Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Echaurren: vent’anni d’arte raccontati in una mostra

SIENA. Echaurren: la sua opera ed il suo estro negli ultimi 20 anni. Sarà inaugurata sabato (20 settembre) alle ore 12,30 nei suggestivi spazi dei Magazzini di Palazzo Pubblico la mostra curata da Claudia Casali, che intende far luce sul percorso dell'artista attraverso una cinquantina di opere tra dipinti, carte, ceramiche e tarsie in panno, in un arco cronologico che copre gli ultimi vent'anni. Il lavoro di Echaurren nasce alla fine degli anni Sessanta quando, giovanissimo, appena diciottenne, viene scoperto dal critico-gallerista Arturo Schwarz. Data da quel periodo il suo interesse per le avanguardie dada e surrealista, cui poi si aggiunge la passione per il futurismo che lo porterà a collezionare nel tempo le rare edizioni del movimento marinettiano, creando, con Claudia Salaris, sua compagnia di vita, la prima, più importante e completa  raccolta al mondo.I suoi esordi artistici si possono ascrivere all’area poverista e minimalista, con opere di piccolo formato, (acquerelli e smalti), i cosiddetti "quadratini", che risentono della lezione di Gianfranco Baruchello (suo padre artistico), ma anche la serie di "impronte vegetali" prossime a certi calligrafismi di Cy Twombly  e Gastone Novelli, ma con intenti affini alla ricerca entomologica. E' negli anni Ottanta che la sua cifra stilistica cambia radicalmente: un futurismo rivisitato, tra cultura pop e avanguardia, in una forte contaminazione di linguaggi e di generi. Il recupero del canone manieristico della “grottesca” faentina, graffitismi metropolitani, segni stereotipati del nostro sistema comunicante si uniscono a figurazioni simboliche d’ascendenza medioevale e a richiami dell’arte precolombiana, il tutto affrontato con un acume critico graffiante. Uno scatto in direzione del grande formato e d’un’accesa gestualità si verifica negli ultimi cicli di opere, in cui Echaurren costruisce corrispettivi pittorici di accordi e ritmi (come nei quadri ispirati dalla band dei Ramones), oppure sviluppa il tema della natura per inscenare un teatro di allegorie, come nella serie esposta per la prima volta in questa mostra. Echaurren affianca alla produzione cosiddetta "alta" della pittura esiti derivanti dalle arti applicate –  la ceramica (prodotta dalla Bottega Gatti di Faenza), le tarsie in panno, le vetrate, le illustrazioni, i gioielli – in un discorso onnicomprensivo che richiama le produzioni delle case d'arte futurista. Pittura e decorazione, arte e artigiano vengono a convivere e a fare parte integrante di un percorso artistico complesso. Contemporaneamente egli coltiva un rapporto profondo con la scrittura, pubblicando pamphlet e romanzi noir  in cui denuncia i meccanismi di mercificazione del mondo dell’arte. Emerge da questa mostra e dalla vasta monografia edita da Gli Ori l'immagine di un artista a tutto tondo, inventore e protagonista in differenti ambiti, il cui segno e i cui linguaggi sono ormai ampiamente conosciuti.