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A Susanna Cenni (PD) non piace la manovra del governo

"Colpisce i redditi bassi e sostiene le rendite", dice la parlamentare

SIENA. “Opposizioni responsabili, ma profondamente contrarie e distanti dal merito del provvedimento che colpisce il lavoro, il welfare, le pensioni, gli enti locali e le imprese. E’ stato giusto raccogliere l’appello del Presidente Napolitano dopo la drammatica settimana che ha visto ballare pericolosamente i titoli di stato e il differenziale con Germania ed altri Paesi Europei. Siamo convinti che in passaggi come questi non si può scherzare e che occorrano anni di attenta riduzione dell’indebitamento del Paese, ma ciò non può avvenire sulle spalle di lavoratori, pensionati e soprattutto senza toccare le rendite ed i ceti più abbienti del Paese”. Con queste parole Susanna Cenni, deputata del Pd alla Camera, commenta l’approvazione della manovra economico finanziaria alla Camera dei Deputati. 

I contenuti della manovra. “Nei prossimi giorni – spiega Cenni – i cittadini troveranno nuovamente il ticket sulle prestazioni specialistiche e sul pronto soccorso, si faranno i conti con nuovi blocchi delle assunzioni, dei salari e delle pensioni, e avremo la novità dei tagli alle agevolazioni fiscali in ogni campo, senza alcun riferimento a reddito e condizioni familiari. Altro che manovra con riforme. Faremo i conti con ben 29 mld di euro di prelievo dalle tasche degli Italiani, e 8/9 mld di ulteriori tagli agli enti locali entro il 2014 con la grande incognita di numeri attribuiti ad una ipotetica riforma fiscale dalla quale dovrebbero giungere 16,7 mld. La manovra che solo un mese fa Berlusconi aveva definito una semplice operazione di aggiustamento dei conti, oggi è un salasso indispensabile per evitare il default da oltre 70 miliardi di euro in due anni (23 miliardi nel 2013 e 47 miliardi a regime nel 2014), frutto di una politica economica miope e classista, che tutela ancora una volta gli evasori delle quote latte e fa pagare il ticket alla gente normale”.

Emendamenti al Senato ignorati.“Il nostro – prosegue Cenni – è stato un no convinto, motivato e forte, perché una manovra tutt’altro che coraggiosa, ma ingiusta, iniqua e purtroppo senza alcun provvedimento utile alla ripresa della crescita, che è il vero problema se vogliamo guardare avanti e dare una speranza ai ragazzi ed alle ragazze di questo Paese. Avevamo presentato al Senato pochi emendamenti, ma che avrebbero potuto dare un segno di cambiamento, tra questi l’accorpamento dei piccoli Comuni, il superamento dei vitalizi, riordino delle competenze degli EE.LL. che sono stati del tutto ignorati con la sola eccezione della nostra proposta di aumentare l’imposta di bollo sui depositi titoli solo al di sopra dei 50.000 euro”.

Responsabilità istituzionale per contrastare il gravissimo attacco speculativo alla nostra economia. “Una manovra – continua Cenni -che la maggioranza si è precipitata a votare, senza il nostro voto e solo facendo ricorso all’ennesima fiducia. La speculazione, i violenti attacchi contro i titoli pubblici e le banche italiane che hanno affossato Piazza Affari sono dei pericoli reali che il Partito Democratico ha cercato di scongiurare cercando soluzioni per il bene di tutto il Paese. Adesso, dopo il momento necessario della responsabilità nazionale sia chiaro, anche affinché il ruolo delle opposizione non sia confuso con qualsivoglia complicità, che questo Paese ha bisogno di chiudere questa disastrosa vicenda caratterizzata da tre anni di Governo inconcludente, incompetente e incapace di recuperare da solo credibilità internazionale. L’Italia, la nostra terra, il nostro sistema produttivo, i cittadini, hanno bisogno di politiche di sostegno alla crescita e di supporto all’innovazione, alla qualità, al lavoro che Berlusconi eTremonti non sono in grado di dare, e tantomento puç farlo una maggioranza investita da vicende affaristiche e giudiziarie molto pesanti”.

Scarica il peso della finanza pubblica sulle spalle delle classi meno abbienti. “La manovra finanziaria – precisa Cenni – è una vergogna che porterà un aumento dell’1,2% della pressione fiscale, già fra le più alte d’Europa, tagli a tutti i bonus fiscali e all’abbattimento delle agevolazioni che colpiscono famiglie con figli a carico, spese sanitarie e scolastiche, ristrutturazioni edilizie, interventi per il risparmio energetico e associazioni onlus. L’obiettivo è recuperare 20 miliardi in due anni, per cui la pressione delle tasse salirà dell’1,2% a 43,7 e fra le numerose voci vengono colpiti i nuclei familiari con figli a carico, le spese per l’istruzione, quelle mediche e per gli asili nido; ma anche gli studenti universitari e i redditi da lavoro dipendente. La riduzione degli sconti fiscali (in una prima fase di un – 5%, per giungere nel 2014 ad un – 20%) riguarderà inoltre detrazioni e deduzioni esistenti finora in caso di ristrutturazione edilizia e interventi per il risparmio energetico o per le donazioni al terzo settore e ancora l’Iva, le accise e i crediti di imposta. Una manovra inefficace ai fini della ripresa e che, alla luce dei dati Istat di ieri secondo cui i poveri in Italia hanno superato quota 8 milioni, non fa vedere spiragli e fa pagare il prezzo degli errori del governo Berlusconi ai cittadini e alle famiglie”.

Cambiare segno e composizione della manovra. “La stangata arriverà subito – conclude Cenni – come la reintroduzione immediata, già da lunedì prossimo, dei ticket sanitari che saranno di 10 euro su visite specialistiche e analisi e di 25 euro per gli interventi del pronto soccorso in codice bianco. Non vogliamo essere complici del ritorno del ticket e se toccherà a noi cambieremo il segno e la composizione della manovra. Ci siamo messi subito al lavoro e abbiamo depositato una proposta di legge che toglie l’aggravamento dei ticket e li sostituisce con un’altra copertura”.