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Mps: ma per un euro non poteva prendersi le venete?

Invece il regalo è andato ad Intesa, che si pappa solo il buono rimasto. I debiti? Al popolo

di Red

SIENA. Sono ormai 25 anni che il governo Craxi è caduto in quella stagione chiamata “Tangentopoli” ma il flusso di trasferimento di beni pubblici a privati con le scuse più risibili possibili non si mai fermato, toccando l’apice con le cosiddette “privatizzazioni”. Quella del settore bancario, ad esempio, portò allo scempio delle Fondazioni, messe in mano a politici inadeguati sia tecnicamente che moralmente, e a mettere in ginocchio istituti di credito plurisecolari che pure ne avevano viste di tutti i colori.

Adesso, i soliti politici con la scusa di salvare il salvabile, hanno messo in piedi un’operazione che arricchisce un privato, Banca Intesa facendo pagare il conto di Veneto Banca e Popolare di Vicenza allo Stato italiano (cioè a noi cittadini) fino alla bella cifra di 17 miliardi. Che poi Padoan vada a dire in giro che saranno recuperati grazie alla vendita degli asset attivi delle due banche è tutto da vedersi, ma certo, se sarà come per i conti dell’Expò di Milano, non sapremo mai la verità e comunque mai in tempo utile per provvedere a rimediare.

Ora se a Siena esistesse una classe politica, l’occasione sarebbe stata veramente ghiotta. Grazie alla legge che le ha consegnato per 1 euro tutto il buono che c’era nei due istituti veneti, Banca Intesa da lunedì è volata in Borsa guadagnando in termini di capitalizzazione anche 500 milioni di euro. Una bella operazione che arricchisce una società privata con denaro pubblico. L’Unione europea ha benedetto l’operazione affermando che tutti i crismi di legalità sono stati rispettati.
Ora nelle settimane passate, davanti al maturare di questi eventi ci saremmo aspettati la processione dei politici toscani nell’ufficio di Padoan per deviare il regalo a Banca Intesa verso il Monte dei Paschi di Siena. Almeno se proprio non c’era alternativa a fare il regalo, sarebbe rimasto nel perimetro del pubblico, avrebbe migliorato i fondamentali di Rocca Salimbeni e forse ridotto di qualche punto gli oneri di ricapitalizzazione che ancora, bontà loro, si devono affrontare. Oltre a dare una robusta iniezione di fiducia nei clienti e nei dipendenti della banca, che vivono tutti i giorni in trincea la loro Caporetto, mentre il Cadorna di turno gozzoviglia a Roma.
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