Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Bail-in: i clienti pretendono il tetto agli stipendi dei manager

Gli utenti (over 100mila euro) dovrano pagare i crac e le omesse vigilanze delle banche

ROMA. Il governo italiano, ha recepito la direttiva 2014/59/Ue per il risanamento e risoluzione del settore creditizio e degli intermediari finanziari, cosiddetta Brrd, che con lo strumento del cosiddetto “bail-in”, dal  1° gennaio 2016, addossa anche ai correntisti (per adesso con depositi superiori a 100.000 euro) i crac ed i dissesti degli istituti di credito, che avvengono anche per omessa vigilanza di Bankitalia, dopo gli azionisti  i possessori di debito subordinato, poi quelli di debito senior.

Le crisi bancarie già scoperte, come quelle di Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca Marche e Banca Popolare dell’Etruria, avvenute nel cono d’ombra della vigilanza di Bankitalia, che per gravità e dimensioni preoccupano di più il settore creditizio italiano, vedono allo studio la costituzione di una holding per il salvataggio, il rilancio e la successiva cessione sul mercato, con oltre 1,5 miliardi di euro di risorse necessarie fornite dal sistema, coinvolgere nell’operazione anche i titolari di obbligazioni subordinate, i cui bond pari a circa 700 milioni di euro potrebbero essere convertiti in partecipazioni azionarie con il concreto rischio di esproprio del sudato rispramio.

Venendo meno la natura privatistica delle banche, i cui crac ed omessi controlli dovranno essere ripianati dai soci e correntisti privati, non esistono più alibi ad un tetto per gli stipendi dei manager bancari e dei tecnocrati di Bankitalia, che Adusbef e Federconsumatori ritengono equo adeguare a 240.000 euro l’anno lordi non cumulabili, analogo alle retribuzione di manager pubblici, funzionari dello Stato e magistrati, così come previsto dall’art. 13 del D.L. 24/4/2014 nr. 66 relativo al taglio degli stipendi dei Dirigenti Pubblici, fissati da ora in poi ad un massimo di 240.000 euro lordi annui, Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale.

Poiché – secondo i dati diffusi dall’Eba (Authority bancaria europea) sono calati del 10% i banchieri europei che nel 2013 hanno guadagnato oltre un milione di euro l’anno, passati a 3.178, circa 352 in meno rispetto ai 3.530 del 2012, la cui concentrazione risiede nel Regno Unito (sono 2.080), mentre in Italia sono 138, una trentina in più del 2012, che in controtendenza hanno guadagnato di più, in media quasi 2 milioni di euro l’anno, contro gli 1,6 dell’anno prima, in controtendenza rispetto ai risultati di bilancio,  è sacrosanto che venga fissato il tetto di 240.000 euro lordi l’anno non cumulabili, ai manager bancari italiani ed ai dirigenti di Bankitalia, affinchè paghino anche loro le gestioni dissennate addossate ai depositanti

Elio Lannutti (Adusbef) –  Rosario Trefiletti (Federconsumatori)