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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Andrej: Francesco Chiantese e la sua ricerca alla Corte dei Miracoli

Appuntamento questa sera alle 21,30

Andrej visto da Francesco Spaguolo 3

SIENA. Arriva a Siena martedì 27 novembre alle ore 21.30, presso la Corte dei Miracoli lo spettacolo Andrej, l’assenza di sé di Francesco Chiantese; ultimo tassello della trilogia dell’assenza (Requiem Popolare, Cretti ed Andrej, appunto) che ha caratterizzato negli ultimi quindici anni il lavoro di ricerca di Francesco Chiantese; arriva a Siena proprio quando l’autore festeggia i suoi primi venticinque anni di professionismo nel luogo dove sono nate le sue primissime regie agli inizi degli anni 2000, come a chiudere un primo cerchio, a fare un punto su quei fallimenti meravigliosi con cui ha nutrito il proprio teatro. 

“Li chiamo fallimenti meravigliosi – racconta Francesco Chiantese – perché è questo che contraddistingue il teatro di ricerca. Se è vera ricerca si sale in scena con una consapevolezza non totale di quanto sta per accadere, perché ricercare vuol dire spostare in avanti l’assicella delle proprie capacità, delle proprie reali possibilità; si va in scena a fare quello che non ancora si sa fare nel tentativo di far accadere, assieme al pubblico, l’atto teatrale che genera stupore in entrambe. La ricerca non è mai performativa, non si sale mai in scena per mostrare cosa si sa fare, ma si mette in gioco la propria interezza, competenze e fragilità, affinché accada qualcosa nel proprio corpo ed in quello dello spettatore. Perché è tecnicamente nei corpi, attraverso i sensi, che il teatro accade. Del resto, a chi piace fare l’amore con qualcuno che è impegnato a mostrarti la propria bravura piuttosto che ad aprirsi a te?” 

Lo spettacolo vede in scena lo stesso Francesco Chiantese, con una consulenza alla regia di Matteo Pecorini (Chille de la balanza), la colonna sonora tratta da Tenebrae dei Blutwurst (ed. Tempo Reale, 2016) e con Sara Bensi come assitente alla regia; è stato preparato in due anni di studio in residenza artistica presso Chille de la balanza-Ex O.P. San Salvi (Firenze), Cajka Teatro di avanguardia popolare (Modena), Teatrino di Palazzo Chigi (San Quirico d’Orcia),Riserva Naturale di Pietraporciana (Sarteano), Accademia Mutamenti (Vetulonia). 

Spettacolo coraggioso quello di Chiantese, che non segue certo logiche commerciali, né mode del momento, ma cerca di affermare un convincimento proprio sul modo attraverso cui portare avanti un discorso teatrale oggi fondato sulla presenza in scena di “un corpo senza organi” dell’attore rivelatore di una trascendenza invisibile. (Simona Sagone, Radio città Fujico). 

Nato tra un ex manicomio, un ex capannone industriale, un teatrino all’italiana, i boschi e le grotte di una riserva naturale, Andrej è una creatura che nasce buia e silenziosa, uno spettacolo che accade per negazione, per contraddizione, per complicazione, per dilatazione, per rinuncia, per assenza. Nelle varie date in Italia (Aversa, Firenze, Modena, Vetulonia) lo spettacolo si è nutrito dell’incontro con il pubblico, crescendo, modificandosi; un pubblico che lo ha accolto, così come la critica, dividendo il giudizio tra l’esaltazione e la denigrazione, tra i lunghissimi applausi e gli abbandoni di sala. 

Con Andrej, Francesco Chiantese, prosegue il suo percorso di ricerca su un teatro dei sintomi ed in contrasto con quella che lui chiama la superstizione della comprensione (Appunti per un Teatro dei Sintomi, Lampi di stampa editore)e che così spiega “viviamo totalmente immersi con i sensi una realtà di cui percepiamo tutto ma di cui non abbiamo una comprensione totale; eppure, in teatro, prendendo parte ad un momento di vita condivisa con gli attori abbiamo la pretesa di comprendere tutto. Perché? E’ folle, ed è pretenzioso, per gli attori quanto per gli spettatori. Soprattutto perché è sul piano della comprensione che nasce l’idea malsana di separazione tra arte colta ed arte popolare, l’arte da comprendere con quella che ha la pretesa di essere immediatamente fruibile; una divisione tossica e falsa delle cose.”. 

In Andrej quello che c’è, quello che accade, quello che è mostrato cerca di essere tramite per quello che non c’è, che non accade, che non si può mostrare senza, nel contempo, tradirlo.

Andrej avanza arretrando, osa temendo, risponde con delle domande.

Tutto in questo lavoro cerca di stare nello spazio e nell’attimo che precede l’atto; quasi tutto è incompiuto, come il sentire del creatore finché non osserva la sua creatura ormai nata da un angolo stanco della sua sala di lavoro.

Non una narrazione, non un resoconto, non una rappresentazione, ma un atto. 

Un atto d’amore di Francesco Chiantese nei confronti di Andrej Rublëv, il maestro d’icone (al centro dello spettacolo), ed Andrej Tarkovskij il cineasta che gli dedicò un film nel ‘66; un atto d’amore che inciampa impotente, e non si compie accettando la fragilità del creatore e della creatura e quindi, in un certo senso, una bestemmia. 

E’ gesto iconoclasta quello di Chiantese sul testo spettacolare, non tanto quello di Rublëv sulla tela, è un parricidio del Dio del teatro occidentale fondato sul logos attraverso una scrittura drammaturgica fatta di gesti semplici e di parole che non vengono guidate dalla ragione, ma dall’inconscio, espressione dell’attività psichica e non frutto di ragionamento.” (Simona Sagone – Radiocittàfujico). 

Accompagna lo spettacolo un seminario intensivo, sabato 1 dicembre, presso il Centro Danza Francesca Selva di Via Massetana dal titolo “L’inciampo” aperto ad attori, danzatori, musicisti, performer “tutti assieme”. “Perdere l’equilibrio è un’esperienza necessaria, fin da bambini, per cominciare a camminare; spontanea e traumatica, semplice quando involontaria ma complessa quando diventa scelta, la condizione del disequilibrio, della perdita delle certezze, è esperienza formativa necessaria per chi intraprende un qualsiasi percorso artistico.
Questo perché l’arte passa necessariamente da uno stupirsi di se stessi, da un sentirsi nuovamente vergini, sulla soglia della prima volta; ogni volta.” 

Per informazioni sullo spettacolo e sul seminario è visitabile il sito www.francescochiantese.it

La prenotazione allo spettacolo è caldamente consigliata visto il numero limitato di posti (e le tantissime prenotazioni già arrivate); si può prenotare all’indirizzo uffstampa@lacortedeimiracoli.org

Non sarà possibile accedere alla sala a spettacolo iniziato; è consigliabile quindi presentarsi in anticipo presso la biglietteria.