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Scontro sulle pievi tra Siena e Arezzo

Era noto già nel periodo longobardo

di Augusto Codogno
SIENA. Lo scontro tra i Vescovi di Arezzo e quelli di Siena ha radici antichissime. Dai vari documenti sappiamo che al tempo dei Longobardi era già in atto. Siamo nell’anno 650 quando emergono le prime diatribe tra le due Diocesi e queste differenze si inaspriranno con il passare degli anni. La contesa riguarda una serie di Pievi e chiese che si distribuiscono in un territorio di circa 700 chilometri quadrati. A quei tempi possedere una chiesa, una pieve, un monastero, significava non solo averne il dominio religioso e territoriale, ma anche riscuoterne le tasse. Infatti ogni edificio religioso possedeva a sua volta terre, boschi, capanne, case.
Per tentare di ricomporre queste differenze già nel 650 si era stilata una “Conventio” tra il Vescovo di Siena Mauro e quello di Arezzo Servando, ma le cose non andarono mai bene tanto che, nell’anno 711, accadde il primo di una lunga serie di fatti di sangue legati alla controversia e precisamente l’omicidio di Godelperto (o Godiperto), Gastaldo Longobardo reggente di Siena per conto del Re Ariperto, avvenuto nella Pieve di Santa Maria di Pacina, ad opera degli uomini del Vescovo aretino Luperziano. Questi fatti vengono raccontati da tale Gerardo (Primicerio aretino) in una ricostruzione dell’avvenuto fatta nel 1057 in cui si dice che, dopo l’assassinio del Gastaldo Senese da parte del vescovo aretino, (presente in prima persona al fatto di Pacina), i senesi si sollevarono contro Arezzo ed avvennero delle sommosse armate.
Nell’Agosto del 714 si tenta di pacificare la lite con una prima sentenza detta “Giudicato” ad opera di tale “Ambrosio”, uomo di fiducia e di poteri, mandato specificatamente dal Re Liutprando in qualità di “Maggiordomo” a sanare il dissidio tra Luperziano Vescovo d’Arezzo e Adeodato vescovo di Siena.
In questa prima sentenza, si parla soltanto di 15 Baptisteri (Pievi) e due Monasteri, (l’anno dopo saranno di più) e Ambrosio ce li elenca in questo modo:
Baptisterium S. Felicis, baptisterium S. Mariae in Pacina, baptisterium S. Viti juxta Vescona, baptisterium S. Joannis, baptisterium S. Matris Ecclesiae in Sesciano, baptisterium S. Andreae in Malceno, baptisterium S. Matris Ecclesiae in Cosona, baptisterium S. Valentini in Ursino, baptisterium S. Matris Ecclesia in Castello Politiano, baptisterium S. Viti in Rutiliano, baptisterium S. Quirici in Osenna, baptisterium S. Matris Ecclesia in Pava, baptisterium S. Restitutae, baptisterium S. Matris Ecclesiae in Misula, Monasteri S. Angeli in Luco, Monasteri S. Petri in AXo”.
Questa sentenza, in totale favore di Arezzo, viene confermata il 6 Marzo 715 dallo stesso Re Liutprando con un cosiddetto “Precetto” ad avallo di quanto giudicato da Ambrosio.
Ma il Vescovo di Siena Adeodato (o Diodato) non si diede per vinto e riagitò la causa convinto che quelle Pievi fossero sempre appartenute ai senesi. Ed ecco che allora fu costretto ad intervenire tale “Gunteram”, Notaro e Messo Regio, per ascoltare un’infinità di testimonianze in favore dell’uno o dell’altro Vescovo. Siamo oramai arrivati al 20 Giugno del 715 quando Gunteram stende il verbale degli interrogatori (di quasi tutti prelati). Questo cosiddetto “testimoniale” ci darà una più esatta ed ulteriore prova di quali fossero le pievi contese, ma ci fornirà anche alcune delucidazioni su alcune località apparentemente sconosciute. Il tutto sarà confermato poi da una sentenza del 5 Luglio 715 dove alcuni Vescovi, adunati dal Messo del Re Liutprando in località Vico Wallari (Chiesa di San Genesio presso Firenze) sanciranno definitivamente l’appartenenza di tutti questi edifici religiosi al Vescovo di Arezzo. Dunque alla fine possiamo stabilire che la zona contesa riguardava circa 700 KM quadrati di superficie e 21 Pievi (Baptisteri). Ma dalle carte apprendiamo anche l’esistenza di altri edifici religiosi: 3 basiliche, 7 chiese semplici, 4 Monasteri che erano in questa zona.
