Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Mancini e i dubbi sul ruolo di Mediobanca

L'advisor (consulente) della Fondazione è anche il leader dei creditori

di Red 
SIENA. Nel pomeriggio di mercoledì è stato reso noto che la Time & Life S.A. (T&L), società con sede a Lussemburgo e facente capo al banchiere Raffaele Mincione, lo scorso 30 marzo ha acquistato 117.985.581 azioni ordinarie della Banca Monte dei Paschi, pari all’1,010% del capitale, confermando le indiscrezioni dei giorni scorsi. Raffaele Mincione dice di aver scelto MPS perché “sotto la guida di Alessandro Profumo potrà ritornare ad esprimere il suo giusto valore. Come ho avuto modo di affermare più volte, credo molto nell’euro, oltre che nell’Europa e nell’Italia, che hanno ancora molto da esprimere sul piano economico”.
Intanto che aspettiamo che tutto questo si avveri, registriamo il calo continuo del valore dell’azione: -2,87% a euro 0,3043, in continua picchiata da un mese a questa parte. Quella che fu una delle banche più solide del mondo adesso è terra di frontiera con tanti nomi che vanno e vengono per “fare affari”. Dovremo abituarci.
Ci sarano anche i ribassi dovuti alle incertezze della situazione spagnola e ai conti pubblici italiani, che – con la recessione in atto – potrebbero subire diversi cambiamenti e inasprimenti della tassazione a carico dei cittadini, come il default controllato della Grecia insegna e fa credere a molti che certe “ricette” (visti i risultati sui pazienti quasi moribondi), potrebbero essere non tanto esatte. Quasi come le previsioni dell’Eba: visto che lo spread stava ritornando su valori accettabili, qualcuno ha ben pensato che non ne devono godere i cittadini europei, che sono polli da spennare, ma la speculazione, che ha sempre una marcia in più dei politici. Intanto stime di analisti dicono che i tedeschi hanno difficoltà a vendere in Europa, perchè in Europa non ci sono soldi: la cura Merkel sta distruggendo anche chi era sano fino ad oggi, cioè i suoi concittadini?
Secondo la Consob, alla data del 3 aprile i soci di MPS erano così suddivisi: 40,543% Fondazione MPS, 4% Finamonte Srl (Aleotti), 2,988% Unicoop Firenze, 2,723% JP Morgan Chase & Co. Corporation, 2,525% Axa Sa, il 49% rimanente o in quote inferiori al 2% o sul mercato di borsa. Per la fine della settimana si dovrebbero registrare le ultime vendite annunciate da Palazzo Sansedoni, che porterebbero la quota al 35,5% come da accordi presi con i creditori ormai tristemente famosi, che aspettano di dividersi la torta di oltre 500 milioni. E poi rinegoziare il residuo a scadenze, speriamo, possibili, visto che chi contratta per conto della Fondazione ha già dimostrato “con ampia facoltà di prova” di non avere la sfera di cristallo per immaginare scenari di redditività. E, dato che sono stati venduti tutti i gioielli buoni, (Mediobanca, Sator, F2i ecc.) la redditività non potrà che venire esclusivamente da Rocca Salimbeni. La firma di un altro covenant, a garanzia del pagamento del debito rimanente, sarebbe da evitare.
Proprio i creditori potrebbero essere stati all’origine dell’incomprensibile calo del valore del titolo (molto superiore alle medie di borsa del periodo). dopo aver contratto debito nel luglio scorso, fino a quell’infimo 0,197 euro. D’altra parte sono soggetti che operano in Piazza Affari anche loro.
Addirittura Mediobanca dovrebbe essere l’advisor che consiglia la Fondazione. Ci piacerebbe leggere un rapporto dell’istituto di Piazzetta Cuccia che, ottemperando al suo ruolo nel marzo/giugno 2011, avesse sconsigliato Mancini & C. dall’indebitare Palazzo Sansedoni per coprire l’aumento di capitale di MPS, viste le previsioni negative sull’andamento dei titoli azionari, che tutti conoscevano. E che la Deputazione – di sua iniziativa o obtorto collo accettando supinamente decisioni altrui – avesse deciso che si andasse avanti comunque. Invece, pagata per consigliare, Mediobanca è il leader dei creditori.
Ma visto che la Consob, come insegna il caso Fonsai, pare che stia lassù a controllare chissà che, e che la Banca d’Italia non sia molto attiva in proposito, non sapremo mai come sono andate veramente le cose.
Seduto al suo posto nella sala delle riunioni, Gabriello Mancini ha davanti a sé il bozzetto in terracotta del Caino di Giovanni Duprè (la statua è conservata all’Hermitage). Chi lo avrà tradito dentro e fuori le mura di Siena?