Chiantibanca: maschere e pugnali

Andrea Bianchi e Claudio Corsi

di Red

SIENA. Davanti i sorrisi, alle spalle i pugnali ma senza spiegare un perché nei comunicati stampa. Sono diverse le storie che si intrecciano nelle impensabili - fino a poche ore fa - dimissioni del direttore generale Andrea Bianchi di Chianti Banca, che sono arrivate oggi, e subito seguite da altre dimissioni eccellenti dal Cda tra cui due vicepresidenti. La spaccatura si era manifestata già da tempo contro questo continuo "movimentismo" alla ricerca di un diverso posizionamento della banca, una delle realtà regionali più importanti nel settore del credito, che avrebbe previsto l'uscita dal circuito Iccrea e Federazione Toscana Bcc con l'incorporazione nelle Bcc del Trentino o Gruppo Trentino, istituto dieci volte più grande di quello di Fontebecci (che avrebbe trasferito tutto al Nord Italia lasciando in Toscana solo gli sportelli. E addio banca del territorio).

Ma quello che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stata l'ispezione della Banca d'Italia che ha stravolto i conti e i bilanci. ChiantiBanca avrebbe preparato un accantonamento di 40 milioni di euro per i crediti deteriorati, ma gli ispettori avrebbero riclassificato il tutto con nuovi parametri, chiedendo urgentemente al CdA di rettificare la somma fino a 120 milioni, il che provocherà un buco di bilancio con un passivo che per il 2016 sarà di 80 milioni di euro.

Dietro le dimissioni, insomma, c'è una critica fortissima verso la gestione Bini Smaghi e la volontà di non condividere le responsabilità e la fuga incomprensibile nel farsi assorbire da istituti più grandi.

E di sottostare a fortissime pressioni politiche che poco o nulla hanno a che fare con una banca.