Il discorso del Rettore Frati per il 776° Anno Accademico

L’Ateneo del 2017 non è soltanto risanato: è anche diverso da quello del 2010

SIENA.  Di seguito il discorso integrale del Rettore Francesco Frati pronunciato durante la cerimomionia di inaugurazione del 776° Anno Accademico dell'Università di Siena.

"Autorità civili, militari e religiose

Magnifici Rettori

Colleghe e colleghi docenti e del personale tecnico amministrativo

Studentesse e studenti

Signore e signori

A tutti voi va il mio ringraziamento per la vostra presenza oggi che onora l’Ateneo e che mi gratifica personalmente.

Chi mi conosce sa quanta emozione ci possa essere nel mio cuore oggi che sono chiamato per la prima volta a presiedere la cerimonia di Inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Università di Siena.

È un’emozione che deriva dalla mia storia personale, dalla mia passione per la ricerca e la didattica, dalla mia carriera nei ranghi dell’Università di Siena.

È un’emozione che nasce dal fatto che su questo scranno si sono succeduti Rettori che hanno reso grande questo Ateneo nei suoi 776 anni di storia.

È un’emozione che deriva dalla convinzione che anche le cerimonie come questa, sia pur con la loro inevitabile formalità, contribuiscono a rafforzare l’impegno di noi tutti a sostegno delle missioni caratteristiche dell’istituzione universitaria. La solennità della cerimonia ne rappresenta la parte più genuina del messaggio – quello, cioè, di una comunità di persone che perseguono un obiettivo comune e si stringono attorno alla propria Istituzione - e incarna il significato profondo della parola tradizione: che in nessun luogo meglio che a Siena trasforma una storia plurisecolare nella linfa vitale per vivere il presente e nello stimolo per immaginare il futuro.

Prima di entrare nel vivo della prolusione, consentitemi di ricordare con un pensiero le popolazioni dell’Italia centrale, così duramente colpite dai terremoti degli ultimi mesi. E consentitemi, in particolare, di rivolgere un pensiero agli studenti e ai colleghi delle Università di Macerata e di Camerino, Atenei che soffrono danni molto ingenti dovuti al sisma. Per testimoniare la vicinanza della nostra Università a quella di Camerino, alla quale possiamo sentirci legati per storia e tipologia di presenza nella città sede, ho invitato oggi il suo Rettore, Prof. Flavio Corradini, a partecipare alla nostra cerimonia, chiedendogli di raccontarci, con un breve intervento che si svolgerà al termine di questa mia prolusione, della tenacia e dell’abnegazione con le quali il suo Ateneo sta onorando il proprio impegno verso gli studenti anche in condizioni così difficili.

 

Siamo soliti svolgere la cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico nei mesi autunnali. Il posticipo alla data odierna è dovuto a diversi motivi.

In primo luogo, il fatto che il mio mandato sia iniziato soltanto il 1 novembre scorso. Solitamente la relazione del Rettore durante la cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico è riservata al bilancio delle attività e dei risultati dell’anno appena concluso. In questo caso, molti dei presenti – in occasione della recente cerimonia della consegna del Tòcco ai nuovi docenti assunti - hanno già avuto modo di ascoltare direttamente dalla voce del Rettore uscente il bilancio complessivo non solo dell’ultimo anno ma dell’intero suo mandato.

Non posso però non soffermarmi brevemente sul valore di ciò che è stato fatto negli ultimi anni. Ho ereditato, infatti, un Ateneo risanato dal punto di vista economico-finanziario, dopo le traversie che alla fine del decennio scorso avevano rischiato di metterne a repentaglio la stessa sopravvivenza. Ed ho ereditato un Ateneo che nel periodo del risanamento è stato in grado di mantenere, o addirittura accrescere, la propria attrattività garantendo standard qualitativi di didattica molto elevati, razionalizzare l’offerta formativa adattandola ai mutati bisogni dei nostri studenti e della società, e lanciare importanti progetti strategici come il Santa Chiara Lab.

L’Ateneo del 2017 non è soltanto un Ateneo risanato: è anche un Ateneo diverso da quello del 2010.

