Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

“Banda del 5 per cento”: nessun condannato

di Augusto Mattioli

SIENA. Tutti assolti. Praticamente non è mai esistita la organizzazione ormai nota come “banda del 5 per cento”.  Lo ha stabilito la sentenza di questo pomeriggio del presidente del tribunale di Siena Luciano Costantini. Il fatto non sussiste, quindi tutti assolti i  dieci  imputati accusati del reato di associazione a delinquere finalizzata alle truffe con operazioni  finanziarie con le quali ottenere guadagni personali.

Si conclude così una vicenda giudiziaria che aveva avuto inizio nel 2012 proprio tra le mura del Trubunale di Siena ed aveva causato un vero e  proprio scossone finanziario che aveva investito Mps, già interessata da altri filoni giudiziari.

Assolto, dunque, l’ex capo dell’area finanza  Gianluca  Baldassarri, ritenuto  dalla Procura di Siena la “mente” del gruppo, l’unico ad aver subito l’arresto, nell’ormai lontano 2013. Assolti anche l’ex capo del trading di Mps Alessandro Toccafondi, Pompeo Pontone, responsabile del desk di Londra di Mps, Antonio Pantalena, funzionario della banca, Italia Sinopoli, funzionaria di Bmps Finance, e Giorgio Filippetto, funzionario della sede di Londra della banca senese.

Per i promotori delle operazioni “fraudolente” il Pm  Antonino Nastasi aveva chiesto una condanna a  3 anni e 8 mesi ma il giudice ha deciso diversamente.

Piena assoluzione anche per i broker del gruppo italo-britannico-maltese Enigma, una delle società  che, sempre secondo la Procura senese, si occupava delle varie operazioni: si tratta di David Ionni, Maurizio Fabris, Fabrizio Cerasani, Luca Borroni.

Il giudice, parallelamente alla sentenza di non luogo a procedere ha anche disposto il dissequestro delle somme sequestrata nel corso della indagini.

Gianluca Baldassarri si è dichiarato soddisfatto dalla decisione del Tribunale. “ovviamente l’assoluzione mi fa piacere. Devo dire che era abbastanza scontata anche se non si può mai dire una cosa del genere in un processo penale. Purtroppo questa vicenda è nata da una lettera anonima scritta da soggetti che furono licenziati dalla banca che ha indotto in errore per lungo tempo la Procura. Poi dagli atti è emerso come stavano le cose” .