Naturalmente le chiese che sottostavano a queste Pievi, e che quindi facevano parte delle cosiddette “Pievanie”, erano molte di più, ma dai documenti ne emergono solo 7. Veniamo allora ad un elenco dettagliato:
PIEVI: S. Stefano a Cennano – S. Ippolito a Ressiano – S. Giovanni in Rancia (anche Rantra) – S. Andrea in Malcenis – S. Pietro in Pava – S. Maria in Cosona – S. Quirico e Giovanni in Vico Pallecino – S. Maria in Pacina – Santa Restituta in Resciano – S. Felici in Avana – S. Vito in Rutiliano – S. Madre Chiesa in Mesalas o Mesulis – Chiesa e Pieve di S. Valentino in Casale Ursino o Orsina o Orsino – S. Felice in diocesi di Chiusi – Santa Madre chiesa in Castro Policiano – Chiesa e Battistero S. Maria in Altaserra – S. Vito in Vescona – S. Donato in Citiliano – S. Maria a Salti (a Saltu) – S. Vito in Pruniano – S. Vito in Osenna.
CHIESE: S. Giuliano e Costantii – S. Antemi de castello – S. Angelo a Bollenis – S. Maria fines clusinas in fundo Sexta – S. Marcellino di S. Pietro in Pava – S. Pietro in Fondo Gellino – S. Vito de sub Ecclesia in Pacin.
BASILICHE: S. Simpliciani in Sextano – S. Ansano – S. Vincenzo in Bonuspagi
MONASTERI: S. Ansano – S. Arcangelo in fondo Luco – S. Pietro ad Asso – S. Peregrini in Passeno-
Ma dove erano ubicati questi edifici religiosi? Di alcuni di questi rimangono solo poche tracce, mentre altri sono giunti fino a noi e sono ancora esistenti.1-Pieve di Santo Stefano a Cennano (Ecclesia Baptisterio Santi Stephani a Cennano): Si trova ad un chilometro da Castelmuzio (Comune di Trequanda). Fu ricostruita nel 1285 ad opera (o al tempo) del pievano Enrico Vitale, come provato da una iscrizione nella lunetta del portale maggiore. Facevano parte della sua pievania: S. Flora e S. Maria di Montisi, S. Giusto di Castelmuzio, S. Giorgio di Petroio ed il Monastero di S. Pellegrino in Passeno (Castelmuzio). 2- S. Ippolito a Ressiano (o Sessiano) E’ l’attuale chiesa posta fuori di Asciano, detta popolarmente S. Pòlito. Fu chiesa battesimale almeno fino al 998. Testimoniata come pieve anche nel 1040. Il toponimo Sessiano (Sciano, Sisciano, Sessiano, “fundus Sessianus”) corrisponde ad Asciano. 3- S. Giovanni in Rancia (anche Rantra) ora “La Pievina” Individuata nel Comune di Asciano e poi detta semplicemente “la Pievina” o San Giovanni in Vescona. E’ citata nel 715, nel 881 e nel 998. Erroneamente si è confuso spesso “Rancia” con “Rencine”, altra località vicina ma la cui chiesa aveva il titolo di S. Biagio. In località Vescona vi erano anche la chiesa di S. Florenzio e un Ospedale. Nel 1375 fu tolta dalla sua “pievania” la Chiesa dei SS. Simone e Giuda a Sarchianello per darla alla Badia di Rofeno (poco distante da essa). Nel 1448 era Rettore di questa Pieve tal Giovanni di Minoccio. 4- S. Andrea in Malcenis (scomparsa, ma probabilmente era in Trequanda) Erroneamente identificata in Montalcino solo per un assomiglianza di toponimo (Malcenis = Mons Alcenis), nessun atto è mai riuscito a provarlo. Sembra invece con maggiore probabilità che fosse posta in Trequanda, visto che in quest’area è testimoniata sia nelle Rationes Decimarun del 1275 che nell’Estimo del 1320 con l’appellativo “Plebs S. Andreae in Malcenis”. I suoi diritti plebanali furono spostati nella chiesa di S. Maria all’interno del Castello di Trequanda dove, nel 1327 il cardinale Orsini gli dedicò una cappella (Cappella di S. Andrea) forse per ricordare l’antico patrono. Ci sono buone possibilità che questa pieve scomparsa fosse situata nel podere che attualmente si dice “La Pieve”, a 2 chilometri da Trequanda dove Alfredo Maroni individuò alcuni archi di travertino facenti parte di una navata. 