“Mps e Siena ostaggi di troppi poteri”

Una chiacchierata con il maestro Adriano Fontani (prima parte)

Adriano Fontani

a cura di Marco Sbarra

SIENA. La vicenda deI maestro Adriano Fontani probabilmente costituisce un caso unico nel panorama italiano. E’ infatti dal 2004 che il docente di Monteroni d’Arbia combatte, con una caparbietà fuori dal comune, una battaglia campale contro la Scuola e pressoché tutte le Istituzioni senesi.

Fontani è un personaggio controverso. C’è chi lo considera un perseguitato seriale, chi un provocatore e chi ancora un egocentrico che s’inventa teoremi e vede complotti dovunque. Quel che è certo è che ci troviamo di fronte ad un uomo coraggioso e determinato che sta pagando un prezzo altissimo per quelle che definisce le “clamorose ingiustizie patite”.

Quello che segue è il resoconto di una lunga chiacchierata con il docente, che fa un ritratto inedito e sferzante di una Siena non Felix.

Lei all’inizio contestò la dirigenza scolastica elementare di Buonconvento per poi ritrovarsi a combattere contro l’intero apparato di potere di Siena. Ci spiega il nesso?

La mia odissea prende avvio nel 2004 quando contestai una discriminazione illegittima operata dalla scuola primaria di Buonconvento dove insegnavo (si riferisce al caso dei due genitori TDG che, pur riconoscendo il Fontani come ottimo insegnante, lo rifiutarono come maestro per i loro figli in ottemperanza all’ostracismo che la setta impone contro i fuoriusciti, come il maestro -ndr), per cui dovetti scontrarmi con il dirigente scolastico che l’aveva avallata, il signor Mauro Guerrini. E qui sta la peculiarità che ci interessa. Quel personaggio in quegli anni non solo svolse la funzione scolastica, ma ricoprì pure la carica di sindaco di Montalcino per due mandati, quella di componente del Direttivo Provinciale dei Ds e ancora quella di deputato della Fondazione del Monte dei Paschi. Era quindi un uomo potente e di lì a poco mi ritrovai chiuse tutte le porte”.

Allora cosa fece?

Mi resi conto che avevo a che fare non solo con la scuola ma anche con il partito dominante di Siena ed allora, per difendere i miei diritti, iniziai a manifestare e a protestare d’estate fuori dalle Feste dell’Unità. Nell’aprile del 2007 promossi e realizzai in prima persona un’intervista/denuncia a Rai 3 Ambiente Italia, nella quale contestai quattro discutibili lottizzazioni effettuate dai sindaci Pd dei quattro comuni in cui si è svolta la mia vicenda: Monteroni d’Arbia, dove risiedo, Murlo, Montalcino e Buonconvento. Purtroppo pagai a caro prezzo l’iniziativa e, inconsapevolmente, mi trovai in guerra contro tutto il potere senese”.

Intende dire a Siena c’è un filo rosso che lega la scuola al Pci e poi Pd e di lì agli altri centri di potere?

Bisogna partire da un assunto. La città è avvolta in una ragnatela formata da due potentati, l’uno palese, il Pci/Pd, l’altro nascosto, cioé la massoneria. Tutte le istituzioni ne sono pervase, per cui se una persona si mette di traverso a una qualsivoglia di esse viene bollato come un sovvertitore del “Sistema”. E la massoneria – per certi versi- è avversario ancor più pericoloso del partito, perché più subdolo e di difficile individuazione”.

Quando ha avvertito la presenza della massoneria?

Io mi trovai improvvisamente sbarrate tutte le porte delle istituzioni che dovevano tutelarmi. Facevo denunce circostanziate alla Procura di Siena contro gli abusi della scuola e regolarmente me le ritrovavo archiviate senza lo straccio di un’indagine, chiedevo udienza presso i media senesi e ricevevo solo rifiuti. Realizzai allora che c’è solo un’entità che può precludere tutte le strade, e quella è la massoneria. Già fin dal 2006-2007 nei miei cartelli di protesta alle feste dell’Unità campeggiava a caratteri cubitali il nome della massoneria. In uno c’era scritto: “La massoneria è la padrona di Siena” La gente mi dava del pazzo, mi diceva guarda che t’ammazzano. E in effetti mi hanno ammazzato, anche se in un’altra maniera”.

Lei è convinto che vi sia una Nato senese per cui quando un potere viene attaccato da un “nemico” tutti gli altri si precipitano in suo soccorso? E’ un’ipotesi suggestiva, ma alquanto improbabile.

