Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Le Rsa del Monte contro il piano industriale

"Profumo tenta di giustificare le drastiche misure sul costo del lavoro"

SIENA. Dal Coordinamenti RSA – Banca Monte dei Paschi riceviamo e pubblichiamo.

L’intervista rilasciata all’Espresso dal Presidente del Gruppo MPS, Dott. Alessandro Profumo, ha il “pregio” di fare giustizia in un colpo solo di due strategie messe in atto dalla Banca in questi giorni, al fine di dividere i Lavoratori e di delegittimare il Sindacato: la drammatizzazione della situazione della Banca e la minimizzazione delle ricadute sul Personale delle misure previste dal Piano Industriale.
Per quello che riguarda la situazione della Banca, il Presidente afferma chiaramente che la BMPS è solida e che gli interventi sul capitale sono stati resi necessari da una richiesta dell’EBA, che ha modificato in corso d’opera i parametri di riferimento, e che comunque il possesso di Titoli di Stato, da lui giudicati eccessivi, crea una situazione nella quale la carenza di capitale nasce da un credito che la Banca ha verso lo Stato stesso.
Situazione sicuramente delicata e da affrontare – come peraltro le OOSS sono pronte a fare da mesi – ma che non giustifica in alcun modo le misure draconiane previste dal Piano Industriale. Se il tema è quello della redditività non si capisce perché la soluzione stia nella distruzione di posti di lavoro, nella precarizzazione, nell’abolizione delle garanzie normative. E soprattutto non si capisce perché non si affronti il tema delle strategie commerciali. Lo abbiamo ripetuto più volte: la Banca è da mesi abbandonata a se stessa, ed i risultati che si producono sono esclusivamente frutto della professionalità e della dedizione dei lavoratori.
Per quanto riguarda la minimizzazione delle ricadute sul Personale, emerge chiaramente come l’intendimento dell’Azienda sia quello di recuperare totale discrezionalità sulle assunzioni, sul salario, sulle progressioni di carriera, sulla gestione della mobilità territoriale, sulla sicurezza. D’altro canto la cultura che ispira tale impostazione è molto ben rappresentata dal clima di pressioni e di intimidazioni instaurato all’approssimarsi dello sciopero.
Le esternalizzazioni, che violano le previsioni del nuovo CCNL, vengono confermate, e dovrebbero riguardare – i numeri non mentono – sia Lavoratori del Consorzio che Lavoratori della Direzione Generale e della Rete. La stessa ventilata minaccia del trasferimento della sede della Direzione Generale – qualora non venisse accettata l’impostazione aziendale – appare più come un elemento che l’Azienda intende comunque realizzare piuttosto che un rischio da evitare.
Il Presidente non si risparmia neanche la deriva populista, quando fa riferimento ad agibilità sindacali abnormi, ingenerando volontariamente confusione fra agibilità centrali e territoriali, entrambe necessarie alla gestione degli Accordi. Dimentica inoltre di riferire che al Monte dei Paschi l’attività sindacale è, sotto il profilo economico, ed anche nel caso di convocazioni di parte aziendale in tutte le sedi territoriali, completamente a carico delle organizzazioni sindacali stesse. Il mancato confronto con altre realtà creditizie, in questo caso, è frutto di distrazione o di astuzia? In ogni modo il Presidente dovrebbe sapere che per ridiscutere i permessi sindacali non è necessario disdettare il Contratto Integrativo, quanto ridefinire i contenuti di un particolare Accordo.
In quanto alla volontà, che emerge dall’intervista, di dare lezioni sui criteri di sana gestione, vorremmo ricordare al Presidente che sulla vicenda delle nomine, anche quelle più recenti, l’autonomia e la trasparenza non si sono affatto notate.
Al Presidente vorremmo infine ricordare, sempre in materia di correttezza, che una Banca che ricorre all’aiuto dello Stato, pur nelle condizioni sopra descritte, dovrebbe pretendere da chi la rappresenta una chiarezza maggiore rispetto a vicende che ne riguardano l’onorabilità, ed attuare una politica retributiva del Top Management fondata su criteri di trasparenza, e soprattutto in grado di evitare le oscene differenze salariali esistenti (espresse con il rapporto di 1 a 100, fra retribuzioni di base e retribuzioni apicali), che sono state oggetto di contestazione da parte delle Autorità di Vigilanza, delle Segreterie Nazionali e dell’ABI stessa.