente sovrapponibili, semmai reciprocamente integrabili. Considerato quanto sopra, perciò, risulta estremamente preoccupante questo possibile disegno di trasformare una delle due postazioni di Siena da ambulanza medicalizzata a ambulanza infermieristica.

Che l’avvio di questa nuova organizzazione sia previsto in periodo di palio (ndr. Luglio), con i Senesi in altra faccenda affaccendati, poi, acuisce i dubbi sulla bontà dell’operazione.

Le motivazioni fornite dal dr. Mandò? Un risparmio economico che, nei fatti, non si rivelerà tale, perché per il progetto di cui sopra non è prevista l’assunzione di nuove unità di personale infermieristico e di conseguenza il personale necessario sarà reperito o utilizzando l’infermiere di un’automedica, con conseguente spostamento del medico del relativo PET su un’ambulanza, oppure facendo saltare agli infermieri i turni di riposo, con pagamento della prestazione “in più” tramite produttività aggiuntiva. Da notare che la produttività aggiuntiva di un infermiere costa al Servizio Sanitario Nazionale quanto un medico convenzionato… se non di più!

Da scartare anche la possibilità di superare il problema ricorrendo alla PET di Radda in Chianti, dal momento che vi ruotano le associazioni di Radda, Castellina e Gaiole, è operativa H24 come punto di primo soccorso gestito da medico del 118 e non è pensabile lo spostamento di sede, a rotazione, tra le varie associazioni.

Peggio ancora se venisse utilizzato l’infermiere dell’automedica (Siena1), poiché il comune di Siena, per questa modifica, passerebbe dall’avere un’automedica + un’ambulanza medicalizzata a un’ambulanza medicalizzata + un’ambulanza infermieristica (ex automedica).

Volendo rispettare la legge (DGRT 214/2015 e DM 70/2015), che prevede l’adozione di un mezzo di soccorso avanzato (ndr. automedica) ogni 60.000 persone o 350 kmq di territorio, e considerando sia l’estensione territoriale che Siena 1 e S.2 devono servire piuttosto che il numero di abitanti, viene da sé che – per la provincia di Siena – sarebbero necessari almeno due mezzi medicalizzati!

Risulta, dunque, assolutamente incomprensibile come, diversamente da tutto il restante territorio della USL Toscana SE (Arezzo e Grosseto), dove si procede ad implementare la rete di soccorso esistente anche con assunzioni di personale, a Siena si assista ad un depauperamento dell’esistente con conseguente dequalificazione quali-quantitativa del servizio offerto.

Meglio, a voler proprio cambiare, integrare quanto già c’è implementandolo con l’ambulanza infermieristica, nella piena consapevolezza, tuttavia, che non possa essere fatto a costo zero.

Completamente inaccettabile, anche per le sue implicazioni legali, poi, l’altra decisione del dr. Mandò, sempre finalizzata a ridurre la presenza di personale sanitario sul territorio a fini economici e con gravi implicazioni per la salute dei pazienti, di dotare le ambulanze con a bordo i soli volontari di strumenti per la trasmissione dell’elettrocardiogramma a distanza.

Sempre la norma, infatti, (attuale legge sul volontariato LRT 70/2010) non prevede nessuna legittimazione all’effettuazione e trasmissione di un elettrocardiogramma da parte dei volontari delle Associazioni di Volontariato, sia per le evidenti implicazioni in materia di privacy (raccolta e trasmissione di dati sanitari sensibili da parte di personale non sanitario), sia per le implicazioni di natura medico-legale (consenso informato, responsabilità in caso di errore nell’esecuzione materiale dell’esame),che del rispetto della dignità della persona: per effettuare un ECG, infatti, devi spogliare il paziente e questa attività verrebbe svolta da personale volontario non sanitario.

Glissando, volutamente, sull’assenza di qualsivoglia atto pubblicamente consultabile e dovuto, che sancisca la cessione di materiale di proprietà dell’Azienda Sanitaria (centraline trasmissione ECG) ad associazioni private, anche in base alla normativa per la prevenzione della corruzione e della trasparenza della Pubblica Amministrazione, se la finalità si riducesse, come sopra, anche solo a quella meramente economica legata a risparmi di bilancio, ci chiediamo con maggiore insistenza che valore abbia, per il Servizio Sanitario, la persona umana considerato che, in conseguenza ma anche indipendentemente dall’esito dell’esame, il paziente può richiedere manovre diagnostico-terapeutiche immediate che solo un medico può effettuare, dopo aver integrato il risultato dell’ECG con i dati anamnestici e la valutazione clinica complessiva del paziente”.