In pensione anche il professor Setacci

Era il direttore dell’UOC Chirurgia Vascolare dell’AOU Senese

SIENA. Dal 1° novembre sarà in pensione il professor Carlo Setacci, direttore dell’UOC Chirurgia Vascolare dell’AOU Senese e direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Vascolare dell’Università di Siena.

“Ringrazio il professor Setacci per l’impegno e la dedizione profusi in tutti questi anni – ha detto Valtere Giovannini, direttore generale dell’AOU Senese – e per aver formato un’équipe di professionisti validi e preparati, che sapranno portare avanti l’ottimo lavoro svolto sino ad ora, con un’eccellente integrazione tra le attività di ricerca, didattica e assistenza”.

Il professor Setacci è stato presidente della Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare, è presidente del Collegio dei Professori Ordinari di Chirurgia Vascolare ed ha ricoperto importanti incarichi in numerose società scientifiche internazionali di chirurgia vascolare, con oltre 400 pubblicazioni, contribuendo al progresso scientifico di questa disciplina e portando il policlinico Santa Maria alle Scotte ad alti livelli di eccellenza.

“Conosco da sempre Carlo Setacci – ha aggiunto Ranuccio Nuti, delegato alla Sanità per l’Università di Siena – e ne ho sempre apprezzato l’impegno didattico, l’elevato rigore scientifico e la costante passione clinica, doti queste che hanno portato lui e la sua Scuola a livelli di assoluta eccellenza; è stato per anni un importante punto di riferimento prima nella Facoltà Medica Senese e, successivamente, nel Dipartimento di Scienze Mediche Chirurgiche e Neuroscienze, e desidero esprimere nei suoi confronti il mio sincero ringraziamento.”

  • stavrogin

    l’università italiana ha perso il 20% dei docenti in dieci anni. Siena si avvia ad ultimare il pensionamento quasi il 40% del suo corpo docente (da 1000 circa nel 2008 a poco più di 600 entro 2020). Per dieci anni, dallo scoppio del “BUCO” il turnover è stato bloccato. La timida riapertura del turnover, che qui marcia ancora a ritmo più lento che altrove per via del gravame dei debiti, ha in parte alleviato la sofferenza: ad oggi comunque risultano 725 docenti di ruolo (vd. http://cercauniversita.cineca.it/php5/docenti/vis_docenti.php). Ogni giorno ci ammanniscono le classifiche di Shanghai o del Times ecc. e pare essere questo l’obiettivo cui mirare, per raggiungere il quale è decisiva la quantità di ricerca prodotta. Ma forse è il caso di osservare che, tra i contendenti ai primi 200 posti, un ateneo come “La Sapienza” conta 3468 docenti di ruolo e la quantità fa anche la qualità. I ricercatori “di tipo B” fra qualche anno diventeranno associati, ma nel frattempo andranno in pensione altre persone. Un po’ come uno scafo sfondato, che mentre imbarca acqua, si cerchi di svuotarlo con una tazza. Dunque (almeno a me) non è chiaro quali siano le prospettive a medio termine. Certi Soloni dicono, giusto per dar aria alle gengive, che il rapporto docenti/studenti è ancora alto, come se lo svuotamento delle cattedre avesse colpito tutte le aree allo stesso modo, o non vi fosse stato in questi anni anche un drammatico calo delle iscrizioni (ora fortunatamente arrestato, almeno temporaneamente). Se il dibattito politico intorno all’università cominciasse a mettere a fuoco questo tema, invece di limitarsi ai soliti schiamazzi, sarebbe cosa buona e giusta.