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Mazzini parla di Amazzonia alla biblioteca degli Intronati

L’appuntamento ad ingresso libero è per il pomeriggio dell’8 novembre

SIENA. E’ in programma per venerdì prossimo, 8 novembre, alle 17,30, nella Sala storica della Biblioteca comunale degli Intronati (via della Sapienza, 5) la conferenza, ad ingresso libero, che terrà il professor Massimo Mazzini dal titolo “L’Amazzonia, polmone verde e cuore nero del mondo”. Con lui il presidente della Biblioteca Raffaele Ascheri.

Un tema quanto mai di attualità visto che la più grande foresta pluviale del pianeta è sempre più oggetto di sfruttamento da parte di potenti lobby economiche interessate al suo legname, giacimenti, o a nuove aree coltivabili ricavabili dalla deforestazione.

Mazzini, già docente universitario in scienze biologiche e, a seguire, Preside di Facoltà all’Ateneo della Tuscia, ha fatto parte del Consiglio direttivo del Centro Interuniversitario di Ricerca sui Paesi in via di sviluppo (CIRPS), ed è stato  Direttore della Scuola Emas per la certificazione ambientale e lo sviluppo sostenibile del territorio, nonché Esperto culturale e scientifico all’Ambasciata d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia. Oltre 350 le pubblicazioni  scientifiche, a sua firma, uscite  su riviste nazionali e internazionali.

Avendo coordinato, per l’Università della Tuscia, il “Programma biodiversità Brasile-Italia” promosso dal Ministero Affari Esteri della nazione cariòca,  ha avuto la possibilità di soggiornare per lunghi periodi a Brasilia, Goiania, Rio Branco, Tucuruì, S. Paolo, Belem, Manaus, Palmas e Rio de Janeiro, e conoscere quello che è considerato il polmone verde più grande del mondo. Massimo Mazzini ha, soprattutto, visto e toccato con mano lo scempio perpetrato dall’uomo: disboscamenti a tappeto per allagare centinaia di chilometri di terreno e trasformarli in invasi così da produrre così la ricerca; tribù di indios costretti ad allontanarsi dai loro luoghi e obbligati, per sopravvivenza, a cambiare abitudini e cultura.

Piantagioni sconfinate strappate alla natura dall’agrobusiness. E poi le carbonaie, che bruciano anche legni pregiati diffondendo miasmi irrespirabili tra i quali lavorano giovani che non arriveranno ai 40 anni di vita. Ed ora i fuochi che, secondo l’Istituto nazionale di ricerca spaziale, tra il gennaio e l’agosto del 2019, sono aumentati dell’84% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Ma tutto questo a quale prezzo?

“Nonostante che dal 2004 in Brasile si sia inasprita la legislazione in materia di salvaguardia ambientale – evidenzia Mazzini – non sembra che sia facile far rispettare le norme e cercare di bloccare lo scempio in atto. La comunità internazionale sta reagendo, l’auspicio è che il presidente Bolsonaro non consideri l’Amazzonia come mera proprietà del Brasile, bensì dell’intero pianeta. La costante riduzione  della foresta porta con sé la scomparsa di una biodiversità che è tra le maggiori presenti sulla Terra, e alterazioni climatiche che rappresentano una concreta minaccia per l’umanità”.

L’allarme è reale. L’Amazzonia, come ha detto Papa Francesco “è per tutti noi una prova decisiva per verificare se la nostra società, quasi sempre ridotta al materialismo e al pragmatismo, è in grado di custodire ciò che ha ricevuto gratuitamente”.

Le numerose foto che verranno proiettate durante la conferenza  saranno, indubbiamente, da stimolo per il pubblico presente in Biblioteca per riflettere su cosa sta accadendo e, soprattutto, su cosa stiamo perdendo per sempre.