Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Luca Furiozzi: “M5S: io scendo qui”

Luca Furiozzi

SIENA. Da Luca Furiozzi riceviamo e pubblichiamo.

“Mi sono iscritto al Blog di Beppe Grillo nel marzo del 2007, due anni e mezzo prima che fosse fondato il Movimento 5 Stelle. Da allora, per oltre 11 anni, mi sono battuto insieme ad alcuni amici per quello che pensavo fosse il bene della città e del Paese. Non è stato facile affrontare il PD senese, forte di un potere istituzionale e finanziario molto al di fuori della nostra portata, ma lo abbiamo fatto. Ne abbiamo tutti pagato le conseguenze, chi più chi meno, ma pensavamo di fare la cosa giusta e abbiamo agito con spirito di servizio nei confronti della nostra comunità. E’ stata dura, ma possiamo dire di aver contribuito a far nascere e crescere il Movimento 5 Stelle a Siena e nella sua provincia, e non solo.

Ma negli ultimi 2 anni tutto è cambiato.

A partire dal dicembre 2017, quando abbiamo dovuto ingoiare il nuovo statuto e la nuova associazione e la contestuale trasformazione del movimento dell’”uno vale uno” in un partito azienda incardinato ad uno statuto brutalmente autoritario.

Abbiamo dovuto sopportare la cancellazione arbitraria di decine di validissimi attivisti alle parlamentarie del 2018 così come la presenza, nelle stesse liste, di soggetti del tutto estranei al MoVimento e ai territori di riferimento. In particolare in Toscana, e peggio di altrove proprio a Siena.

Abbiamo dovuto subire perfino la carognata inqualificabile della mancata certificazione della lista senese alle elezioni amministrative del 2018, pur in presenza di un gruppo storico che negli anni aveva costruito contenuti politici importanti per tutto il MoVimento, anche a livello nazionale e regionale.

Abbiamo dovuto sopportare il contratto al ribasso con la Lega, pur sapendo benissimo dove avrebbe potuto portarci; anche se nessuno osava pensare che avremmo dovuto strisciare fino a concedere l’impunità a Salvini sulla questione Diciotti, dopo aver affermato per anni che ci si difende “nei” processi e non “dai” processi.

Oggi subiamo l’onta finale: il patto mortale con il PD di Matteo Renzi. Il PD dei banchieri, il Pd del referendum che avrebbe trasformato il paese in un’oligarchia autoritaria, il PD dello scandalo MPS, solo per citare alcuni fra i casi più imbarazzanti.

Mi dispiace, ma proprio non ce la faccio a ingoiare una roba simile. Il fatto che questo nuovo “contratto” sia in realtà il suicidio assistito del M5S, o di quello che ne rimane, è in fondo il male minore. Né mi interessa capire come il 96% in favore del contratto con la Lega possa diventare oggi il 79% a favore del contratto con il PD.

Con il voto online del 3 settembre, la spinta propulsiva del M5S (per usare le parole di uno che se ne intendeva) si è definitivamente spenta.

Io scendo qui.

Anche se ciò mi addolora profondamente, non posso accettare che il movimento cui ho dato tempo, denaro, energie (quando eravamo davvero in pochissimi a farlo) diventi ora la sponda del soggetto politico che ha drogato, instupidito e infine spogliato la mia città, e non solo quella, compromettendo la dignità della nostra comunità e il futuro dei nostri figli. 

Un dolore alimentato dalla consapevolezza che tutto ciò è avvenuto principalmente per evitare che qualche miracolato tornasse a un lavoro normale, per chi lo aveva, dopo aver toccato con mano anche solo una parte dei privilegi destinati ai nostri politici.

A tutti coloro che per interessi privati e per ambizione personale hanno trasformato il movimento della democrazia diretta in un partito azienda comandato da due persone, che hanno svenduto la nostra “rivoluzione gentile” per qualche sontuosa mensilità in più, vorrei dire quello che avrebbe detto Beppe Grillo, se fosse ancora del MoVimento: andate a fare in c..o!

Voglio infine salutare con affetto e gratitudine le centinaia di persone incontrate durante questo tragitto. Persone cui avrei affidato senza esitazione le chiavi di casa mia così come quelle del Paese.

Attivisti meravigliosi che hanno provato a essere le parole che dicevano, a diventare essi stessi protagonisti del processo di allargamento della base democratica del Paese, e a ragionare in termini di generazioni e di futuro.”.