Io credo che l’Università debba essere grata al Prof. Angelo Riccaboni per l’impegno e l’efficacia con i quali è stato portato avanti il risanamento, senza compromettere la qualità delle attività di missione e in un momento di grandi cambiamenti e di difficoltà per l’intero sistema universitario nazionale. A questa impresa, l’intero Ateneo, in tutte le sue componenti, ha partecipato con grande coesione.

E credo che analogo ringraziamento debba essere rivolto al Prof. Antonio Barretta, alla Dr.ssa Ines Fabbro e al Dr. Marco Tomasi che in momenti diversi e per periodi diversi hanno contribuito con la loro esperienza e capacità al risanamento e al rinnovamento della nostra Istituzione. La possibilità di poter godere dell’esperienza e delle competenze del Dr. Tomasi come Direttore Generale dell’Ateneo è molto rassicurante per l’inizio del mandato del nuovo Rettore.

Quanto vi dirò da qui in avanti, quindi, non sarà tanto la sintesi di ciò che è stato fatto in passato, ma la descrizione di ciò che siamo adesso e la presentazione di ciò che possiamo fare in futuro.

La seconda ragione del posticipo dell’odierna cerimonia risiede nel fatto che nel mese di dicembre due importanti appuntamenti attendevano l’Ateneo: la presentazione del Bilancio Previsionale 2017 e la definizione della nostra Programmazione Strategica Triennale.

Inevitabilmente, la redazione dei due documenti ha tratto ispirazione dal programma di attività sulla base del quale la comunità universitaria mi ha eletto lo scorso giugno.

Per quanto riguarda il bilancio di previsione 2017, esso prevede alcune importanti novità, che abbiamo potuto introdurre soltanto grazie al ritrovato equilibrio sintetizzato dalla previsione di raggiungimento di un risultato positivo di oltre 3 mln€.

Le novità si sostanziano in investimenti su quattro importanti fronti: sostegno alla ricerca di base, servizi agli studenti, internazionalizzazione e manutenzione e valorizzazione del patrimonio immobiliare e strumentale. In ossequio al principio di trasparenza, i dati e le riflessioni particolareggiate sul budget 2017 sono disponibili a tutti sul portale dell’Ateneo.

Un’analisi più approfondita merita, invece, la nostra Programmazione Strategica. Si è trattato di un importante esercizio alla cui redazione hanno partecipato tutte le componenti dell’Ateneo e che ha indotto una seria riflessione su ciò che siamo e ciò che vogliamo diventare, i nostri punti di forza e di debolezza, i rischi che corriamo e le opportunità che possiamo sfruttare.

Ne è scaturito un documento di lucida programmazione, che implementa le tre missioni delle Università (didattica, ricerca e sostegno allo sviluppo del territorio) secondo tre priorità strategiche: internazionalizzazione, servizi agli studenti e innovazione.

Sul tema dell’Internazionalizzazione, l’Ateneo ha puntato molto negli ultimi anni e continuerà a puntare. Non solo perché ce lo chiede il Ministero, non solo perché il Paese vuole un sistema universitario più internazionale. Ma anche - e soprattutto - perché crediamo che l’Università di Siena debba essere un luogo dove docenti e studenti di tutto il mondo si incontrano, e una porta aperta sul mondo per i nostri studenti, senesi, toscani, italiani, internazionali che siano. I dati ci dicono che i nostri sforzi hanno dato buoni risultati, e stanno continuando a darne. Gli oltre 1000 studenti internazionali iscritti ai corsi di I e II livello (pari al 7% del totale) pongono l’Ateneo ben oltre la media nazionale. E se contiamo anche gli iscritti ai corsi di dottorato e di Master, il numero sale ad oltre 1200 studenti provenienti da oltre 100 paesi del mondo, da tutti e cinque i continenti.

Ai dati sugli studenti stranieri, occorre sommare quelli relativi agli studenti in mobilità ERASMUS, il programma europeo di scambi al quale l’Università di Siena aderisce fin dalla sua fondazione, di cui quest’anno ricorre il trentennale. Ebbene, con oltre 400 studenti, l’Università di Siena è tra gli Atenei più attrattivi in questi programmi, in rapporto alle sue dimensioni.

