Morte Rossi: Adusbef chiede chiarezza sull’archiviazione

Lannutti durissimo nei confronti dei magistrati. Ora deciderà la Cassazione

rossi

ROMA. In un articolo pubblicato oggi dal Fatto quotidiano si legge che il Consiglio superiore della magistratura deve decidere se archiviare o meno l’esposto presentato dall’Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari e Finanziari) sull’operato degli inquirenti in servizio a Siena ed inizialmente titolari del procedimento sulla morte del capo della comunicazione di Monte dei Paschi, David Rossi.

La proposta, istruita in una delle commissioni di Palazzo dei Marescialli  e che mercoledì verrà valutata dal plenum, è chiara: non luogo a procedere non essendovi provvedimenti di competenza da adottare “in quanto trattasi di censure ad attività giurisdizionale”.

In poche parole non compete al Csm valutare il merito delle decisioni assunte dai magistrati senesi che conclusero per l’ipotesi del suicidio. La nota Adusbef è stata immediatamente trasmessa dal Comitato di presidenza del Csm alla Procura generale presso la Corte di Cassazione. Che ora dovrà valutare se vi siano profili disciplinari ipotizzabili a carico dei magistrati in questione.

Al Csm, l’Adusbef ha chiesto di accertare se “i magistrati contitolari dell’inchiesta sul grave scandalo Mps che hanno frettolosamente archiviato l’indagine – poi riaperta – sull’ ‘omicidio’ di David Rossi, abbiano agito con correttezza e buona fede”.

Il presidente di Adusbef è durissimo e scrive con grande nettezza: occorre  verificare la correttezza e addirittura la buona fede nell’accertamento penale della verità dei fatti. “O se l’eventuale loro negligenza non possa aver determinato un colpevole inadempimento nell’amministrazione della giustizia. Creando danni irreversibili e ferite profonde nei congiunti di David Rossi, della città di Siena e dei risparmiatori e consumatori gravemente danneggiati dal proliferare di quel groviglio di amicizie, convenienze politiche lavorative e di mutuo soccorso che hanno determinato il sistema Siena”. La parola finale spetta ora al procuratore della Cassazione  Ciccolo, titolare dell’azione disciplinare.