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La bella époque

di Paola Dei 
 
SIENA. I pochi segni sul volto di Fanny Ardant nulla possono contro la luminosità che i suoi occhi scuri riescono a sprigionare, con il sorriso che illumina le scene e con la vitalità che ci riporta allo stato di grazia di quando recitava nei film di Truffaut, il regista in cui lei intravide subito il fuoco sacro della creatività. Nel 1981 sveniva in un parcheggio a seguito di un bacio nel film con il titolo La signora della porta accanto mentre viveva una passione travagliata.
Nell’opera La belle epoque di Nicolas Bedo proiettato al Cinema Alessandro VII di Siena, l’attrice francese recita al fianco di Daniel Auteuil, Guillaume Canet, Doria Tillier, Pierre Arditi e interpreta il ruolo di una psicoanalista apparentemente dittatoriale ma non potrebbe essere altrimenti dato che per definizione gli psicologi non amano vivere nelle situazioni irrisolte, e desidera stimoli nuovi che nel matrimonio non riesce più a trovare. Gli stimoli le vengono offerti da Francois, miglior amico del marito Victor, ma la storia non riesce a decollare come lei avrebbe sperato. Il suo più imminente desiderio é quello di andare avanti e vivere intensamente, mentre quello di Victor, fumettista che sta vivendo una crisi personale e lavorativa, é quello di ricostruire il passato e trovare nei momenti di grazia vissuti precedentemente la forza e le suggestioni di quando sprigionava vitalità ed entusiasmo. Quale migliore occasione per lui della proposta offerta da un imprenditore, Antoine, interpretato da Guillaume Canet, che promette a chi si rivolge a lui di rivivere la propria bella epoque personale, attraverso una ricostruzione accuratissima delle ambientazioni e degli eventi accaduti. Victor entusiasta accoglie subito l’idea e decide di rivivere il 16 maggio del 1974, momento in cui incontrò Marianne, insostituibile amore della sua vita.
Qui entra in gioco la nuova icona sexy Doria Tillier, fidanzata di Antoine con la quale l’imprenditore vive una intensa, travagliata e carnale storia d’amore. Tanto é stanca la relazione di coppia fra Marianne e Victor, tanto é accesa quella fra la giovane attrice e il suo pigmalione. Le recitazioni dei quattro attori incantano e sono ad ottimi livelli, la sceneggiatura riesce a fare piroette ma il meglio del film é lo svelarci lentamente che l’amore é come l’arte, inspiegabile, imprevisto, irruento e pervasivo e che nessun ragionamento può contro attimi che vanno colti al volo, come al volo Tillier riesce di nuovo a far innamorare Victor che attraverso il passato ritrova il suo futuro e lo intreccia alle mani della sua amata Marianne in un contatto fisico ed emotivo che genera un piacere condiviso. Forse si feriranno ancora ma non é importante, ciò che conta é i due sono fatti per accendersi l’uno con l’altro. Meravigliosa la regia di Bedos che riesce a rendere credibile un passato ricostruito artificialmente ma che diviene esso stesso vita e realtà anche per noi spettatori. Sulle orme del film The Truman Show di Peter Weir del 1998, il regista con l’esprit de finesse tipico de la comedie francaise attraverso qui pro quo, battute ironiche, colpi di scena, abiti e pettinature dell’epoca settantottina, con una ricostruzione alla Lelouch, riesce a farci sorridere spolverando temi filosofici tutt’altro che banali.