Commissione d’inchiesta sulle banche: il peso dell’aria fritta

Mps, Banca Etruria, banche vicentine: ci sarà qualcuno che pagherà?

di Red

SIENA. Domani (17 ottobre) la Commissione d’inchiesta sulle banche comincerà i propri lavori pubblici, seguendo il copione già scritto e dal finale prevedibile: dovendosi chiudere nei primi mesi dell’anno la legislatura – fatto che di per sè rendeva inutile l’istituzione della detta commissione – in fretta e furia si faranno quattro/cinque convocazioni di testi per poi santificare l’operato della politica, che come è noto, non è attività che incide sulla realtà e sui cittadini, che si potrà ripresentare con nuova verginità alla prova elettorale. E non vi preoccupate di un intervento a Siena dei commissari guidati da un Pierferdinando Casini, che ,dopo aver tuonato per anni contro l’istituzione di commissioni parlamentari, si è coerentemente convertito a presidente di questa pur in conflitto di interessi, visto che – solo per inciso – sarebbe socio della Fondazione Cassa Risparmio di Bologna ed ex genero di un consigliere d’amministrazione di Monte dei Paschi.

Come dichiarato dall’onorevole al Corriere della Sera, si tratterà di dare una scorsa alle banche venete e, semmai si arrivasse a Banca Etruria si vedrà se eventualmente convocare Renzi e la Boschi. Non essendo calendarizzati, è chiaro come il sole che non ci arriveranno altrimenti santificherebbero pure loro, un regalo che in campagna elettorale non si può concedere a nessuno.

Contestato da una parte della stampa per aver di fatto escluso Etruria e MPS dalle indagini, poi Casini è corso ai ripari inviando una istanza ai presidenti Bankitalia e Consob, Ignazio Visco e Giuseppe Vegas, “chiedendo di acquisire ogni elemento istruttorio utile all’inchiesta parlamentare, per tutti gli istituti finiti in default. L’istanza, si legge in una nota, riguarda “Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Monte dei Paschi di Siena, e le quattro banche in risoluzione: Marche, Etruria, CariChieti e CariFerrara”. Ma avevamo premesso che i tempi per una ragionevole istruttoria non ci sono, quindi stiamo ancora a farci prendere in giro dall’aria fritta. A Siena bastano e avanzano le Iene…
 
Ad Arezzo, a proposito di Etruria, dove le Iene sono arrivate solo per un caso di usura bancaria, invece sotto processo ci vanno amministratori e consiglieri di amministrazione. Perché lì un fallimento c’è e c’è pure un liquidatore che, dovendo fare il tentativo di recuperare quanta più grana è possibile, li ha citati anche in processo civile. Dilettanti: dalle parti di Rocca Salimbeni nemmeno un’ombra sull’operato dei consiglieri di amministrazione quasi che non votassero positivamente a ogni sollecitazione di Mussari e Vigni e che il loro voto non fosse determinante per il via libera prima a loro poi al Tandem per tutto quello che è stato combinato dal 2008 ad oggi.
Fino ad oggi, avete letto bene. L’ingresso nel capitale dello Stato non è significato nazionalizzazione tout court, lo spauracchio di Alessandro Profumo che non ha praticato l’arte di alzare il velo sulle malefatte. Morelli non ha il dovere – non essendo uomo dello stato del livello di Enrico Bondi in Parmalat ma neanche un semplice commercialista fallimentare come Giuseppe Santoni ad Arezzo – di cercare di recuperare qualcosa da un passato truffaldino giunto alla soglia dei dieci anni trascorsi. Certamente questo dovere non lo sente, non ne ha mai parlato: ed è facile capire da che parte sta.