Dall’assemblea Mps: Morelli per sei mesi sotto il controllo della Bce

L'ha rivelato l'amministratore delegato rispondendo all'intervento di Marco Sbarra

SIENA. Dall’assemblea dei soci del Monte dei Paschi del 12 aprile.

Riportiamo l’intervento di Marco Sbarra all’assemblea Mps del 12 aprile scorso

“L’attuale precaria situazione del Monte dei Paschi di Siena ha radici lontane nel tempo. Voglio raccontare un aneddoto. Come dipendente, negli “anni d’oro” dell’azienda ho ricevuto migliaia di azioni Bmps quale corrispettivo dei premi aziendali. Le ho mantenute nel tempo, ma ahimé, a forza di continui raggruppamenti si sono volatilizzate, tanto che per partecipare all’assemblea odierna ho dovuto acquistare una nuova azione. Migliaia di euro andati in fumo, che nel loro piccolo rappresentano una metafora del decadimento di una banca fino a pochi lustri fa ricca e carica di prestigio.

Per comprendere la genesi dell’ennesima perdita miliardaria del bilancio Mps è imprescindibile riandare alle scelte dei vertici compiute fra il 2007 e il 2009, al tempo fatidico di Antonveneta, madre di tutte le digrazie del Monte e “delitto” a tutt’oggi misterioso e impunito.

E chi meglio dell’attuale Amministratore Delegato, che abbiamo la fortuna di avere qui davanti a noi, potrebbe spiegare i tanti perché ancora insoluti delle decisioni che hanno creato i presupposti per la crisi endemica della banca?

Perché Lei, dottor Morelli, in quell’ ”epoca era il numero tre di Rocca Salimbeni, già Vice Direttore Generale, poi Responsabile del Gruppo di lavoro incaricato di raccogliere i finanziamenti necessari per la realizzazione dell’affare, infine Cfo.

Ha sempre sostenuto, anche di recente come testimone al processo Mps di Milano, che nel 2010 “ho ritenuto opportuno uscire da Mps…perché il mio modus operandi non era allineato. I miei comportamenti erano disallineati rispetto allo standard della casa” (Il Sole 24 Ore 8 marzo 2018).

Ha insistito e ripetuto di aver appreso del collegamento fra la ristrutturazione del derivato Alexandria con Nomura e l’acquisto dei 3 miliardi di Btp 2034 solo nel 2013, tre anni dopo le sue dimissioni da Cfo. Lei era uno dei massimi vertici operativi, ma le responsabilità delle scelte scellerate furono solo di Mussari e Vigni e, se occorre, delle strutture operative che gerarchicamente dipendevano da Lei.

Soffermiamoci un attimo sulle questioni Alexandria e Fresh. Con riferimento alla prima esistono numerose e mail risalenti al 2009 con le quali alcuni organi di vertice la mettevano al corrente del collegamento citato, se non giuridico, certamente strutturale. In particolare sul Fatto Quotidiano.it del 9 ottobre 2016 viene riportata una e mail inviatale da Giovanni Conti, all’epoca Risk Manager, in cui viene evidenziata chiaramente tale liaison. Scrive Conti: “Tale operazione (acquisto Btp) si riferisce al finanziamento di titoli di Stato (Btp 5 agosto 2034) per circa 3 miliardi legati alla ristrutturazione dell’operazione Alexandria”.

Veniamo all’aumento di capitale di un miliardo riservato a JP Morgan, il famoso Fresh, del quale al processo Mps-Antonveneta di Milano si dovrà stabilire la vera natura.

L’ipotesi avanzata dai Pubblici Ministeri è che quello strumento innovativo in realtà sia servito per mascherare il fatto che il Monte non fosse in possesso dei requisiti patrimoniali richiesti dalla Banca d’Italia per l’acquisizione. Rocca Salimbeni, come un prestidigitatore provetto, avrebbe fatto passare per aumento di capitale un finanziamento concessole dalla banca statunitense.

Chi era il Responsabile di quel progetto? Lei e, se mai ce ne fosse bisogno, lo testimoniano due delle tre indemnity rilasciate dal Monte dei Paschi in favore, direttamente o indirettamente, di JP Morgan. Il concetto viene ribadito dal suo subordinato Raffaele Giovanni Rizzi, in quel periodo Responsabile dell’Area Legale: “Morelli era il responsabile del progetto e colui che andava informato su tutto del progetto”. La banca “amica” statunitense all’epoca era di casa in Monte dei Paschi. Sempre secondo Rizzi fu Lei assieme a Massimo Molinari, Responsabile della Tesoreria, a selezionare JP Morgan per il Fresh.

Con la prima garanzia, da Lei firmata il 15 aprile 2008, il Monte garantiva l’aumento di capitale Fresh di un miliardo di euro con capitale proprio, assegnando in pratica a JP Morgan il particolarissimo status di socio senza rischi. La seconda venne firmata da Massimo Molinari, solo dopo il suo benestare, il 10 marzo 2009 nel bel mezzo di un’assemblea degli obbligazionisti Fresh chiamati ad approvare le modifiche al contratto pretese da Bankitalia e fu rilasciata a favore di Bank of New York in qualità di mandataria per il collocamento dei titoli.

Il Monte garantiva ad alcuni primari obbligazionisti del Fresh il pagamento delle cedole anche nel caso non ricorressero le condizioni restrittive stabilite dalla Vigilanza, rischio che avrebbe dovuto essere di competenza di JPM. Evidentemente, dottor Morelli, in coscienza deve aver considerato quei comportamenti come “disallineati rispetto allo standard della casa”.

