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Il “Manifesto per la felicità” tradotto in giapponese

Il libro ddi Stefano Bartolini ha acceso il dibattito nel paese del Sol Levante

SIENA. Come recuperare la felicità in una società che impone ritmi frenetici senza dare la possibilità di instaurare relazioni di qualità tra le persone impegnate ad accumulare solo cose materiali?. Di questo parla “Manifesto per la felicità. Come passare dalla società del ben-avere alla società del benessere”, il libro del professor Stefano Bartolini, docente al dipartimento di Economia, politica e statistica dell’Università di Siena, edito da Donzelli nel 2010, che è stato appena tradotto in lingua giapponese. Il testo, che aveva riscosso un grande successo diventando un best seller in Italia, era già stato tradotto in francese, spagnolo, albanese e inglese. Oggi la traduzione in lingua nipponica. Un vero e proprio caso editoriale che ha suscitato un acceso dibattito nella società giapponese anche via social. “Credo che il libro tocchi qualche tasto delicato di questo paese – dice il professor Bartolini  – dove la frenesia del lavoro e dell’avere sempre di più passa sopra agli esseri umani e alle famiglie, a beneficio di una competizione ed di un livello di performance sempre più esasperati”. Una contrapposizione evidente quella che vive il paese del Sol Levante, in bilico tra una cultura tradizionale alla ricerca dell’equilibrio e dell’interiorità e una società attuale stressata da una rincorsa alla conquista di beni materiali. Un benessere sacrificato alla cultura del ben-avere. “Ma davvero non esiste un’altra strada?”. E’ la domanda che si pone l’autore, da anni ormai concentrato sul tema della cultura della felicità nelle società avanzate che da novembre trascorrerà un periodo di visiting di tre mesi all’Università di Waseda a Tokio per valutare ancor più da vicino se la frenesia dell’avere sempre di più cresce o se qualcuno comincerà a cercare davvero la felicità.