Siena in crisi: il dibattito nei social sulle bici

Ascheri: "La mia proposta, bici a gogo, ma: NON comunali, e NON nel Centro storico"

di Mario Ascheri

SIENA. Se s’è un sintomo esemplare della crisi culturale (generale) senese (e prescindo dalle giunte, che sono transitorie per definizione) è il tipo di dibattiti che si sviluppa nei social.

Faccio solo un esempio perché mi riguarda da vicino. 
Se c’è un giornalista che ha avanzato proposte di respiro (di quelle da futuro della città di cui hanno parlato o non parlato i candidati sindaci, per intenderci) credo che quello sono io. Ho proposto una legge generale sui Centri storici, una politica ben diversa per il sito Unesco, la mostra su Sano di Pietro o Bernardino Mei e la musealizzazione del piano terra del Palazzo pubblico (Grandi Eventi a basso costo), l’emergenza mobilità a Siena e provincia da motivare l’intervento eccezionale della Fondazione MPS, la priorità da dare a terme ed etruschi mettendo a riposo finanziario la Francigena, distretti culturali-turistici non istituzionalizzati ma modulati sui vari problemi e tante altre cosette su ZTL e dintorni (valle di Porta Giustizia in primis: intervento bellissimo a basso costo di nuovo…).
Bene, si tratta di questioni che non hanno avuto praticamente alcun dibattito: un po’ come le proposte di un anno e più fa di come avviarsi verso le elezioni comunali con un lavoro preparatorio di approfondimento naturalmente non fatto. 
Dove ho trovato lettori capaci di interloquire? La crisi nol consente. E va bene. Ma nella questione delle bici comunali, sulle quali come si dovrebbe sapere non ho avuto alcun atteggiamento precostituito ma solo selettivo, equilibrato: per la tutela del Centro storico.
E allora riassumiamo, perché chi si sente in dovere di difendere la sua scelta degli anni passati ha anche la fastidiosa attitudine a presentarmi come un noioso vecchietto monotematico sul tema.
1) Chiaro che la bici è veicolo importante alternativo ai mezzi inquinanti. Ovunque se ne fa uso ben prima che si coniasse la formula della Smart city (ovviamente ambigua come ogni formula bella ma generica): dalla Scandinavia all’Africa, specie nei posti molto praticati da auto, anche perché si risparmia tempo e denaro. Da noi la pianura padana non ha avuto bisogno dello Smart per diffonderne l’uso, e il privato con bici fa parte del panorama civile da sempre, per così dire. E anche da noi una benemerita associazione di Amici della bicicletta ne organizza l’uso con belle iniziative, mentre società più o meno interessate al profitto hanno benissimo capito quanto la campagna toscana si presti al suo utilizzo gradevole di massa, incrociandosi con il nuovo prepotente bisogno di apporti economici turistici sul territorio. Fin qui tutto bene: le bici in bianco, in rosso, grigio-verde o altro siano benvenute, beninteso se non bloccano in modo significativo la quotidianità già difficile degli utenti delle pessime strade circostanti Siena. Altrimenti, altra proposta: invece di certi centri commerciali perché non si pensa di fare in quelle aree da valorizzare punti di raccolta seri per periodici incontri (tra l’altro: gli sport senesi di successo sono tanti e hanno bisogno di supporto serio) di risonanza mondiale di ciclisti evitando il consueto abuso di piazza del Campo?
2) Altro discorso è incentivarne l’uso generalizzato come è stato fatto negli ultimi anni, facendone un modello alternativo di mobilità in una città già fisicamente difficile che ha fino a ieri giustamente pubblicizzato (piano Sechi/sindaco Piccini) l’appropriazione lenta, a piedi, della città. Da una porta all’altra si va in pochi minuti, avendo il tempo di ammirare palazzi, tabernacoli, bei negozi e salutare vecchi e nuovi amici.
3) La bici elettrica comunale è stata presentata come grande innovazione con incredibile battage anche in Centro, incoraggiandone l’uso (persino dove vietato per mancanza di controlli) anche in strade dove se ne è dimostrata la pericolosità: la moto si sente, la bici no.
4) La bici comunale non ha diminuito l’uso delle auto come mezzo di accesso al centro ma se mai l’uso dei bus(? quanti biglietti in meno? mai risposto): i lavori per il piano della mobilità lo hanno ammesso implicitamente: e sono aggiornati a due/tre anni di sperimentazione ciclistica!
5) Non esistendo alcun mezzo di rilevazione dell’inquinamento atmosferico nel Centro storico (questa sì era una priorità, ma non Smart perché ovvia in tutto il mondo civilizzato), non si sa fino a che punto fosse necessario investire in questa novità, né si può dire quanto abbia giovato: come si fa a comparare senza dati di ieri e di oggi?
6) La bici comunale costa normalmente (non so quanto lo sia stato di impianto), per la sola manutenzione ordinaria 150mila euro all’anno che – mi chiedo nella mia banale ingenuità – se non sarebbe meglio destinare a una squadra di operai per il pronto intervento per tappare una buca, sostituire una lampadina, raccattare oggetti strani trascurati ecc. Un servizio 24h che è ben più utile di bici che – come sottolineato – sono giustamente usate con grande gioia soprattutto dagli studenti per recarsi nelle sedi universitarie.
7) Qui come altrove: mentre il cittadino normale amico della bici, la bici la possiede privatamente e se la cura (ovviamente con amorevole ‘cura’!), lo studente non residente trova comodo averla quasi gratuitamente a disposizione. Ma allora, perché non pensare a un servizio di privati che non impegnino il bilancio comunale come avviene altrove, o a un servizio delle università (come avviene di nuovo altrove anche per i docenti) che ne possano menare vanto?
8) Ultimo punto: questa rivendicazione della novità bici comunale è stata molto pubblicizzata ma assai meno si è parlato e fatto per renderla funzionale, ad esempio con adeguate rastrelliere: possibile che in tanti anni non si sia stati capaci di concordarle con la Soprintendenza che in poche ore autorizza concerti ecc.ecc.? E i controlli? Tutti sanno che il Centro storico ha presenza della polizia municipale molto saltuaria (e concentrata sulle multe…) tanto che la giunta ormai quasi scadendo si è accorta che doveva aumentarne l’organico!
Per chiudere: io capisco chi abiti a porta Tufi e con bici attraversando il Centro può arrivare in pochi minuti di bici all’altro lato della città, persino all’ospedale, per carità se lo capisco che possa essere favorevole! Ma i pochi casi del genere inseriti in un contesto generale come è stato fatto hanno provocato solo un grande pasticciaccio.
Io pregherei di volerne prendere generosamente atto. Quindi mia proposta, bici a gogo, ma: NON comunali, e NON nel Centro storico (salvo per residenti, ovviamente).
Si può chiedere agli ultra fans del modo in cui è stata introdotta la bici comunale di voler tener conto di queste obiezioni senza condannarmi come loro fanatico persecutore? C’è di meglio di cui occuparsi, cari amici. Lo ammetto, ma consentitemelo tra una gita e l’altra, per favore.