Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

MPS sprofonda e la Fondazione non ha niente da dire

Si balocca con mostre e feste mentre il titolo tocca un altro minimo storico

di Red

SIENA. Rating, spread, ricapitalizzazione: che noia! Sono mesi che stiamo qui sulle colonne del Cittadino on line a parlarne, al punto che tutti ne sono perfettamente edotti, e alle nostre classi politiche e dirigenze bancarie non è ancora riuscito di partorire una piccola idea per risollevare le sorti dell’Italia e delle sue banche.

Se Fitch confermerà l’intenzione di abbassare il rating del debito pubblico italiano sarà peggio anche per i cittadini che vivono nell’isola che non c’è: la Padania. Se oggi il differenziale tra Bund e BTp raggiunge i 378 punti base, il debito da pagare per chi verrà dopo di noi sarà maggiore. Se Unicredit, grande banca del Nord Italia, sprofonda (-4,45%) sotto la minaccia di una urgente ricapitalizzazione miliardaria – trascinando tutto il listino degli istituti di credito – non se ne gioverà nessuno, men che mai lombardi e veneti. Anzi, perfino il titolo MPS -4,333% a euro 0,373 (ennesimo nuovo record negativo), che in teoria con quello di Piazza Cordusio niente avrebbe a che fare, provoca nuove ambasce a Siena e dintorni. Poi ci si è messa anche Nomura a tagliare il prezzo obiettivo su MPS da 0,6 a 0,5 con rating neutrale: ovvero la fiducia ai minimi termini. I famosi dati macroeconomici USA, che tante volte in questi mesi hanno tirato su il morale degli operatori di borsa nel pomeriggio, oggi hanno avuto scarsi risultati.

Con ciò non vogliamo dire che la Borsa sia iscritta alla Cgil, ma è sicuro che nel giudizio sulla manovra economica di risanamento che sta prendendo faticosamente forma nelle stanze del governo, mercati e sindacati la pensano quasi allo stesso modo: un pateracchio fumoso, sul quale si dovrà porre la fiducia sennò non verrà votato nemmeno dalla maggioranza, dagli scarsi effetti teorici e pratici. Anche il report di Standard & Poor’s è chiarissimo: “Italia e Spagna restano fortemente esposte al dissolversi della fiducia dei mercati”. Suona quasi come l’avvertimento di Napolitano, che ha provocato il rilancio di misure appena messe da parte come il contributo di solidarietà per i redditi più elevati e il possibile aumento di un punto dell’Iva. Ora il tempo stringe più che mai: la Bce di Trichet ora – e di Draghi domani – deve decidere nella riunione dell’otto settembre se continuare a sostenere o meno con i suoi acquisti il debito pubblico italiano: entrambe le risposte potrebbero essere sbagliate,  se il governo italiano non agisce bene e con rapidità. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, siamo messi male: tutte le volte che Berlusconi ha messo la fiducia su un provvedimento, gli italiani si sono ritrovati nei guai con articoli, commi e altre amenità stravaganti. Sanno tutti che dire che si aboliranno le province con legge costituzionale significa nel politichese che non verranno abolite affatto, e fermiamoci qui con questo esempio per non essere tacciati di disfattismo. Nella notte Wall Street, rincuorata dalla Fed sulla relativa consistenza dell’esposizione delle banche americane verso il debito sovrano dell’area Euro, ha limitato le perdite a un comunque significativo 0,9% per il Dow Jones.

Per chiudere torniamo a casa nostra. La Fondazione MPS davanti a tutte le notizie che circolano intorno alla banca di sua proprietà fa spallucce nel più completo silenzio, anzi, manda avanti una home page su internet che parla di mostre, Milo Manara, Archeofest. Va bene differenziare gli investimenti (sponsorizzando mostre?), ma che una crisi economica di tale portata, che ha ridotto il capitale sociale di Palazzo Sansedoni ad appena 1,5 miliardi di euro, con debiti stimati – ma non dichiarati – per 600 milioni di euro e complesse minusvalenze (che in assenza di conferme e rivelazioni di Mancini verranno alla luce solo alla presentazione del bilancio 2011 nel giugno 2012, quando il presidente sarà già stato sostituito e inviato nell’oblio mediatico a raggiungere l’ex sindaco Cenni), per sostenere l’aumento ultimo di capitale che devasteranno per molti anni il rendimento economico e la capacità di erogazione al territorio, non debba essere oggetto di alcuna dichiarazione ci sembra alquanto strano. Anche il silenzio può essere una dichiarazione di incapacità a gestire un momento veramente decisivo nella quasi imminenza della dichiarazione di default della città di Siena. Cosa aspettano il sindaco Ceccuzzi e il Consiglio Comunale a chiamare “alla sbarra” pubblica la deputazione della Fondazione a dare numeri, spiegazioni e susseguenti dimissioni, con trasparenza e senza ambiguità, non ci è dato di capire. Forse il rischio che qualcuno potesse rivelarsi correo? Forse si teme che la Giunta attuale non sia “il nuovo che avanza” e che la discontinuità con la precedente amministrazione sia solo una boutade elettorale?

E’ tempo di agire: in fin dei conti tra poco tutti i nodi (Università, Ospedale, Banca) verranno al pettine. Senza essersi giocata nemmeno l’ultima chance per sopravvivere, sarebbe una cosa ancora più triste.