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Mettere in mostra i(l) Casini per nascondere i casini (bancari)

La Commissione d'inchiesta bancaria è un'idea bislacca "da tempo di elezioni"

Pierferdinando Casini

di Red

SIENA. La decisione di dare vita a una Commissione di inchiesta sulle banche italiane a tanti anni di distanza dai fatti (l’acquisizione di Antonveneta da parte di MPS, ovvero la madre di tutte le sciagure, è del 2008) è già di per sè una iniziativa bislacca, anche se presa dal Parlamento italiano. Visti gli esiti di quella organizzata dalla Regione Toscana, cioè il nulla all’atto pratico, se non il rimettere insieme un elenco di fatti che non aiuta nemmeno a comprendere perfettamente il fenomeno, potevano evitarselo. Ma già, siamo sotto elezioni: gli argomenti che non ci sono bisogna pur inventarseli per dare agli elettori “fuffa” su cui accapigliarsi.

L’unica non-novità che dobbiamo registrare, ma solo perché altri non la faranno, è la consecutio temporis con quanto narrato su queste colonne fino ad oggi. La continuazione del sottile filo rosso di protezione dai cittadini dell’operato della politica e della alta finanza perpetrato dalla caduta di Mussari all’arrivo di Profumo, fino a quest’ultima gestione che illanguidisce alla gonnella di mamma Nazionalizzazione. Proprio quell’entrata “corposa” dello Stato, aberrata dalla classe dirigente senese e piddina nazionale, evocata come spettro della fine da un Profumo protagonista della festa dell’Unità e, infine, accettata, probabilmente dopo aver insabbiato quasi tutto quello che ancora non ci è dato sapere con lapalissiana chiarezza.

Adesso a completare l’opera arriva Pier Ferdinando Casini, il difensore della famiglia, convolato in seconde nozze con quell’Azzurra Caltagirone di cotanto padre, proprio in Piazza del Campo dal sindaco Maurizio Cenni.
Un politico per tutte le stagioni – almeno una presidenza l’ha sempre avuto fin dai tempi dei tempi – oggi nominato presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sul settore bancario, eletto a maggioranza assoluta (21 voti su 40). Che sarà quindi pronto, prontissimo, a indagare sul suocero che, come racconta una nota dei grillini della commissione Finanze, “E’ l’ennesimo indizio di un cortocircuito perverso tra politica e interessi delle banche, dato che Casini dal marzo scorso è socio della Fondazione Carisbo, azionista di Intesa San Paolo, ed è vicino da lungo tempo a Cesare Geronzi e altri noti banchieri. Si evidenzia poi il legame di ferro tra Casini e il suocero Francesco Gaetano Caltagirone che oltre a essere il maggiore finanziatore dell’Udc è stato fino al 26/1/2012 vicepresidente e azionista di MPS. Nel 2009 Mps, attraverso Antonveneta, poi incorporata in Mps Immobiliare, ha venduto immobili proprio alla Immo 2006 srl, società controllata da Caltagirone. Costo dell’operazione: 37,58 milioni di euro. Si profila perciò un evidente conflitto d’ interessi. La presidenza Casini sarebbe la pietra tombale sui lavori della commissione e lo stesso senatore lo ha fatto intendere il 5/4/2017, quando dal suo blog la definiva un “impasto di demagogia e pressapochismo”.
Ci piacerebbe poter accedere ai verbali dei Consigli di Amministrazione del Monte dei Paschi fino al 2012 e poter leggere quante operazioni sono state autorizzate senza la copertura rischi per favorire questo o quello a danno della banca, tanto da accumulare i crediti inesigibili che hanno affondato Rocca Salimbeni. Noi ne conosciamo qualcuna, come i mutui erogati per la vendita dei marchi Siena Calcio e Mens Sana Basket senza alcuna copertura. Ma solo perché hanno avuto una forte e chiara connotazione pubblica. 
E come è noto, degli iceberg si vede solo la punta.