È un modello di attrattività costruito con impegno e dedizione, a loro volta sostenuti dalla convinzione che una università moderna è una università internazionale. Con questo obiettivo abbiamo visto crescere, negli ultimi anni, il numero dei programmi offerti interamente in inglese, che hanno raggiunto il numero di 13 nell’anno accademico che si è appena avviato e che saranno arricchiti, dal prossimo anno accademico, dall’importante aggiunta del nuovo corso di Laurea Magistrale in Odontoiatria che sarà insegnato interamente in inglese con il nome di Dentistry.

Diceva un grande senese, particolarmente impegnato a far conoscere Siena nel mondo, il Conte Guido Chigi-Saracini, che “il famoso e così vantato detto di Porta Camollia ‘Cor magis tibi Sena pandit’ non basta più”. Che lo sforzo e la passione di un singolo - continuava il Conte - non saranno più sufficienti “occorrendovi indispensabilmente […] l’aiuto dei […] senesi, specialmente di coloro che, a capo di questa cara Città, [possono] rendere possibile un’ospitalità maggiore e migliore”.

Perché gli studenti internazionali non sono soltanto un fiore all’occhiello dell’Ateneo. Sono un patrimonio per l’intera città. Una risorsa culturale e sociale, prima ancora che economica, per la vitalità della nostra città.

Sarebbe tuttavia riduttivo declinare il tema dell’internazionalizzazione con la sola attrattività nei confronti degli studenti internazionali. Abbiamo deciso di impegnarci – e di prevedere adeguati investimenti nel nostro budget 2017 - anche nella promozione e nel sostegno della mobilità in uscita; nello stimolare, cioè, i nostri studenti a utilizzare le opportunità offerte da un programma ERASMUS sempre più articolato o a sfruttare la presenza di un sempre crescente numero di corsi in grado di rilasciare un titolo congiunto con una università straniera. Perché siamo convinti che un’esperienza all’estero, opportunamente programmata, sia una componente fondamentale della formazione degli studenti. Del resto, sono i dati Alma Laurea a indicare come un’esperienza all’estero durante il curriculum di studi sia collegata con una maggiore probabilità di impiego e con salari migliori.

La mobilità all’estero e le iniziative a suo sostegno ci portano naturalmente a parlare della seconda priorità strategica che abbiamo individuato: quella dei servizi agli studenti. Sappiamo di lavorare in un Ateneo che è già in grado di offrire ottimi servizi agli studenti in termini di diritto allo studio. Da questo punto di vista, la Regione Toscana, attraverso l’Azienda per il Diritto allo Studio Universitario, sta facendo un grande lavoro, pur in un contesto reso difficile dai tagli centrali; in questa sede mi preme ringraziare la Giunta Regionale per l’indirizzo politico e gli investimenti e la Presidenza e Direzione dell’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio per la loro gestione. Anche in quel settore, siamo di fronte a questioni che richiedono lucidità e decisioni importanti, in relazione al mutevole scenario dovuto alle nuove normative e alla crescita degli studenti internazionali. Abbiamo bisogno di investimenti affinché il Paese riesca finalmente a svoltare sulla questione del numero dei laureati – con l’Italia ad occupare sconsolatamente le ultime posizioni della classifica europea - e questi investimenti devono interessare il Diritto allo Studio.

Gli studenti rappresentano il nostro patrimonio più importante e quindi sono i nostri interlocutori più importanti. Saluto, a questo proposito, il nuovo Consiglio Studentesco che si insedia tra poche settimane a cui auguro un biennio di ottimo lavoro e al quale prometto un’interlocuzione costante e produttiva; nell’occasione saluto anche i nuovi rappresentanti degli studenti eletti in seno a tutti gli organi dell’Ateneo. Abbiamo una popolazione studentesca molto particolare qui a Siena. Siamo tra gli Atenei con la maggiore percentuale di studenti “fuori-sede”, frutto combinato della nostra attrattività e di un bacino locale a densità di popolazione relativamente bassa. Ai nostri studenti abbiamo il dovere di fornire servizi adeguati alle loro esigenze e a tal fine abbiamo previsto investimenti specifici. Tra questi, ad esempio, l’impegno affinché le strutture di sostegno alla didattica - aule, biblioteche e laboratori didattici - siano ampliate, ammodernate e dotate di strumentazioni adeguate alle nuove modalità di acquisizione della conoscenza. Su questi investimenti abbiamo fortemente puntato anche nella scelta delle azioni indicate al Ministero nel contesto della Programmazione Triennale. Possiamo usare le risorse messe a disposizione dal Ministero in maniera efficace, come abbiamo fatto, ad esempio, nel precedente ciclo di Programmazione Triennale attraverso la costituzione del Sistema Bibliotecario Integrato tra le università toscane, un bell’esempio di modernizzazione, razionalizzazione e cooperazione interuniversitaria. E sempre in tema di biblioteche ci impegneremo affinché gli studenti abbiano un numero sempre più ampio di spazi per studiare accessibili anche nei fine-settimana e nelle ore serali.