5- S. Pietro in Pava E’ l’attuale chiesa di San Pietro in Villore appena fuori del castello di S. Giovanni d’Asso. Vi rimando all’articolo precedente a questo dove la descrivo più dettagliatamente. Di questo “piviere” faceva parte nel 715 anche la chiesa di S. Marcellino a Pava. 6- S. Maria in Cosona (scomparsa, ma localizzata nel Comune di Pienza) Testimoniata dal 714 è ancora Pieve nel 1330 quando ne era pievano niente di meno che Rinaldo Tolomei. Nel 1373 aveva perso il titolo di Pieve che era passato alla vicina chiesa dei SS. Lorentino e Pergentino (nel 1320 esistevano ambedue) in località Cosona, tra Lucignano d’Asso e Pienza. 7- S. Quirico e Giovanni in Vico Pallecino o Vico Falcinus Individuata nell’odierno podere detto “Pievevecchia” sotto Montalcino (Mons Falcinus, già Vicus Falcinus). La Pieve era detta vecchia rispetto alla nuova di S. Salvatore, posta entro il castello di Montalcino. Quest’ultima ebbe il titolo e i privilegi di chiesa plebana nel 992, quando il papa Giovanni XV concesse all’abate di S. Antimo, Bosone, di potervi erigere il fonte battesimale. 8- S. Maria in Pacina (ancora esistente nel Comune di Castelnuovo Berardenga) E’ in Val d’Ambra ed ancora conserva lo stesso nome. Nella Pieve a Pacina, chiesa in stile romanico con due absidi semicircolari, nel 711 cominciò la secolare contesa tra i vescovi di Siena ed i Vescovi di Arezzo. Il fatto scatenante fu l’uccisione del giudice Longobardo Godiberto (senese) da parte dei soldati del vescovo aretino Luperziano. 9- Santa Restituta in Resciano (o Fundo Rexiano) Tuttoggi esistente a pochi chilometri da Montalcino andando verso S. Angelo in Colle. Questa pieve in antichità era molto vicina sia ai confini del Vescovado di Volterra che di Roselle. 10- S. Felice in Avana Questa Pieve corrisponde a quella che dal 998 in poi verrà detta di “S. Felice in Picis”, ovvero di San Felice in Chianti o anche San Felice in Brolio, tuttora esistente. 11- S. Vito in Rutiliano (nel comune di Pienza) E’ l’attuale Pieve romanica di S. Vito presso Pienza. La sua cripta ricorda molto quella di S. Pietro in Villore. Successivamente detta “Plebs S. Viti in Corsignano”. Alcuni terreni appartenenti alla Pieve sono detti tutt’oggi: “Campi Rutiliani”, costituiscono cioè quel “Fundus Rutilianus” come l’antico toponimo. 12- S. Madre Chiesa in Mesalas o Mesulis (scomparsa) Sorgeva nel villaggio dell’Amorosa (oggi Fattoria) tra Sinalunga e Torrita di Siena. Era una cosiddetta “Pieve Madre” con diverse chiese alle sue dipendenze ed era anche nominata come Santa Maria Assunta. Il vocabolo “Mensulis” o “ad Mensulas” compare in zona anche per la Chiesa di S. Pietro (Località Pieve di Sinalunga) 13- Chiesa e Pieve di S. Valentino in Casale Ursino o Orsina o Orsino E’ l’attuale Pieve di S. Valentino di Montefollonico eretta su un colle panoramico a pochi passi dal podere Orsina, presso Montefollonico. 14- S. Felice in “diocesi Clusina” Non sono riuscito a trovare nulla, ma potrebbe trattarsi di San Felice di Castiglione d’Orcia.  