Guardi che è proprio così. In questa città se ti metti contro un potere te li trovi tutti contro, coalizzati per distruggere l'”eretico”. Il malcapitato viene completamente isolato, colpito da denegata giustizia, censurato e silenziato dal sistema mediatico locale, e nel mio caso perseguitato pure sul lavoro. Vi è una sorta di Santa Alleanza fra istituzioni e potentati che qui a Siena ha un nome: “ovo sodo”. Questa cultura sottilmente mafiosa ha partorito un detto che esprime compiutamenta la realtà: “chi gode Siena e poi ne dice male dovrà fare la fine del maiale”.

Un ex sindaco di Siena una volta disse in un’intervista: “A Siena possiamo litigare su tutto con l’opposizione: ma su tre cose andiamo perfettamente d’accordo: Mps, Palio e Contrade. Frase storica. E delle tre entità quella che conta di più a Siena è sicuramente la banca, che storicamente ha rappresentato per i senesi la mammella che li ha pasciuti senza limiti, assicurando agiatezza a generazioni su generazioni. Il Monte ha sempre disposto di un potere immenso e di una capacità di condizionamento totale sulla società senese grazie alla sua prodigalità. L’anomalia storica è che una delle prime banche italiane sia sempre stata cosa esclusiva di un partito: non ci vuol molto a capire il perché il Monte abbia fatto quella fine”.

Frequentando le aule del Palazzo di Giustizia di Siena, quale giudizio ha tratto sulla magistratura della città?

Mi sono domandato più di una volta se la magistratura di Siena subisca un’influenza da parte della massoneria. Perché mi accorsi subito che tutte le porte istituzionali che dovevano servire per ottenere giustizia erano chiuse. Mentre le iniziative della scuola contro di me si moltiplicavano e trovavano la massima accoglienza in ambito giudiziario, le mie denunce invece, pur corredate di nomi, cognomi e testimonianze precise, venivano archiviate ipso facto o quasi”.

Sarebbero numerosi i casi da menzionare, ma ciò reclamerebbero troppo tempo. Qui mi limiterò a riferire per sommi capi quanto riportato in alcune Interrogazioni parlamentari presentate sul mio caso. In una si riferisce di “…atteggiamento di giudici e magistrati… animato da chiari e gravi pregiudizi e chiusure contro di lui (Fontani), (di) manifesta ostilità e avversione verso la sua persona e le sue argomentazioni…”. In un’altra si possono leggere espressioni come “denegata giustizia”, “una vera persecuzione ed accanimento giudiziario”, “un massacro giudiziario”. A supporto di tali affermazioni gli onorevoli presentano un’infinità di dati e documenti circostanziati e ampiamente verificabili. Mi domando come mai gli ispettori del Ministero della Giustizia, il cui invio è stato più volte richiesto, non si siano mai visti a Siena.

Ci sono poi dei fatti che lasciano pensare. Perché le denunce da me presentate e assegnate al Pubblico Ministero Alessandra Chiavegatti – dal 2008 inaspettatamente trasferitasi per sua espressa richiesta in altra sede giudiziaria – hanno portato a quattro rinvii a giudizio su sei, mentre le tante trattate dagli altri pubblici ministeri sono state tutte archiviate nonostate fossero corredate da documenti probatori, testimonianze, video e registrazioni? E viceversa, perché le numerose denunce sporte contro di me per presunte diffamazioni sono state invece più di una volta seguite da rinvii a giudizio?”

(Fontani mostra copia di un’Interrogazione parlamentare in cui viene evidenziato varie volte il nome di un Pubblico Ministero di Siena).

“E’ il magistrato che ha richiesto, come spiega l’Interpellanza “…nei soli 3 giorni che vanno dal 14 al 16 marzo (del 2011) … l’archiviazione di ben 14 sue (di Fontani) diverse documentatissime denunce pregresse (di cui 12 in un solo giorno, il 14 marzo). Da notare – continua il documento che “…le sole indagini che risultano fatte fare dal pubblico ministero… – che non fa interrogare nessuno dei numerosissimi testimoni da Fontani tematicamente indicati nelle sue denunce sempre assai circostanziate e documentate – risultano “due interrogatori”, ad avviso degli interpellanti singolari, fatti con il chiaro fine di avere “una pezza d’appoggioper poter archiviare tutto a loro favore, fatti proprio a coloro che comparivano più spesso come denunciati e possibili imputati”.

Sono tante, troppe le coincidenze giudiziarie pregiudizievoli a mio danno. Questo è uno dei tanti misteri della “(in)giustizia senese” e “di un sistema che non esito a definire mafioso”, come ebbe modo di scrivermi un noto avvocato di Siena”.

Nota dell’ intervistatore

Le accuse al Palazzo di Giustizia di Siena contenute nei citati atti parlamentari – di pubblico dominio – risultano di particolare gravità. Quelle riportate sono le parole di Adriano Fontani, solo ed unico responsabile di quanto affermato.

(Continua -1)