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Badia a Rofeno: un pezzo di storia perduto

Dopo il crollo della torre nessun intervento

di Augusto Codogno 

ASCIANO. Un’altra triste pagina ed un altro pezzo di storia perduto. Un’altra vicenda che interessa il territorio delle crete senesi e che, grazie ad un esposto dell’Associazione Italia Nostra, è finita tra i banchi dei Tribunali alla ricerca di un colpevole ed un eventuale risarcimento. Tra i cattivi potrebbero figurare (ma non è detto) il proprietario milanese della millenaria abbazia (che però aveva restaurato accuratamente la parte del monastero), il proprietario sconosciuto di alcuni “garages interrati” (vedi figura a sinistra), il Comune di Asciano che ha rilasciato i permessi di scavo per i sopracitati garages (sempre che essi siano una delle cause dello smottamento), in un terreno alquanto delicato dal punto di vista geologico, la Sovrintendenza Senese che, nonostante i pressanti solleciti non ha brillato in celerità ed anzi, al tempo, disse che “la torre non sarebbe mai crollata”. 

Tra i buoni, sicuramente Italia Nostra, che ha sollecitato urgenti sopralluoghi e il Nucleo di Tutela Ambientale di Firenze che, dopo la richiesta dell’Associazione, effettuò velocemente un sopralluogo poche ore prima del crollo, rischiando anche che qualche suo funzionario ci rimanesse sotto. 

Questo accadeva nel 2010 ed era un disastro annunciato alcuni mesi prima, quando un primo crollo aveva distaccato la torre dal corpo della chiesa, ma nessun intervento per salvare il monumento fu intrapreso. 

Dunque, se gli attori principali di questo delitto devono ancora essere giudicati, parliamo un po’ del morto: il campanile adiacente alla chiesa abbaziale di Badia a Rofeno, struttura di importanza notevole e punto cardine della storia di quest’area.


LA STORIA ECCEZIONALE DELL’ABBAZIA

Non sappiamo esattamente l’anno di fondazione, ma sappiamo che esisteva già nell’anno di nostro signore 1031, quando un documento ci ricorda che sia la chiesa che il monastero furono costruiti contemporaneamente da una nobile famiglia, forse imparentata addirittura con i Carolingi o come dicono alcuni con i Cacciaconti di Asciano. La pergamena fu redatta ne V anno dell’ Impero di Corrado II il Salico (28 Aprile 1031, ind. 14. D. 0,83 0,50 – carte di Monteoliveto Maggiore) e ci racconta che alcuni membri direttamente discendenti dalla famiglia fondatrice (Raginerio, Gerardo, Bernardo e Ildibrandino) donarono con questo atto, in onore della Vergine e dei Santi Cristofano e Clemente, tutti i beni che la loro famiglia aveva assegnato alla detta Chiesa. L’atto fu rogato proprio nella chiesa adiacente al Monastero.

Nel 1060 un’altra pergamena, tratta sempre dal fondo di Monteoliveto, ci parla di come Rofeno fosse ancora una struttura fortificata. Si dice appunto che, tale prete Winizo, si fa confermare l’eredità di alcuni beni che gli aveva lasciato la famiglia Maizi e che l’atto venne fatto presso il castello di questa famiglia che era detto Rofeno nel contado senese.

Nel 1138 (Marzo 10 Ind. 3. D. 0,56 ½ 0,45) troviamo addirittura la Bolla Papale di Innocenzo II, diretta ad Alberto, Abate del Monastero di S. Maria e Cristoforo (stavolta detto di Rofena), con la quale prende sotto la sua protezione sia l’abbazia che i suoi beni posti nella corte di Montebernardi, di Montemartini (con la sua chiesa), la chiesa di S. Martino, quella di S. Andrea, la Corte di Melanino, la chiesa di S. Biagio di Ilceno, di S. Maria, Di Montecamerino, di S. Andrea a Monteagutaro (Montacuto Joseppi, oggi Montacuto).

Nel 1157 ancora una Bolla Papale, stavolta di Adriano IV, che ricalca quella del suo predecessore.

Nel 1160 (Aprile 7. Ind. 1. D. 0,33 0,13 1/2.), un’altra pergamena ci ricorda che il Monastero era detto ancora di “Santa Maria e Cristoforo di Rofeno” e che, grazie al lascito di tali Orlando, Bernardo e Guazzolino del defunto Benzitto, entra in possesso di alcuni poderi e castelletti non lontano da questa località. Per il Monastero, tale Abate Ugo accetta il lascito. Tra le località citate ricordiamo alcuni toponimi che ancora oggi esistono e corrispondono a poderi o palazzi di quest’area: Cipollona, Monteberardi, Montemartini, Vescona.