Fra le varie sorprese del Fresh ve ne è una davvero straordinaria. Nei contratti che lo regolavano vi era una clausola che probabilmente costituiva un unicum a livello mondiale: prevedeva l’obbligo per Mps di pagare una somma annuale milionaria a favore di JPM per il preteso costo da questa sopportato per l’appostazione in bilancio delle azioni di Rocca Salimbeni. Un socio davvero speciale “l’amico americano”, che oltretutto ottenne di versare solo 950 milioni di euro per il Fresh invece del miliardo previsto, perché 50 se li tenne a titolo di garanzia per il pagamento di quel costo.

Si ricorda Amministratore Delegato cosa rispose al P.M. Nastasi quando le chiese che cos’era il costo del bilancio? Morelli 1): “Eh…scusi? Che vuol…il?” Morelli 2): Cioé uhm…beh mi, mi…qualifichi che…che vuol dire il costo nel bilancio previsto” Morelli 3): “Questo non sono in grado di risponderle, cioé non, non, non ho elementi per darle una risposta”.

Ma come dottor Morelli, Lei era responsabile del finanziamento Fresh e non conosceva per nulla una clausola che privilegiava in modo così sfacciato JP Morgan a danno del Monte? Mah!

JP Morgan svolge un ruolo preponderante nel finanziamento dell’acquisizione di Antonveneta, finendo con l’assurgere alla posizione di dominus nei confronti di un Monte prono ai suoi diktat, eppure Lei afferma di non essersi accorto di niente.

L’ombra lunga della super banca americana riappare il 14 settembre 2016, giorno della sua nomina ad Amministratore Delegato, che la generalità dei media ha celebrato come un’imposizione di JP Morgan operata tramite l’opera dei fedeli esecutori Renzi e Padoan.

A mero titolo di informazione ricordo che (leggo dal curriculum da Lei redatto) Prima di entrare nel Gruppo Mps Marco Morelli era Amministratore Delegato e Direttore Generale di JP Morgan Italia e membro del Comitato esecutivo della JP Morgan Europa”.

Con riferimento al Fresh, Bankitalia – come riferito dal Il Fatto Quotidiano.it il 9 ottobre 2016 – le ha comminato l’8 ottobre 2013 una multa di 208.500 euro viste la gravità del comportamento (da Lei) tenuto”e le molteplici violazioni”.

Nelle motivazioni del documento si legge che il comportamento di Morelli (cito sempre la stessa fonte) “risulta di particolare gravità considerato che egli ha partecipato a tutte le fasi dell’operazione, dalle prime interlocuzioni (periodo al quale risale l’indemnity del 2008, da lui stesso sottoscrita) fino alla definizione del termination agreement. Tale documento, non può verosimilmente essere stato formato e sottoscritto a sua totale insaputa”.

Poi si prosegue spiegando che “Morelli seguiva da vicino l’operazione di acquisto di Antonveneta e le correlate operazioni di rafforzamento patrimoniale. In particolare partecipava, anche in virtù delle specifiche competenze professionali, alle fasi più significative dell’operazione Fresh, fin dalla sua iniziale strutturazione”. “Il sig. Morelli, inoltre, conosceva l’esistenza (come risulta comprovato dalla e-mail del 12.3.2009, della indemnity rilasciata nel 2009. All’ex dirigente non poteva sfuggire la necessità di trasmettere tale documento alla Vigilanza: la garanzia in esame riportava in capo a Mps il rischio di impresa in ordine alla quota parte di notes Fresh su cui insisteva”.

Ora come sia possibile che Bankitalia, dopo un simile verdetto di condanna, si sia avventurata in un triplo salto mortale all’indietro e, insieme alla Bce, abbia tacitamente approvato – chissà perché con motivazioni secretate – la delibera del cda del Monte che riconosce i requisti di correttezza ed indipendenza nella persona del dottor Morelli, è uno dei tanti misteri della vicenda Monte. In Via Nazionale evidentemente i criteri di valutazione godono di una elasticità infinita. Per completezza ricordo che la sanzione di Bankitalia non è ancora divenuta definitiva in quanto l’Amministratore Delegato ha proposto ricorso. Colgo l’occasione, dottor Morelli, per invitarla a renderci noto se vi siano aggiornamenti in proposito.

In conclusione:

1) Marco Morelli è in possesso dei requisiti di onorabilità e indipendenza imposti dalle leggi per lo svolgimento del suo incarico al Monte?

2) L’attuale Amministratore Delegato può legittimamente rappresentare la invocata discontinuità rispetto al management responsabile della vicenda Antonveneta?

Esorto i soci qui presenti ad esprimersi. Per parte mia, Egregio Amministratore Delegato, la invito ad assumersi le responsabilità che le competono e a rassegnare le dimissioni. Oltretutto non mi sembra che il Monte dei Paschi di Siena abbia tratto un grande giovamento dalla sua conduzione, come si evince da alcune sue recenti uscite “estemporanee”. Grazie alle quali abbiamo appreso qual è il vero problema del Monte: gli orologi che i 23 mila dipendenti-bamboccioni si ostinano a portare al lavoro. Un vizio davvero insopportabile. Le ricordo che comunque è già pronta per Lei una buonuscita milionaria in azioni proprie del Monte. Mica male…

Marco Sbarra”.

Qui potete ascoltare la risposta dell’amministratore delegato Marco Morelli