Roberto Benigni affascina i prof dell’Aipi

L'attore "commenta" l’VIII canto dell’Inferno di Dante

di Giulia Tacchetti

SIENA. Entra nell’Aula Magna dell’Università per Stranieri di Siena puntuale e sorridente, vestito di scuro, con giacca e camicia, senza cravatta, accompagnato da Pietro Cataldi, Rettore dell’Università per Stranieri, come se fosse uno dei tanti docenti chiamato a confrontarsi sui temi proposti dal XXIII Convegno AIPI (Associazione Internazionale Professori di Italiano), ospitato a Siena dal 5 all’8 settembre, per la diffusione e l’insegnamento dell’Italiano nel mondo. Solo il caloroso applauso del pubblico che affolla l’aula e qualche esclamazione legata alla visione della star cinematografica evidenziano la sua popolarità. Benigni legge o meglio “canta” (questo verbo rende meglio quello che andrà a fare l’attore) l’VIII canto dell’Inferno di Dante, il canto degli Iracondi, dove il poeta incontra Filippo Argenti.

Pietro Cataldi presenta l’ospite, più che nella veste di lettore, in quella di commentatore, perché la sua lettura trasmette significati, mettendo in dialogo il nostro mondo con quello dantesco. – La Commedia come la si insegna di solito a scuola e all’università, come la si legge o si studia solitariamente è lettera morta – Così interviene Peter Kuon, Presidente del’AIPI -e rimane lettera morta, finchè non arrivi uno che la resuscita, come il Lazzaro biblico e la fa camminare, trasformando i caratteri neri su carta bianca in voce, ritmo, gesto.- E proprio questo l’effetto che produce su di noi la lettura di Benigni. Indubbiamente è favorito dalla sua preparazione di attore, dalla sua sicurezza scenica e da un pizzico di irriverenza che i grandi in genere manifestano, per cui non si parla più di sola comicità, ma di ironia. La voce di Benigni trasforma la Commedia in uno spettacolo, lasciando i presenti per un’ora e mezza ammutoliti dalla bellezza del momento. Di volta in volta incarna Dante poeta, Dante uomo con tutti i suoi sentimenti: dalla paura di essere lasciato solo da Virgilio all’affetto profondo nei suoi confronti (Virgilio bacia Dante, unico bacio in tutta la Commedia).

La voce dell’attore si trasforma, sale, scende, prolunga il suono delle parole in presenza delle dieresi, allunga il verso con l’enjambement. E’ un canto pieno di movimento e drammaticità, che Benigni non legge, ma decanta a memoria in maniera rapida, lineare, costruttiva.

Concludiamo con una significativa espressione di Benigni “Per dire il sentimento occorre inventare la parola, altrimenti non esiste. Questo è il poeta.”