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Chigiana: il Quartetto Noûs suona Letort a Palazzo Chigi Saracini

SIENA. Doppio appuntamento con le giovani stelle della scena concertistica internazionale che si sono formate all’Accademia Chigiana, nelle notti più stellate d’agosto: lunedì 12 agosto, alle 21.15, Palazzo Chigi Saracini ospita il Quartetto Noûs, con una formazione allargata ai fiati (quindi con  Tiziano Baviera e Alberto Franchini al violino, Sara Dambruoso, viola, Tommaso Tesini violoncello in alternanza e assieme ai flautisti Andrea Pasquini, Mattia Scandurra e Giulia Serio) in un concerto interamente dedicato al compositore francese vivente Bruno Letort, di cui saranno eseeguiti i brani A.K.A, REBATH, L’Affaire Desombres, The cello stands vertically, though…, e Le Vertige horizontal, in prima esecuzione italiana. L’appuntamento concertistico Chigiana Off the Walls è a Castellina in Chianti, nella Chiesa di San Salvatore, con il giovane violinista Gennaro Cardaropoli e la pianista Stefania Redaelli, in un programma che comprende la Sonata per violino e pianoforte in mi bem. magg. op. 18 di Richard Strauss, l’Introduction et Rondò capriccioso in la min. op. 28 di Saint-Saëns, la Sonata in sol minore per violino e pianoforte op.22 di Giuseppe Martucci e l’Introduzione e Allegro di Goffredo Petrassi.

Bruno Letort è una figura di spicco della scena musicale contemporanea francese. Il suo lavoro è caratterizzato da una deliberata e giocosa disinvoltura al riguardo dei confini stilistici. I suoi brani orchestrali, i suoi numerosi quartetti d’archi e un’opera interattiva all’avanguardia sono la prova di una sensibilità aperta tanto ai più avanzati movimenti americani quanto alla tradizione dell’Europa orientale o alla musica ambientale ed elettronica. Ha composto opere interdisciplinari per teatro, film e balletti. Educatore, direttore artistico e scrittore, è produttore a France Musique dal 1994, dove ha fondato l’etichetta radiofonica nazionale Signature. Come produttore, ha collaborato con Pierre Henry, Fred Frith, Hector Zazou, Jean-Luc Godard ed Elliott Sharp. Il suo catalogo raccoglie anche composizioni più ‘di scrittura’, soprattutto per orchestra, ma anche per teatro e da camera. La sua ispirazione è tuttavia molto più ampia, come testimoniano lavori quali Fables électroniques (2001), che fonde suoni elettronici con quelli dell’orchestra sinfonica. Oggi il percorso di Letort si è maggiormente rivolto alla multidisciplinarietà. Da qui sono derivati a partire dalla seconda metà degli anni Novanta numerosi lavori per danza, teatro, cinema, video, scenografia, spettacoli multimedia. La sua opera attuale è ben sintetizzata da Pascal Perrot: «Bruno Letort, un grande camaleonte, sa come aggiungere il proprio colore a quelli della tavolozza che usa».

La Sonata chiude la serie delle composizioni giovanili di Richard Strauss. Essa è anche l’ultima sua opera di quel periodo legata alle forme della musica strumentale assoluta e influenzata dalla tradizione classico-romantica. Dopo la Sonata, composta nel 1887 ed eseguita per la prima volta a Monaco nel 1888 con l’autore stesso al pianoforte, Strauss avrebbe imboccato una strada del tutto diversa, quella del poema sinfonico. Allentandosi o viceversa tendendosi l’arco formale, le proporzioni classiche risultano alterate e richiedono continue suture. Le forniscono ora accenti decisamente declamatori, ora sospensioni liriche. L’influenza di Brahms è chiara; ma l’istinto di Strauss, sensibile al richiamo dell’oasi dove tempo e spazio non esistono più, è ancora più illuminante.

Originariamente scritta per violino concertante e undici strumenti, l’Introduzione e Allegro di Goffredo Petrassi è stata poi ridotta dall’autore per violino e pianoforte. Era il 1933: un anno in cui Petrassi si dedicò intensamente alla composizione di musica da camera. Videro così la luce anche la Toccata per pianoforte ed il Preludio, Aria e Finale per violoncello e pianoforte. Nell’opera musicale di Petrassi degli anni Trenta gli studiosi individuavano il rifiuto degli aggressivi istinti polemici e delle tendenze verso l’ironia pungente e caricaturale che avevano contraddistinto la produzione di altri artisti contemporanei.

Non più che ventiduenne, Giuseppe Martucci dette i suoi primi saggi nella cosiddetta forma sonata proprio con la Sonata per violino e pianoforte op. 22. Di lì a poco sarebbe seguita la Sonata per pianoforte solo op. 34. Entrambi questi lavori sembrano annunciare il primo, vero e grande sviluppo per un più vasto complesso strumentale che è il Quintetto op. 45. 

Camille Saint-Saëns guardò sempre con diffidenza all’estetica romantica, ammirando soprattutto le regole classiche di costruzione e imprimendo chiarezza ed ordine alle sue opere. Se c’è un lavoro che fa invece eccezione alla vocazione classicistica del compositore, e si rifà al filone più brillante ed estroverso dell’età romantica, questo è l’Introduction et Rondo capriccioso, nato non a caso sotto l’influsso della conoscenza di Pablo de Sarasate. Questa partitura doveva poi diventare uno dei morceaux favoris di una intera generazione di violinisti, per la sua piacevolezza melodica e il suo infallibile effetto. In origine doveva trattarsi del movimento conclusivo di un brano più articolato, in seguito la pagina venne considerata meritevole di diffusione autonoma.