Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Neri:

Il candidato sindaco:

SIENA. “Togliere ora il vincolo del 4% del diritto di voto significa togliere la Banca di Siena a Siena”. Eugenio Neri, candidato sindaco di liste e movimenti civici, torna ancora una volta a ribadire con la massima chiarezza la sua posizione su Mps di fronte “alle scorrette letture-ricostruzioni sulla Banca di Siena da parte dei mezzi di informazione nazionali. Ricostruzioni che, a parte quella pubblicata oggi da Il Foglio, paiono suggerite da chi vuole portare via la banca alla città”.

“Legare la caduta del vincolo del 4% alle questioni relative all’aumento di capitale della Banca appare pretenzioso: innanzitutto nel passato, pur in presenza di questo vincolo, sono stati lanciati aumenti di capitale che sono andati a buon fine, anche se poi sono risultati praticamente nulli sul versante patrimoniale perché utilizzati per ripianare debiti – spiega Neri -. Non solo, il vincolo del 4% ha il chiaro scopo di ‘frazionare’ il panorama dei soci in modo tale che la Fondazione, finora garante del territorio, possa continuare ad esercitare un controllo di fatto, rimanendo socio di riferimento. Ben diversa è la questione del fallito mantenimento del 51% del controllo della Banca, che ha costretto la Fondazione a vendere i gioielli di famiglia e indebitarsi. Allora si ragionava di controllo, oggi si parla dell’ultimo baluardo di difesa della senesità”.

Per questa ragione il candidato sindaco ribadisce ancora una volta che “l’estromissione graduale del Comune nelle scelte future della Banca non significa liberare Rocca Salimbeni dalle ingerenze politiche, poiché non esiste garanzia che la politica non si occuperà del Monte dei Paschi e del sistema bancario più in generale. Basta ricordare l’illuminante richiamo del Santo Padre per la veglia in Piazza San Pietro. Dunque la realtà che sta emergendo con sempre maggior virulenza è che si voglia utilizzare il termine ‘normalizzazione’ del Monte come la via di accesso per il definitivo allontanamento della Banca dal territorio. Il vincolo del 4 per cento di per sé non sarebbe neanche un tabù – prosegue il candidato sindaco – se non stessimo assistendo a una progressiva desenesizzazione di Mps. Io credo che il primo dovere di un sindaco sia quello di difendere la sua città e i suoi cittadini: mi chiedo quale futuro avrà Siena se si spezzerà il legame secolare con la banca e quale futuro avranno i dipendenti, e le loro famiglie, che oggi sentono ripetere continuamente parole come esodi, licenziamenti, esternalizzazioni”.

“Per far valere le ragioni dei senesi mi sono sentito in dovere di alzare la voce quando la Deputazione ha modificato lo statuto della Fondazione, o quando ho letto indiscrezioni di stampa secondo cui i vertici di Rocca Salimbeni premerebbero per far rimuovere il vincolo del 4%. Ho alzato la voce per evitare che ancora oggi decisioni fondamentali per il futuro della città vengano prese nel chiuso delle stanze di partito e senza interpellare i cittadini”, dice ancora Eugenio Neri.

“E non mi hanno certo convinto le argomentazioni con cui Gabriello Mancini mi ha risposto. Il presidente della Fondazione Mps non vorrà farmi credere di aver sentito solo ora l’urgenza di modificare lo statuto a causa del combinato, disposto della Corte Costituzionale con una sentenza del 2003, che prevede e sollecita che gli Enti istituzionali del territorio non siano prevalenti nell’organo di indirizzo e solo ora, con una rapidità assai dubbia, ha pensato di porvi rimedio. Così come non convince il richiamo alla Carta delle Fondazioni e la Legge 41 del 2012 relativa all’adeguamento delle incompatibilità in materia di Fondazioni”, dice il candidato a sindaco di liste e movimenti civici.

“Richiami a cui finora non era stata data eccessiva importanza e che ora, improvvisamente, sono diventati ‘motivi improcrastinabili’ per i quali la Fondazione ha dovuto procedere senza ulteriori rinvii. Non solo, per avere la patente di atto condiviso si fa sapere che sono stati ascoltati enti e organismi del territorio ma non il Comune che è il più importante attore di tutta la vicenda, l’Ente legittimato a fornire il maggior contributo in termini di consenso popolare ai cambiamenti in atto che andranno ad incidere in futuro, in modo determinante, sull’andamento socio-economico della nostra comunità. Non ci è stato fatto sapere nemmeno – prosegue Neri –, nascondendosi dietro una ‘abituale riservatezza’, cosa abbia risposto Mancini al commissario Laudanna. Una risposta che, presumo, contiene la spiegazione della posizione d’urgenza assunta dalla Fondazione nel procedere alla revisione dello Statuto. Eppure io credo che, se in tutte le penose vicende legate al Monte e alla Fondazione ci fosse stata meno riservatezza ma più chiarezza e attenzione alla gestione della Banca partecipata, forse ora non ci troveremmo a dover riflettere, con una certa angoscia, sul futuro di questa nostra città, dei lavoratori e dell’indotto”.

“Sono convinto che il futuro della Banca, della Fondazione e quindi di Siena non possa essere deciso senza che dall’altra parte ci sia un sindaco democraticamente eletto. Per questo è stato un errore modificare lo statuto di Palazzo Sansedoni alla vigilia del voto e per questo ora non si può toccare quello della Banca per desenesizzare definitivamente il Monte”, conclude Eugenio Neri.