Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Perché un trasferimento può cambiare una città

Porcellotti: "Il futuro di un centro storico è parte integrante e fondamentale di un'idea di futuro dell'intera città"

di Raffaella Zelia Ruscitto

SIENA. I cambiamenti affrontati da Siena, negli ultimi quindici anni sono spesso sottovalutati (o volutamente ignorati) ma certo non sono stati di poco conto. La depredazione dei “gioielli di famiglia” ha portato ad un lento impoverimento del tessuto sociale. Checchè ne dicano certe classifiche (o meglio l’interpretazione che viene fatta dei numeri e delle classifiche), la crisi che ha toccato l’Italia non ha risparmiato Siena, anzi. La città del Palio ha subito la violenza del “Sistema Siena” che – più e peggio di una crisi economica – ha saputo incidere e fiaccare l’intera società.  Al disastro della banca – sopravvissuta quasi indenne a guerre mondiali, pestilenze e ruberie dal passato ma che non è riuscita a superare le nefaste scelte di una ristretta cerchia di sodali – si è aggiunto il carico morale di una popolazione che forse non è riuscita ancora a fare l’autocritica necessaria per chiudere il capitolo ed andare avanti. 

A questa operazione “evolutiva” che non ha ancora trovato la giusta spinta per attivarsi si aggiungono le ricadute negative delle scellerate azioni passate che ancora per anni si riverseranno su Siena. Stiamo parlando dello spostamento di circa duecento (o piu’) dipendenti di banca Mps che dal centro storico verranno spostati, probabilmente da ottobre, in altre sedi decentrate della banca. 

La banca, in un legittimo piano di risanamento, ha bisogno di fare cassa e pare abbia scelto di vendere gli uffici di via dell’Abbadia. Qualcuno, dall’interno degli stessi uffici, non si stupirebbe del fatto che l’acquirente potrebbe già essersi fatto avanti.

La notizia di questa operazione (non confermata e neppure smentita dall’istituto di credito senese) da quando è stata resa nota, non ha suscitato alcuna reazione politica. Il sindaco Valentini non ha inteso fare alcuna dichiarazione in merito. Eppure, il cambiamento cui va incontro il centro storico non è certo di poco conto. Abbiamo chiesto a Gianni Porcellotti, consigliere comunale Pd con una lunga esperienza nel settore dell’urbanistica, maturata a Castelnuovo Berardenga, cosa ne pensa di questa vicenda.

“Il futuro di un centro storico è parte integrante e fondamentale di un’idea di futuro dell’intera città esistente, dell’identità e del ruolo che si riconosce a tutte le sue parti e alle loro reciproche relazioni ed interdipendenze. Anche gli spazi del Mps rientrano a pieno titolo in questa “visione d’insieme” e rappresentano un processo da comprendere, conoscere e governare sotto l’aspetto sociale e di governo urbanistico della città. Senza un’analisi ed uno studio d’insieme e di azioni mirate sul centro storico c’è il rischio di non dispiegare appieno le sue potenzialità di rigenerazione o addirittura di vedere vanificarsi ogni intervento “spot”. Il cuore di Siena rischierebbe così di rimanere fuori  dallo sviluppo di un territorio che invece cambia e si rinnova”.

Cosa crede sia opportuno fare, in questo momento, per garantire nuova vita al centro storico?

“Certi processi, indipendentemente dalle scelte e dai piani di risanamento che la banca in piena autonomia dovrà effettuare, vanno monitorati e governati anche con percorsi partecipativi dal basso, con la dovuta tempistica e con gli approfondimenti necessari. In altre parole: è indispensabile studiare, capire quali sono le nuove esigenze della città che cambia e non agire solo per tamponare ma avere la lungimiranza di anticipare i cambiamenti per poter “guidare” le trasformazioni del centro storico. In questo momento sarebbe meglio non pensare ai “riposizionamenti” politici dei vari personaggi… meglio concentrarsi su questioni pratiche e utili alla collettività”.

Quali sono i rischi che corre il centro città con questa scelta del Monte?

“Io immagino cosa possa essere passeggiare la mattina per via Banchi di Sopra. Siamo abituati a vedere i dipendenti del Monte al bar durante la pausa di mezza mattina o a pranzo… una consuetudine tutta senese che resiste ormai da anni. La città è fatta anche di queste “tradizioni”. E’ dunque inutile dire che, uno spopolamento di queste dimensioni, per una città relativamente piccola, come è Siena, avrà certamente due effetti: sicuramente un impoverimento dell’identità e del tessuto sociale, e poi un impoverimento anche della vivacità del centro. Per ovviare a tutto questo occorre una gestione urbanistica e di destinazione dei volumi che sono parte integrante ed integrata della città”.

Dunque lei vede queste novità come un nuovo “colpo” per la città?

“Non necessariamente. Vede, senza conoscere non si può agire. Magari il cambiamento potrà portare qualcosa di buono. Tutto dipende dalla tempistica dell’intervento del pubblico. E’ il pubblico infatti, che deve agire in queste fasi di transizione. Faccio un esempio. Un privato che si interessi ad un edificio importante del centro storico per un utilizzo commerciale o imprenditoriale, se contattato per tempo, potrebbe essere favorevolmente coinvolto in un progetto di rilancio dell’area in cui insiste il suo investimento. O, magari, potrebbe coinvolgere l’amministrazione pubblica in un progetto imprenditoriale condiviso. In questo caso, un percorso partecipativo potrebbe portare a mandare avanti rapidamente anche le questioni burocratiche”.

Perchè, secondo Lei, non ci sono stati commenti politici alla notizia dei trasferimenti dei dipendenti di Mps dagli uffici del centro a quelli di San Miniato?

“Perchè credo che l’aspetto prioritario resti, nella mente di tutti, il progetto di risanamento della banca; perchè la cosa più importante è la tutela del lavoro dei dipendenti ed infine perchè il Comune non ha un piano strutturale in fase di attuazione ed un Piano Operativo conformato con la legge regionale, ovvero i “luoghi” giusti dove trattare la complessa tematica in questione anche per aiutare la banca nel suo piano di risanamento ed eventuali acquirenti nel rigenerare questi importanti spazi. Tutto questo anche a causa del troppo tempo perso che difficilmente potrà essere recuperato in una fase di fine mandato amministrativo”.