15- Santa Madre chiesa in Castro Policiano Si è ritenuto in passato che esso debba identificarsi con la chiesa di S. Maria, oggi Cattedrale, posta entro le mura del “Castello Polliciano” (Montepulciano), la quale appare per la prima volta in un documento del 1045, ma più probabilmente è da riferirsi alla più antica “Ecclesia S. Blasii plebis antique” (P. Guidi, op. cit., n. 1462), che per la sua collocazione indica già un diritto di precedenza sull’altra”. Questa “plebs antiqua”, come ci ricorda il Maroni è anche ricordata poi in un documento del 1357, in cui compare un “Ser Angelus Pucciarelli Plebanus plebis antiquae” e in una carta del 1401-1402 in cui si nomina una vigna in “contrata Plebis Antiquae”. Essa verrà distrutta dal Sangallo intorno al 1520, per far posto al nuovo tempio dedicato a S. Maria. Dunque questa Pieve antica è da identificarsi sicuramente con quel “baptisterium Sanctae Matris Ecclesiae in castello Polliciano” che compare nei documenti longobardi della famosa lite degli anni 714-715 e che con maggior precisione viene ricordata in due documenti longobardi, uno del 793 e l’altro dell’806 (F. Brunetti, Codice Diplomatico toscano, Firenze 1806-1833, parte II, tomo I, pp.297-355) che riportano il luogo di stipulazione di contratti con queste indicazioni: “Ad Sancta Matre Ecclesia ad castello Policiano” e “actum ad Sancta mater Ecclesia ad Castello Polliciani”. Qui la preposizione “ad” al posto di “in” mostra la posizione della “Mater Ecclesia” ai piedi del colle su cui era situato il “castrum Pullicianum. 16- Chiesa e Battistero S. Maria in Altaserra Detta anche Santa Maria Assunta in Altaserra è oggi conosciuta come la “Pieve di Montebenichi”. Siamo in provincia di Arezzo, nel Comune di Bucine. Dipendevano da questa Pieve (nel 714) anche le chiese di S. Pietro in “Fundo Gellino” e la Basilica di S. Vincenzo in “Fundo Bonipagi”. 17- S. Vito in Vescona o in Versuris (esistente) E’ l’attuale Pieve di San Vito in Versuris (o “in Creta” ) e si trova in località Sante Marie nel Comune di Asciano. Nota per la sua bellissima abside romanica è una tra le più caratteristiche e più belle dell’intera area, ma sta cadendo in rovina. Sulla sua campana in bronzo (caratteristico il campanile a vela), è incisa la figura a mezzo busto della Madonna delle Grazie di Arezzo. 18- S. Donato in Citiliano (scomparsa) Nulla rimane di questa antica Pieve se non il toponimo, cioè il nome del podere detto “Pieve” presso il Palazzo Massaini di Pienza. 19- S. Maria a Salti (a Saltu) (recentemente scomparsa) Oggi è inglobata nell’Azienda agrituristica di Pieve a Salti nel Comune di Buoncovento. Ci restano solo alcune foto in bianco e nero che testimoniano l’antica Pieve ed il toponimo ancora esistente. 20- S. Vito in Pruniano Probabilmente è oggi la Chiesa di S. Maria Maddalena di Torrenieri, che nella Rationes Decimarum del 1302 appare dedicata a S. Maria e figura come l’unica chiesa esistente nei dintorni del podere Sprugnano o Prugnano. Come sostiene il Maroni, questa Pieve, “trovandosi a circa 6 Km dalla Pieve di Pava, a 10 Km dalla Pieve Vecchia di Montalcino e sempre a notevole distanza dalla Pieve di Cosona, doveva avere un fonte battesimale per gli abitanti della zona”. Un’altra chiesa menzionata nel 714/715 è quella di Santo Sano che era nei pressi di Vignoni d’Orcia 21- S. Vito in Osenna (non identificato) Non credo si tratti di S. Quirico in Osenna (l’attuale S. Quirico d’Orcia), citato nel primo atto, mentre credo che sia giusta la traduzione del secondo che chiama questa chiesa S. Vito in Osenna. Il battistero di S. Vito, anche se non identificato, aveva giurisdizione sullla zona di Farnetella, Rigomagno, Rapolano ed Armaiolo compreso. Potremmo identificarlo (forse) con l’attuale podere “Le Pievi”.

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