Con un rapporto così alto tra studenti e popolazione residente (praticamente un quinto durante l’anno accademico), Siena è sempre stata una città universitaria, dove gli studenti trovano nel centro storico un impareggiabile campus naturale. Questo ci obbliga a lavorare per rendere l’esperienza di studio a Siena un’esperienza completa per i nostri studenti, affiancando ai servizi essenziali iniziative legate alle attività culturali, agli approfondimenti extra-disciplinari e al tempo libero. Un esempio in tal senso è stata la straordinaria esperienza del Laboratorio di teatro che ha consentito a un gruppo di nostri studenti di mettere in scena lo spettacolo “Benvenuti a Los Alamos”, sviluppando una riflessione sulle implicazioni etiche e sociali delle scoperte scientifiche. Oppure, altro esempio, il cartellone teatrale Rinnòvati Rinnovati, pensato soprattutto per gli studenti, ma aperto a tutta la cittadinanza, giunto quest’anno alla terza stagione. A queste esperienze si aggiungerà, questo inverno, la rassegna Tradire, un viaggio alle radici della musica, in collaborazione con l’Accademia Musicale Chigiana, la Fondazione Monte dei Paschi, il Comune di Siena e altri soggetti che operano nel settore.

Si usa descrivere queste iniziative con il nome di Cittadinanza Studentesca. Ecco, noi vogliamo che la cittadinanza studentesca non sia solo un progetto ma un modo di intendere la gestione del nostro Ateneo. E chiediamo collaborazione a tutti coloro che con noi vogliono impegnarsi per offrire agli studenti i migliori servizi possibili: dai trasporti - problema ormai atavico della nostra città - agli alloggi, dalle iniziative culturali allo sport.

Ci attendiamo che il nostro impegno verso gli studenti possa incidere positivamente sulle immatricolazioni. Se, come spesso accade, si volesse misurare il successo di questo impegno con le immatricolazioni, credo che i dati siano confortanti. L’anno accademico che ha appena aperto i battenti, infatti, fa registrare numeri importanti per i nostri corsi di laurea, con incrementi delle immatricolazioni ai corsi di I livello dell’ordine del 7% e con l’impressionante crescita degli iscritti al primo anno delle Lauree Magistrali – il secondo livello – che ha raggiunto il +18% rispetto al precedente anno accademico. A dimostrazione che il legame tra il valore della ricerca, l’internazionalizzazione e le attività formative può essere una grande leva di attrattività.

 

Il terzo asse della nostra Programmazione Triennale è quello dell’innovazione. Onestamente, non credo che ci sia un luogo migliore di una Università dove promuovere servizi e attività innovative. Diceva Umberto Eco: “di qualsiasi cosa i mass media si stiano occupando oggi, l’università se ne è occupata venti anni fa e quello di cui si occupa oggi l’università sarà riportato dai mass media tra vent’anni”.

La spinta all’innovazione ce la dobbiamo sentire addosso come un obbligo, anche se a volte, soprattutto nelle pratiche amministrative, la burocrazia pubblica sembra prendere il sopravvento sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie.

Abbiamo il dovere, e lo faremo, di impegnarci affinché i luoghi dell’Università siano luoghi di innovazione, partendo dall’informatizzazione delle procedure amministrative e la dematerializzazione dei processi. Occorre pensare in maniera innovativa, superare gli schemi a cui siamo abituati ed esplorare ogni percorso che possa farci anticipare, come diceva Eco, il futuro. Su questo terreno, la competenza e la disponibilità del nostro personale può essere determinante.

