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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Cordoglio della Chigiana per la scomparsa di Christophe Desjardins

Uno dei più grandi violisti del nostro tempo morto all'età di 57 anni

SIENA. L’Accademia Chigiana annuncia con infinita tristezza l’improvvisa scomparsa di Christophe Desjardins, grande interprete della creazione musicale del nostro tempo, uno dei maggiori violisti di oggi. Desjardins, francese, con la sua viola, ha dato vita a opere di Berio, Boulez, Levinas, Rihm. E’ morto a causa di un tumore oggi (13 febbraio) all’età di 57 anni anni. Avrebbe dovuto inaugurare quest’anno il suo rapporto con l’Accademia Chigiana, sia come docente del corso di viola, sia come interprete nei concerti del Festival. La collaborazione con l’Accademia era già avviata nell’autunno del 2019, con un importante corso di perfezionamento che Desjardins aveva tenuto come docente chigiano a Imola nell’ambito del Progetto Chigimola 2019.

“È una perdita immensa – dichiara il direttore artistico Nicola Sani – con Desjardins scompare non solo un grande virtuoso e un profondo conoscitore della viola, ma anche uno dei più straordinari animatori della musica d’oggi. Allievo di Bruno Giuranna e in procinto di iniziare quest’anno la collaborazione con la Chigiana come docente nei corsi estivi di alto perfezionamento, Desjardins rappresenta il meglio di ciò che la storia dell’Accademia ha rappresentato, nella continuità del rapporto tra docenti e allievi che costituisce uno dei fondamenti della vita della Chigiana. Lascia in tutti noi un vuoto immenso e un profondo sgomento”. 

Christophe Desjardins aveva due impegni che costituivano per lui un’unica ragione di vita: creare le opere dei suoi contemporanei e promuovere il repertorio del suo strumento, la viola. Già solista dell’Ensemble Intercontemporain (EIC) e dell’Orchestra del Théâtre de la Monnaie di Bruxelles, era anche docente al Conservatorio Nazionale di Musica di Lione.

Con la sua scomparsa si chiude una pagina di creazione musicale. Lo ricordiamo interprete impareggiabile della grande Partita I di Philippe Manoury, Naturale di Luciano Berio, Canto di Jonathan Harvey, Messagesquisse di Boulez, Siamo l’aria, non la terra di Marco Stroppa. Sono innumerevoli le opere a cui ha dato alla luce, da solo o con l’Ensemble Intercontemporain e quelle che ha commissionato ai compositori di oggi.

Nato a Caen nel 1962, allievo di Serge Collot per la viola e di Geneviève Joy per la musica da camera al Conservatorio di Parigi, dove si è aggiudicato un primo premio in viola, Christophe Desjardins si è poi perfezionato con Bruno Giuranna a Berlino. È entrato a far parte dell’Ensemble Intercontemporain, poi diretto da Peter Eötvös, nel 1990. Con l’EIC, ha registrato Les Diadèmes di Marc-André Dalbavie sotto la direzione di Pierre Boulez, Sequenza VI per viola di Luciano Berio, En mute di Matthias Pintscher e diverse altre dozzine di dischi.

“Vorrei in particolare essere un musicista moderno – ha dichiarato in un’intervista nel 2015 -, per me, un musicista moderno è un musicista che suona ‘anche’ la musica del suo tempo e non solo. Oggi c’è una tendenza crescente a compartimentare i repertori, a mettere etichette definitive”. La sua carriera è un riflesso di questa modernità: Christophe Desjardins ha interpretato le creazioni dei suoi contemporanei senza trascurare i compositori del passato, da Mozart a Bartók. “Non capisco – ha detto – questa resistenza degli artisti nel suonare la musica del loro tempo. Per me il modello è Pollini. Suona Beethoven, Chopin in modo ammirevole, e fa ancora progetti, in età avanzata, si espone a rischi, assegna commissioni, crea nuove opere”. Il suo ultimo disco solista è una giustapposizione di brani del XVII secolo composti da Domenico Gabrielli e altri del XXI secolo, composti da Ivan Fedele.

Christophe Desjardins non ha mai smesso di esplorare e condividere tutte le sfaccettature del suo strumento. Con il pubblico, ma anche con i suoi studenti del Conservatorio di Lione, in spettacoli, concerti e registrazioni. “Spero che questo processo lasci una traccia profonda dell’esperienza musicale in tutti”, ha detto. Una cosa è certa, la traccia che lascia nella creazione musicale del nostro tempo è a sua volta indelebile.