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Legacoop e Confcooperative rispondono a Vigni e Campanini

Cambi e Marchi:

SIENA. “La cooperazione sociale di tipo A presente nella Provincia di Siena è composta da 34 cooperative che danno lavoro a circa 1600 addetti. Uomini e donne che, ogni giorno, si impegnano con grande professionalità e responsabilità nell’assistenza a anziani, bambini e disabili anche aiutando le loro famiglie nel lavoro di cura quotidiana. E’ questo un grande patrimonio sociale e culturale del nostro territorio, che aiuta a mantenere una coesione sociale che nessuno si può permettere di disperdere o offuscare. Il difficile momento che vive l’Italia e in particolare il sistema Siena dovrebbe imporre, a tutti coloro che si candidano per amministrare le istituzioni pubbliche, la consapevolezza che dalla crisi attuale o se ne esce tutti assieme o non ne esce nessuno. Non esistono più le condizioni che permettono di contrapporre le varie parti della nostra comunità per fare prevalere l’interesse di uno sull’altro, oggi c’è l’esigenza imprescindibile di perseguire esclusivamente obiettivi comuni”. Con queste parole Loreno Cambi e Mario Marchi, rispettivamente presidenti di Legacoop e Confcoop di Siena, replicano alle considerazioni espresse da Laura Vigni, candidata sindaco al Comune di Siena e da Ernesto Campanini, candidato nella lista Sinistra per Siena, nel documento intitolato “L’infelice favola delle cooperative sociali di tipo A” apparso anche sugli organi di stampa.

Gestione trasparente e integrata delle cooperative per un sistema di servizi efficace ed efficiente. “Entrando nel dettaglio delle questioni sollevate dall’intervento – spiegano Cambi e Marchi – ribadiamo l’assoluto rispetto da parte delle nostre cooperative sociali del contratto collettivo nazionale di riferimento nonché l’adozione della più ampia e assoluta trasparenza nella gestione, garantita dal sistema di revisioni non solo contabili a cui sono sottoposte, da parte delle Associazioni di Categoria di riferimento e da parte di tutti gli organi di controllo individuati dalla Legge. Le Cooperative aderenti a Centrali Cooperative, come LegaCoop e Confcooperative, sono quelle che hanno più controlli rispetto a quelle non aderenti a nessuna centrale cooperativa. “E’ vero – proseguono i due presidenti – che i livelli salariali dei lavoratori, soci e non, delle cooperative sociali sono sicuramente più bassi di quelli del pubblico impiego, ma ciò solo in relazione ai differenti risultati a cui hanno portato le trattative sindacali di settore, e sempre nel rispetto delle leggi. Non si possono strumentalizzare per fini politici singoli casi particolari, gettando discredito su un intero sistema che ha garantito fino ad oggi servizi a tutte le fasce più deboli della nostra società. E’ bene ricordare inoltre che la catalogazione delle cooperative in “rosse e bianche” ormai fa parte di una visione politica superata, assolutamente strumentale ed anacronistica: Legacoop e Confcooperative a livello nazionale hanno dato vita all’Alleanza delle Cooperative Italiane, rappresentate da un unico portavoce, e a livello locale collaborano con continuità e proficuamente”.

L’adozione di un codice etico per evitare conflitti di interesse. “Per quanto riguarda il tema delle dimensioni delle cooperative – proseguono Cambi e Marchi – occorre ricordare che, come insegnano le conoscenze basilari dell’economia, in un mercato, che guarda ben oltre le mura di Siena, le piccole cooperative si dimostrano meno competitive, proponendo agli utenti livelli di qualità e alle stazioni appaltanti prezzi dei servizi, che sempre più con difficoltà, reggono la concorrenza delle grandi cooperative che, anche, ma non solo, in ragione delle loro dimensioni, riescono a effettuare economie di scala e a garantire un’organizzazione che non conta solo sulla buona volontà, ma anche su alti livelli di professionalità. Da tempo – spiegano ancora i due presidenti – sosteniamo la necessità di porre fine alle gare al massimo ribasso (non solo nel settore del sociale) e chiediamo, anche in quelle gestite con il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa, quindi che valorizza la qualità del servizio offerto, che gli enti verifichino costantemente, durante tutta la durata dell’appalto, il rispetto del CCNL e delle altre normative cogenti. Così come riteniamo senz’altro opportuna, laddove non è già in essere, l’adozione di codici etici che evitino conflitti di interessi tra chi svolge incarichi di governance, all’interno delle cooperative e altri incarichi politici o sindacali”.

Le cooperative come strumento utile al rilancio di Siena. “E’ opportuno far presente – concludono Cambi e Marchi – anche richiamando la legge 381/1991, che le cooperative sociali, nella forma e nella sostanza, sono quel soggetto socio-economico, in effetti unico, a cui lo Stato delega parte della propria funzione pubblica. Per questa ragione non è possibile equiparare l’esternalizzazione praticata da enti, pubblici o privati, in favore di soggetti economici terzi, con quella effettuata da enti locali in favore delle cooperative sociali. Proprio per il fondamentale e riconosciuto ruolo sociale, economico e occupazionale svolto da tutte le cooperative sociali e più in generale da tutto il sistema cooperativo, invitiamo tutti i candidati alle elezioni amministrative per il Comune di Siena a considerare il contributo delle nostre associazioni di categoria e delle nostre cooperative, come un elemento utile al perseguimento del rilancio della nostra città”.

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  • G.BARI

    Se le fattispecie evidenziate da Laura possono essere smentite in modo diffuso allora forza, fatevi avanti ed evidenziateci gli esempi… che purtroppo non ci sono.
    Le Coop sociali sono il pi