Altre pergamene importanti di questa abbazia negli anni 1185, 1217,1228, 1230, 1232, 1234, 1236, 1237, 1244, 1247 ci danno un’idea di quanto importante fosse questo monastero. Citerò ad esempio solo una di queste carte perché risulta assai curiosa:

1244 (Gennaio 15. Indizione 3.D.0,35 ½ 0,14- Regio Acquisto Giustini)

Giona, abate del monastero di Rofeno, con due atti separati, dà in affitto a Nerone di Riezo, per la durata di anni 20, un pezzo di terra in Rofeno presso il Castello Ranieri (Catelrenieri), per il canone di 5 stara di grano all’ anno, ed a Burnaccio di Giovanni, un altro appezzamento nello stesso luogo, per lo stesso canone e per la stessa durata, con l’ obbligo agli affittuari di concimare con 10 some di letame all’ anno le terre loro concesse in affitto.

Nel 1375 questo monastero passa sotto l’ordine di Monteoliveto Maggiore e vi rimarrà fino al 1780, dopo di che, una volta trasformato in Pieve, gli olivetani ne manterranno il patronato, ma la cura verrà annessa a quella di S. Giovanni in Vescona.

Il periodo di maggiore sviluppo sembra comunque essere quello della seconda metà del 1300. A quei tempi la Badia di Rofeno poteva contare su ben 35 poderi (unità poderali), di cui almeno 25 con fabbricato. Ricordiamo tra questi Castelrenieri, Rigoli di Sotto, Rigoli di Sopra, Santo, Cipollona, Sarchianello. Naturalmente le pergamene di contratti in questo periodo sono decine, come quella che vi riporterò per esempio:

1384 (2 Gennaio 1383 per effetto dell’anno di Incarnazione che andava da Aprile a marzo – ASS Conventi, 366, c. 28r) “Il priore della Badia di Rofeno concede a mezzadria ad Agnolino detto Lillo per cinque anni il podere di Castelranieri”.


ARTE E ARCHITETTURA

La chiesa ha tipologie architettoniche riconducibili o molto simili a quelle cistercensi, mentre il Monastero fu vistosamente rimaneggiato nel 700. Dietro l’altare Maggiore era esposta una famosissima Pala di Ambrogio Lorenzetti (detta Trittico di San Michele Arcangelo) che fortunatamente è stata recentemente restaurata (non era più esposta a Rofeno ancor prima del crollo) ed ora si può vedere in tutto il suo splendore nel Museo d’Arte Sacra di Asciano.

Eccone una descrizione stupenda: “L’immagine imponente del San Michele Arcangelo, che lotta con la bestia dalle 7 teste descritta dall’Apocalisse, ebbe una singolare risonanza nelle generazioni di artisti a venire, apprezzato anche per gli azzardati ed accattivanti contrasti cromatici.

Separato per motivi conservativi dalla cornice intagliata da Fra’ Raffaele da Brescia (Brescia 1479-Roma 1539), il trittico ha rivelato la sua struttura primitiva praticamente intatta e il restauro ha permesso di scoprire l’originale cornice trecentesca dipinta secondo uno schema decorativo insolito. Questo impiego così inconsueto trova una sua motivazione nel tentativo, perfettamente riuscito, di armonizzarsi cromaticamente con le tonalità modernissime dell’immagine dell’Arcangelo, a cui del resto si legò anche Fra’ Raffaele nel fondale azzurro –ritrovato nel corso di questo restauro della cornice.

La fortuita scoperta costituisce una tappa fondamentale nella conoscenza delle capacità formali di Ambrogio e dà un senso alla testimonianza del Vasari che documentava per il Polittico di Badia a Rofeno una fortuna critica eccezionalmente vasta”. 

Dunque, riassumendo, Rofeno, rimane una Abbazia di importanza storica, architettonica ed artistica (non a caso vi lavorò Ambrogio Lorenzetti) straordinaria, ma oggi il suo millenario campanile non esiste più e la chiesa rimane squarciata e indifesa alle intemperie. Il lato dell’abside è completamente aperto come fosse stato segato e questo non può che peggiorare ulteriormente la situazione.

Sarebbe il caso di fare qualcosa!


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