Se c’è un ambito dove la spinta dell’innovazione è di casa, questo è la ricerca, settore che è stato penalizzato negli ultimi anni sia dalla contrazione dei finanziamenti pubblici, soprattutto quelli statali, sia dalle nostre difficoltà finanziarie. Dal 2016, varando il Piano di Sostegno alla Ricerca, l’Ateneo è stato in grado di ricominciare a sostenere la ricerca di base, fornendo un contributo ai dipartimenti finalizzato in tal senso. Il budget 2017 prevede un aumento di tale contributo, peraltro ancora insufficiente a surrogare quello che principalmente manca ai nostri Atenei: un solido ed efficace strumento nazionale di finanziamento (il PRIN è stato bloccato per anni ed è ripartito con risorse di gran lunga insufficienti per garantire a tutti i meritevoli di portare avanti le proprie ricerche). Stiamo lavorando per affiancare a questo intervento di supporto alla ricerca risorse a sostegno degli Assegni di Ricerca, quindi rivolte ai giovani, sfruttando anche contributi regionali, e un sistema di premialità per coloro che partecipano e sono ben valutati, pur non ottenendo il finanziamento, ai bandi estremamente competitivi dello European Research Council.

Ed è proprio sul fronte della ricerca europea che intendiamo sostenere i nostri ricercatori attraverso l’irrobustimento della struttura amministrativa, che si è appena arricchita di un Dirigente, e per la quale abbiamo in programma la costituzione di quel Grant Office con il quale cercheremo di allinearci alle Università europee più efficaci nel reperimento di risorse comunitarie.

Insomma, sappiamo di poter vantare un Ateneo dove la qualità media della ricerca è eccellente. Ce lo dicono le valutazioni, inclusa l’ultima VQR dell’ANVUR, nella quale sia per il valore medio dei prodotti (articoli scientifici, libri, brevetti, etc.), sia per la capacità di attirare finanziamenti su bandi competitivi, il nostro Ateneo realizza ben più del proprio peso sul sistema (rispettivamente del 3.6% e dell’11% in più). Siamo impegnati a lavorare per migliorarci continuamente, cercando di creare per i nostri ricercatori le migliori condizioni ambientali possibili per sviluppare il proprio talento.

Come ricercatori, dobbiamo inoltre sentire un altro bisogno impellente: mi riferisco alla necessità di comunicare al grande pubblico gli esiti delle nostre attività di ricerca. La necessità di far sapere a tutti quello che facciamo e perché quello che facciamo è importante. Qualcuno la chiama legittimazione sociale.

Viviamo, sfortunatamente, un’epoca in cui leggende, falsi miti e vere e proprie bugie costruite ad arte offuscano o mettono in discussione l’esito di ricerche – e di conseguenti azioni – frutto di procedure rigorose, di un impegno continuo e di verifiche scrupolose. Charles Darwin disse: “Grande è il potere della mistificazione, ma la storia della scienza dimostra che fortunatamente questo potere non dura a lungo”. Potremmo fidarci del grande naturalista e lasciare che anche queste bugie siano cancellate dalla storia. Ma quando la mistificazione rischia di mettere a repentaglio vite umane – penso al tema dei vaccini, così storicamente caro al nostro territorio – ritengo che abbiamo l’obbligo di sforzarci di accelerare questo processo di demistificazione. Dobbiamo quindi far sì che il grande pubblico si fidi dei ricercatori e della scienza. Da qui l’impegno in iniziative di divulgazione e disseminazione, tra cui Pianeta Galileo e la Notte dei Ricercatori, che perseguono questo obiettivo. Insomma, dobbiamo sentire l’obbligo di comunicare bene il valore del nostro lavoro se vogliamo pretendere che le nostre ricerche siano sostenute e finanziate come pensiamo che meritino.

Tipicamente, una Università si confronta con diversi contesti territoriali.

C’è il contesto locale, quello del territorio di riferimento, la città, la provincia e, nel nostro caso, l’area vasta della Toscana meridionale, nella quale l’Università di Siena occupa un ruolo chiave per lo sviluppo culturale, sociale ed economico. È un ruolo che ci spetta, come spetta a tutte le Università, e che ci impone di contribuire alla crescita e allo sviluppo.

