Tutto quello che stiamo perdendo

di Silvana Biasutti

SIENA. “Tutto ciò che suscita il desiderio di visitare un luogo del mondo

che sia una città, una regione o il delta di un fiume

tutto ciò che ci fa venire l’irresistibile voglia di andarci in vacanza,

di assaggiare la sua cucina o entrare nei luoghi di culto;

di impararne la lingua o di riconoscerne almeno qualche parola;

di camminare nelle sue campagne, entrare nei negozi, vagare per i mercati,

visitare i musei, scoprirne i ristoranti e i luoghi che gli altri non conoscono;

incontrare quella gente così diversa da noi, e portarne via il ricordo.

Tutto ciò è in un libro.”

Alla lettera ho trascritto qui sopra la premessa a “Terra di Libri”, il (piccolo) salone internazionale dei libri che raccontano terre e territori, nato nel 2007 dalla mia precedente (breve) esperienza di assessore al turismo e alla cultura nella giunta provinciale di Siena e dalla percezione – non solo personale – che, quella che fino a due o tre lustri fa era una promessa di benessere per la provincia senese (per l’Italia tutta, anzi, l’Europa), poteva trasformarsi in una minaccia terribile per le città d’arte in un primo tempo e poi per tutti i luoghi che godono di fama e reputazione.

L’idea era che i luoghi famosi – siano scavi archeologici o paesaggi, o città – sarebbero stati presi d’assalto da turisti all’ingrosso, un po’ come quelli che discesi da un pullman, in qualche luogo rinomato per il vino, si guardano intorno, si fanno un selfie o una foto, comprano una bottiglia (che costi il meno possibile, purché ci sia scritto in etichetta la DOC o DOCG di cui si è sentito parlare alla tv), mangiano un panino, fumano una sigaretta e (quelli maleducati) buttano tovagliolino e cicca in terra (oppure nel cestino comunale, aumentando la quantità dei rifiuti da gestire), contribuendo allo svilimento dei luoghi e al loro consumo – in termini di immagine ma anche fisico – e deprimendo la vita quotidiana dei residenti.

Non c’era bisogno di essere dei maghi per fare questa ipotesi, perché tutti gli amministratori pubblici e tutte le aziende hanno accesso a una montagna di dati demoscopici – quantitativi e qualitativi – che parlavano chiaramente, già allora, di enorme crescita demografica e anche di notevole crescita della possibilità di spendere di grandi fette di popolazioni in nuovi paesi del mondo, e della crescita del turismo mondiale. La conseguenza da trarre era già allora banale: un paese come l’Italia, conosciuto in tutto il mondo per arte, cultura, paesaggio, artigianato, tradizioni gastronomiche, design, moda, … sarebbe stato in cima ai desideri di centinaia di milioni di nuovi turisti.

La proposta del gruppo di lavoro di Terra di Libri era quella di creare a Siena un appuntamento annuale – che avrebbe dovuto essere accompagnato da un laboratorio in continuum, durante l’intero anno – in cui coinvolgere editori, autori, università, istituti di ricerca, giornalisti, per discutere e monitorare l’evoluzione del fenomeno turismo e possibilmente fare formazione e aiutare la creazione di nuovi ‘modelli’, che non potevano (e non possono) nascere come funghi dalla mente di un amministratore (nemmeno da quella dell’amministratore più geniale).

La domanda da affrontare è quella di accesso all’arte e alla bellezza italiane che inevitabilmente è lontana anni luce dall’idea di Grand Tour, strettamente legata allo sguardo lungimirante di famiglie europee, che pensavano al viaggio in Italia dei loro rampolli come a un’iniziazione alla bellezza e come esperienza unica.

Da anni ormai si sapeva che il turismo avrebbe avuto un formidabile sviluppo, tuttavia gli amministratori – soprattutto gli assessori al turismo – erano impegnati a pensare dove far parcheggiare un crescente numero di pullman, non certo a creare i presupposti per una crescita qualitativa del turismo (a piedi, biodiversità, scuole di italiano, eccetera) -. Avevo e ho ricordi personali di sguardi scettici, quasi increduli, di consigli provinciali in cui parlare di paesaggio e di turismo a piedi suscitava malcelato sarcasmo (ricordo un solo sindaco entusiasmarsi per i percorsi a piedi nel suo comune – Monteriggioni – ed è l’attuale sindaco Valentini ora a Siena).

Da queste riflessioni era nata Terra di Libri, con l’idea che avrebbe potuto dare vita a un laboratorio permanente da cui attingere proposte per far sì che il turismo da promessa di crescita economica non si avviasse a essere una minaccia per le città d’arte (per ora), per il paesaggio, per la vita quotidiana dei cittadini residenti e non diventasse una fonte di insostenibilità.

Ne scrivo proprio oggi, dopo aver visto le immagini di Firenze, Roma e Venezia, invase da una folla che riesce a impedire la visione e il gusto di una città e delle sue bellezze, dopo aver letto articoli e interventi su questo argomento e con la consapevolezza che la massa invadente crea consumi e induce costumi di livello più basso, meno sostenibile e meno remunerativo di quelli a cui sarebbe stato auspicabile indurre ogni singolo visitatore, facendo in modo che la visita delle nostre città fosse un’occasione di felicità, un incontro con qualcosa di unico. Non solo una fetta di pizza o una bottiglia di vino.

Sono convinta che solo con un invito ‘alla cultura’, cioè all’elaborazione, al pensiero, alla partecipazione con quanto si vede e si tocca, si può migliorare l’equilibrio di questo comparto così produttivo ma delicato; credo che ci si debba dedicare chiamando in campo tutte le intelligenze indispensabili, penso sempre che Siena – un luogo così unico – possa provare a essere il cuore di questa riflessione.

  • Mauro Aurigi

    Sono assolutamente d’accordo. Il pensiero che almeno il 90% dei visitatori a Siena guardi all’improvviso, abbagliante spettacolo di Piazza del Campo (così tanta luce in una Città per lo più “ombreggiata”!) con la stessa meraviglia con cui ha guardato (o guarderà) a Disneyland, mi riempie di sconforto. Ho una vita un po’ complicata (e sono anche un po’ lezzo), ma sono a disposizione.
    mauro@aurigi.net