Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Fondazioni e "affondazioni". Chi molla la presa?

Dalla crisi ai mercati liberi dalla morsa politica

di Red

SIENA. Le uscite allo scoperto dei presidenti di Cassamarca e Fondazione MPS della scorsa settimana hanno incuriosito la stampa italiana, che si è gettata a capofitto nello studio della crisi nella crisi: ovvero le Fondazioni bancarie, che hanno finito la benzina in una somma variegata di errori e sottovalutazioni. Infatti, delle 12 più importanti ce ne sono due che vanno ancora bene, Carimonte Holding e Fondazione Carige, in cui la svalutazione del libro partecipazioni è abbastanza relativa, e ci sono i pesantissimi casi di Cariverona, che soffre di una minusvalenza teorica dell’80% sul titolo Unicredit, e Fondazione MPS. Palazzo Salimbeni, infatti, come andiamo scrivendo da tanto, vede iscritta a bilancio (ma il pubblico lo potrà vedere solo nella tarda primavera 2012, quando la Deputazione attuale sarà stata cambiata, ringraziata e possibilmente ricollocata a far danni altrove), una minusvalenza “solo” del 57% sulle azioni MPS possedute, ma aggravata perché portatrice di debiti per 760 milioni, fatti per sottoscrivere l’ultimo aumento di capitale. 760 milioni sono quelli che si arriva a contabilizzare da noi, perché naturalmente la Fondazione non dà alcuna informazione al riguardo. La privacy protegge la Deputazione, non i cittadini senesi e il loro diritto di sapere cosa hanno fatto e come hanno gestito la proprietà comune. Altra acqua sta imbarcando la navicella Fondazione MPS dalla partecipazione in Mediobanca, anch’essa oggetto di minusvalenza. Ma in questo problema delle partecipazioni siamo in buona compagnia. Infatti testate come il Corriere della Sera mettono in dubbio l’attendibilità dei bilanci bancari. La domanda è:  “Svalutare o non svalutare?”.

A luglio, sotto dettatura Abi, il governo ha reiterato un decreto che permette alle fondazioni di lasciare al costo storico le partecipazioni immobilizzate nelle banche e in altre società, se gli amministratori ritengano la perdita di valore transitoria. Mancini sicuramente, come gli altri, non si farà sfuggire l’occasione offerta dall’aleatorità della legge. Per quanto tempo? I nodi verranno al pettine abbastanza presto: già si sono interrotti i flussi di erogazioni ai territori. Le rate dei mutui in essere, senza rassicurazioni della Fondazione, sono a rischio. Qualcuno ci dovrà far sapere se verranno onorate le nove rate residue del mutuo dell’ Azienda Ospedaliera da 2,8 milioni di euro oppure vedremo la vendita all’asta del nuovissimo “Centro di Chirurgia Robotica”.

Poi c’è il problema sempre più pressante della ricapitalizzazione delle banche. Piaccia o non piaccia, i primi cinque istituti di credito nazionali necessitano di altri 13 miliardi di aumento di capitale, di cui circa 6 per Unicredit e 2 per MPS. E’ qui che le recenti dichiarazioni di Comune, Provincia e Fondazione di “salvaguardia del bene comune senese e della non scalabilità di Rocca Salimbeni” diventano pietosi esercizi di retorica per il popolino. Non ci consoli il fatto che le banche francesi e tedesche avranno alla fine dei conti bisogno di ricapitalizzazioni più ingenti, esposte come sono con i titoli di stato greci,  con i residui dei subprime, le perdite sui crediti. Il cinese si è squagliato, per ora, e il cavaliere bianco arabo sta alla finestra. Ma in entrambi i casi ci metteremo qualche nuovo padrone in casa, tutti lo negano, ma è l’arte in cui si sono dimostrati i migliori, fino ad oggi.

E a proposito di azioni MPS, continua la saga Goldman Sachs. Avendo preso l’impegno di collocare sul mercato le privilegiate messe in vendita dalla Fondazione a un prezzo che, viste le attuali quotazioni, sarebbe un bagno di sangue, le azioni in questione non si sa esattamente dove e come siano parcheggiate. Ma è sicuro che la banca d’affari si sta sfilando dall’ aumento di capitale Bipiemme, e gira al largo da Siena. Sarà una nuova ricapitalizzazione difficile, quella che ci attende, e scatterà all’indomani della soluzione del rebus Unicredit, in cui le varie fondazioni presenti dovranno subire il ridimensionamento finale, che le estrometterà dalla gestione di Piazza Cordusio. Così l’ultimo autogol della politica si sarà siglato e finalmente si entrerà nel libero mercato.