Il Signore degli anelli approda all’Auditorium Parco della Musica

di Paola Dei
 
ROMA. Un inedito Ian McKellen si racconta alla Festa del Cinema di Roma per McKellen: Playing The Part, il film a lui dedicato dal giovane regista Joe Stephenson. Brillante, ironico, intelligente, istrionico, l’attore inglese ha fatto il pieno ai tre eventi a lui dedicati durante la 12 Festa del Cinema di Roma il 1° novembre. I giovani vanno in visibilio per l’interprete del Signore degli anelli, Magneto, e molti altri film di successo oltre ad essere un grande attore shakespeariano.
“Nella vita ci sono cose che fanno ridere e altre che fanno piangere, oggi per esempio a Roma c’è il sole e questa è una bella cosa”.
Ad ascoltarlo anche Sting, uno dei suoi grandi amici, in compagnia della moglie Trudie Styler, che si sono camuffati fra la folla in incognito per non mancare a questa prima che ci svela curiosità e aneddoti di McKellen.
“Quando ho fatto coming out sono diventato un uomo migliore, oggi a molti anni di distanza dalle mie battaglie per l’omosessualità e per l’articolo 28 mi sembrerebbe anacronistico lottare ancora per le medesime cose”. Spiega che all’epoca ci furono molte difficoltà per comprendere, accettare e infine rendere pubblica la sua omosessualità, ma poi a 49 anni comprese che era giunto il momento e dopo averlo fatto si rese conto di essere migliorato sia nella vita che nella recitazione. Era diventato più vero, senza maschere e senza falsi miti da dover rappresentare per il vasto pubblico che lo amava e che lo ama ancora.
La sua vita scorre davanti attraverso foto, immagini di repertorio, spezzoni di film e vicende della vita che il giovane regista Joe ha montato sapientemente incastonandole nel racconto dell’attore che, seduto in una poltrona della sua casa scandisce il suo percorso artistico.
“È stato divertente, anche se non amo parlare di me stesso – ha risposto ad uno degli studenti presenti alla conferenza stampa -. Credo di essere la persona meno interessante al mondo e quando mi chiedono di parlare di me mi sento in imbarazzo”.
La sua è una vita per l’arte, vissuta sul palcoscenico fin da ragazzo, anzi, fin da bambino, quando recitava nelle compagnie scolastiche e sentiva che quello era il percorso che intendeva seguire. “Nella mia vita tutto è avvenuto al momento giusto”.
Ci racconta che a 24 anni avrebbe dovuto girare un film interpretando la parte di un bandito siciliano, poi non fu accettato per il suo accento inglese e sorridendo aggiunge che quella che al momento poteva sembrare una sfortuna, fu di fatto la sua fortuna perché se avesse fatto quella parte oggi non sarebbe qui a raccontarcelo. “Bisogna cogliere le occasioni giuste.”
Amico di Jane Fonda e Judy Dench, dopo aver lavorato con loro, ne apprezza le qualità umane e professionali. L’amicizia ci svela, è una delle cose più importanti della vita. Poi un aneddoto, un inedito molto divertente. “Mi trovavo a Milano e Strehler decise che avrei potuto pronunciare qualche brano da La Tempesta di Shakespeare. Lo feci in inglese, Strelher lo fece poi in italiano e De Filippo che si trovava lì, lo fece in napoletano.- e aggiunge sorridendo- Lui non era italiano, era napoletano”.