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MPS tassello del mosaico politico italiano

Prima si rinnova Bassanini nella Cdp, poi si pensa al governo...

di Red

SIENA. Debora Serracchiani, neo-presidente della Regione del Friuli-Venezia Giulia, ha chiesto a Pierluigi Bersani: “Perché si è scelto Marini? Perché è saltato Prodi? Perché no a Rodotà? Perché siamo al governissimo quando si era votato due volte di no?” La risposta-non-risposta del segretario dimissionario rende chiaramente lo stato dell’arte. Ovvero gran parte dei componenti del Pd non è a conoscenza dell’attività del partito a 360 gradi, e la gestione del potere materiale è concentrata in alcune persone che si auto-perpetuano ad ogni cambio di sigla. Purtroppo il 17 aprile c’era una scadenza che colpiva al cuore l’apparato politico economico del gruppo dirigente. Si doveva rinnovare nell’assemblea di approvazione del bilancio 2012 il vertice della Cassa Depositi e Prestiti. Franco Bassanini l’ha ben condotta in questi anni, come da risultati sciorinati ai soci e ai mercati. Per la capogruppo Cdp l’esercizio si chiude con un utile in crescita del 77%, a 2.853 milioni di euro. Lo scorso anno la Cdp ha iniettato nell’economia, sotto forma di finanziamenti e investimenti, risorse complessive per oltre 22 miliardi di euro, quasi l’1,5% del pil italiano. Si tratta del massimo livello mai toccato da Cdp Spa con una crescita del 35% rispetto ai 16,5 miliardi di euro impiegati nel 2011. La Cdp ha quindi quasi raggiunto con un anno di anticipo gli obiettivi del Piano triennale 2011-2013, che prevedevano l’immissione nell’economia di nuove risorse superiori complessivamente a 40 miliardi di euro. Previsione che, alla luce dei risultati 2012, è stata rivista a oltre 50 miliardi di euro in tre anni, più del 3% del PIL, a conferma del ruolo anticiclico di Cassa. Il risultato consente di distribuire dividendi per circa 1 miliardo di euro.

La nomina del nuovo presidente per il prossimo triennio è nelle mani dei due soci Ministero dell’Economia e Fondazioni bancarie: quindi un atto di natura squisitamente politica. Il governo Monti è dimissionario e non dovrebbe occuparsene, ma si è dovuta far cadere la possibilità di spostare l’assemblea dei soci in quanto, attraverso l’approvazione del bilancio, è legato lo sblocco dei debiti della pubblica amministrazione. Le trattative politiche sottotraccia possiamo facilmente immaginare quanto siano serrate: la fonte principale di potere e influenza in mano al Pd non deve essere perduta. Al punto di essere più importante di Marini, Prodi e Rodotà: gli ultimi due candidati solo per contrattare uno scambio rispettivamente con Berlusconi e Monti per le conseguenze per loro negative sulla formazione del nuovo governo. Astrid, la fondazione di Bassanini, Amato e Berlinguer viene gratificata con la conferma del suo presidente alla guida di Cdp. Quanto sia centrale il ruolo di Cdp lo dimostra la presenza nel suo CdA di esponenti di massimo livello come Maria Cannata, dirigente del Tesoro definita “la zarina del debito pubblico italiano”. Garante di tutti gli accordi – che non si possono mettere per scritto, ovviamente – il presidente Napolitano. Ma tutto questo non si può spiegare ai giornali, al popolo dei partiti, al web. Tanto che i grandi elettori di sinistra si dividono, senza aver chiaro cosa stia succedendo. La serie di contraddizioni che ne emergono viene pagata, disciplinatamente, da Bersani e Bindi, che si dimettono di loro volontà: si recupereranno tra un po’ di tempo.

Ma davvero Cdp è così centrale nella mappa del potere politico-economico nazionale? Pensiamo solo che in scadenza, in questi giorni, c’erano anche i vertici di Finmeccanica e Ferrovie dello Stato. Ebbene, questi sono stati rinviati a giugno. Cdp, oltre alla liquidità imponente dovuta alla gestione del risparmio postale degli italiani, ha in mano partecipazioni strategiche come Eni, Terna, Snam, Sace, Simest e Fintecna. Per Siena, nell’ottica di una soluzione di proprietà stabile per la banca MPS in modo che rimanga referente alla politica come negli ultimi 17 anni, la galassia Cdp è diventata fondamentale. In fondo Franco Bassanini è riconosciuto unanimemente da tutti i commentatori “tra i padrini politici piddini dell’ex numero uno del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari”.  Ognuno è libero di credere che Alessandro Profumo sia stato scelto dalla Fondazione e dal sindaco di Siena Ceccuzzi, anche se Mancini ha sempre vantato l’aver “ubbidito agli ordini”. Forse voleva raccontare questa storia Beppe Grillo quando ha detto: “E’ avvenuto uno scambio. Per salvare il c..o a Berlusconi e a MPS”. Il Tandem ha ricevuto un incarico di traghettare al 2015 Rocca Salimbeni. Per comporre i tasselli che porteranno Cdp a inglobare MPS nella sua galassia si devono completare una serie di operazioni, la prima delle quali avverrà il 30 aprile. Per sostenere la battaglia, 4,1 miliardi di munizioni: i Monti bond. Un castello politico finanziario che nessun speculatore al mondo può pensare di attaccare. E infatti nessuno ci prova nonostante la debolezza della governance.

Due sono gli scopi della revisione dello statuto della Fondazione MPS. Il primo eliminare l’influenza del prossimo sindaco di Siena, che arriverà a giugno, nelle vicende della banca. In quanto si prevede che possa essere un esponente dell’opposizione (di qualsiasi segno) oppure un piddino non allineato e non al corrente dei fatti, in gergo non cooptato. Il secondo eliminare il vincolo assembleare del 4% agli altri soci della banca in favore della posizione di potere di Palazzo Sansedoni. Così che nessuno a Siena possa creare i presupposti per bloccare o condizionare i movimenti futuri. Nel frattempo continuerà la cura dimagrante dei costi del personale e di gestione, sfruttando al meglio il riposizionamento dello spread in basso e la naturale diminuzione dei titoli di Stato in portafoglio, che piano piano andranno in scadenza. Sappiamo già – è un semplice calcolo matematico, niente palla di vetro – che alla fine del mandato di Profumo (2015, appunto) non ci sarà la capacità di restituire i finanziamenti allo Stato. Ovviamente la Bce chiederà di risolvere in ogni caso questa anomalia finanziaria che non ha eguali in tutto il mondo. E che probabilmente fa inorridire tutti i custodi delle teorie sul libero mercato. E a quel punto sarà abbastanza facile convincere l’opinione pubblica che la cosa più conveniente risulterà trasformare i Monti bond in azioni ordinarie e darle in affidamento alla Cdp. CVD (Come volevasi dimostrare)

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