Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Prima in Unicredit, poi… sotto a chi tocca

Intanto, tutti al mare (tanto non è successo niente)...

MILANO. Luglio, canicola, tempo di sole, sabbia e mare: il folcloristico ritornello di Gabriella Ferri è ormai da quarant’anni un pezzo indissolubile della nostra cultura. E’ forse con questo spirito che sono state condotte le trattative per il nostro VAP (e per alcune altre cosette di poco conto, come inquadramenti e assunzioni). E’ l’unica ragionevole spiegazione che si può dare al fatto che, senza nessuna seria presa di posizione, senza nemmeno minacciare la giornata di sciopero che avevamo fatto l’anno scorso, si sia accettato un VAP ulteriormente decurtato (840 euro lordi, e pagati a ottobre, altrimenti ce li spendiamo male in vacanza…). Le altre questioni sono rimandate a data da destinarsi: quella sugli inquadramenti sta probabilmente battendo qualche record di permanenza sul tavolo.
Non c’è molto altro da dire sul sistema “premiante” di un’azienda che, non paga delle consuete moleste pratiche di pressione commerciale, sta cominciando ad adottare comportamenti che sanno francamente di mobbing: Samsung, buy back delle nostre obbligazioni, la compliance o la gestione del personale in genere, scegliete voi. Non c’è molto da dire anche perchè il sistema premiante è di fatto sparito: dopo l’ultima “esperienza” con i premi non pagati, e se pagati ridotti del 70% e con un mese di ritardo, non si capisce bene dove siano gli incentivi. Le pressioni invece sono più forti che mai e raggiungono livelli tali da superare il perimetro aziendale: sull’operazione di buy back per esempio, come da esplicita comunicazione dell’azienda stessa, si è attivata la CONSOB.
Sicuramente per congratularsi. Questi non sono problemi gravi per il compatto “fronte del sì a tutto”, che evidentemente ha fretta di andare in vacanza “a mostrare le chiappe chiare”, come recita la canzone. E per avere qualche aggiornamento sullo stato delle terga nostre bisogna anche tenere conto di una notizia dell’ultimo minuto: un altro pezzo di banca sta per essere ceduto, completo di relativi colleghi, a una holding industriale partecipata con IBM. Una parte banale e poco strategica quanto può essere la gestione dell’infrastruttura informatica, o se preferite, terminali e procedure: tutte cose con cui non c’è mai stato il minimo problema gestendole in casa nostra, e che un’azienda esterna saprà sicuramente valorizzare per il nostro bene.
Il taglia e incolla (o forse potremmo chiamarlo “svuota e schiaccia”) non si ferma mai. Quest’operazione oltre a preoccupare dal punto di vista industriale sta anche mettendo in cattiva luce il Gruppo, assumendo i contorni del ridicolo. E’ consuetudine infatti che quando due controparti si impegnano in un progetto industriale da “miliardi di dollari” (esagerati!) facciano un annuncio congiunto. In questo caso, mentre dal quartier generale di IBM si emettevano roboanti comunicati ufficiali, un assordante ed imbarazzante silenzio arrivava dal quartier generale di Unicredit.
Forse perché non sono ancora arrivati tutti i benestare dagli organi di vigilanza all’avvio dell’operazione?
Non c’è che dire, proprio una completa e totale condivisione delle linee e delle strategie. Un buon viatico per il futuro, confidando che le “grandi opportunità di Business” della futura NewCo non siano come quelle di ES SSC dove, a poco più di 18 mesi dall’avvio dell’operazione, il 10% del personale è già in “esodo volontario”. A ottobre sono annunciate altre imponenti ristrutturazioni della “rete di vendita”, e ovviamente abbiamo in ballo la chiusura di un ulteriore 10% delle agenzie e lo spostamento di qualche migliaio di colleghi nei nuovi “uffici in batteria”: è pronta la nuova, avveniristica sede del gruppo a Milano (ma non c’era la crisi?) e bisogna riempirla in fretta, tanto in fretta che (sembra) non si è nemmeno tenuto conto della scadenza dei contratti d’affitto degli immobili da abbandonare.
Di fronte a una simile raffica è comprensibile farsi prendere dallo sconforto. La maggior parte di noi cerca nelle vacanze un diversivo che però si sa benissimo essere momentaneo e illusorio: al rientro i problemi saranno uguali, spesso aggravati dall’assenza nostra e dei colleghi. E quindi, per trovare quella serenità che una o due settimane di mare non possono dare, proponiamo una nuova iniziativa denominata “settimana bianca”.
Non ha nulla a che fare con la neve, dato il caldo, e nemmeno con l’insonnia che già colpisce molti di noi. Si tratta semplicemente di  individuare sull’agenda (o sul calendario se preferite, visto che quest’anno le agende non ce le hanno date…) una settimana, preferibilmente prima o dopo le ferie, per un miglior effetto a livello personale.
Durante la settimana bianca:
– non si fanno straordinari, nè ci si ferma nella pausa pranzo
– non si fanno strappi alla normativa e non si prendono responsabilità non di competenza
– si evita accuratamente di proporre ai clienti prodotti e servizi a cui non sono interessati, con pratiche commerciali non conformi ai principi etici e professionali così ben evidenziati nella nostra carta dei valori
– se ci sono problemi, dubbi, malfunzionamenti o istruzioni poco chiare o confliggenti ci si ferma, si segnala la cosa e non si procede finchè la situazione non è stata adeguatamente chiarita
– in generale, si lavora come esseri umani, con cura, professionalità e coscienza.
Questo andrebbe fatto sempre e probabilmente molti già lo fanno, ma riflettere sulla dignità del proprio lavoro (e provare a rendere il medesimo più tollerabile) è comunque importante. Precedute o seguite da una “settimana bianca” le ferie probabilmente saranno più gradevoli
e rilassanti, in vista di una stagione che di gradevole e rilassante avrà ben poco. E come per ogni medicazione che si rispetti, anche qui vale il principio “ripetere quando necessario”: un primo passo verso una vera coscienza professionale e di categoria che dovremo imparare a sviluppare se non vogliamo subire passivamente la distruzione del nostro potere d’acquisto.
Buone vacanze a tutti.
C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Gruppo UniCredit