Esiste un legame, tra questa città e la sua Università, - ce lo ricordavano pochi minuti fa i rintocchi del Campanone a salutare l’inizio della nostra Cerimonia - che si è cementato in sette secoli e mezzo di storia, di vita comune, di reciproco sostegno. Come quando, nel 1893, un Comitato dei Priori delle 17 Contrade – autodefinitesi “gelose e vigili custodi delle gloriose istituzioni, ricordo delle antiche libertà” – chiamò a raccolta il popolo per protestare contro la paventata, e fortunatamente mai eseguita, decisione del Ministro di abolire l’Università della città. È un legame al quale noi teniamo molto e a cui intendiamo contribuire mettendo a disposizione della città e dei cittadini le nostre iniziative, così come facciamo ad Arezzo e più in generale nel territorio della Toscana meridionale.

In proposito, qualche riflessione sulla Toscana. Essa rappresenta il secondo contesto territoriale di riferimento. Una Regione che può andar fiera di possedere un sistema universitario di alta qualità, scelto da quasi 9 studenti toscani su 10 che sono iscritti ad una qualsiasi università italiana (in questa speciale classifica primeggiando in Italia assieme a Lazio e Lombardia, e quindi davanti ad altre regioni con sistemi universitari molto prestigiosi); gli studenti dimostrano quindi di non aver bisogno di emigrare fuori regione ma trovano vicino a casa un modello di alta formazione in grado di rispondere alle proprie esigenze.

In questi anni si è cementato un legame tra le Università toscane per il quale voglio ringraziare i Rettori, oggi presenti qui. Sono state fatte molte cose assieme, prime fra tutte la collaborazione attivata per l’istituzione dei dottorati di ricerca interateneo del programma regionale Pegaso. Sicuramente ci impegneremo per ulteriori iniziative comuni, potendo contare anche sul continuo sostegno del governo regionale.

Un sostegno che non è mancato nemmeno nel settore dove l’interazione tra governo regionale e Università è intrinsecamente maggiore: la sanità. L’accordo siglato a luglio con l’Assessorato regionale alla salute e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese, al quale stiamo dando attuazione proprio in queste settimane, ci consentirà di procedere verso l’irrobustimento qualitativo e quantitativo del corpo docente, di sostenere importanti progettualità di ricerca che riconoscono la centralità del territorio senese nell’ambito delle scienze della vita e di ammodernare i nostri spazi didattici per gli studenti dell’area medico-sanitaria. Tali iniziative ci permetteranno di sostenere adeguatamente le attività di formazione e di ricerca dei nostri dipartimenti di area medica e quelle assistenziali rese dal nostro Policlinico Universitario, le cui prestazioni sono comunque, è bene ricordarlo, già di ottimo livello. Un altro importante contributo al territorio di riferimento, che valorizza ulteriormente le sinergie tra Enti, è la collaborazione con la Azienda Sanitaria Toscana Sud-est, come previsto anche da un accordo recentemente siglato.

 

C’è poi il terzo livello, quello nazionale. Un livello all’interno del quale l’Università di Siena occupa il suo ruolo prestigioso, in forza della propria storia e della qualità delle proprie attività.

Se si parla di Paese, e quindi di sistema universitario nazionale, vien facile sottolineare i grandi mali del nostro sistema: il ridotto livello di investimenti in formazione e ricerca, i tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario delle Università, il basso numero di laureati, i tagli al turnover (che hanno determinato negli ultimi 8 anni un crollo del 20% del corpo docente nazionale, peraltro già molto meno numeroso che in altri paesi europei con i quali aspiriamo a confrontarci sul palcoscenico internazionale). Sono note dolenti più volte lette o ascoltate e di cui non possiamo dimenticarci. La nostra speranza è che il periodo dei tagli sia finito, e qualche piccolo, ma recente, segnale positivo di inversione di tendenza lascia ben sperare. Segnali come, ad esempio, la crescita del numero dei professori e ricercatori registrata nel 2016, per la prima volta dal 2008. Segnali positivi dei quali tutti auspichiamo e attendiamo un seguito, perché senza un concreto investimento in merito quel numero è destinato a scendere di nuovo.

Ma parlando del nostro Paese mi piacerebbe fare una riflessione un po’ più generale. Chiedermi, cioè, che cosa il Paese si aspetta davvero dal suo sistema universitario e che cosa questo può fare per il Paese. Ho abbastanza chiari alcuni dei nostri obblighi: fornire un sistema di formazione superiore che sia rivolto a una platea più ampia possibile di studenti, produrre ricerche di alta qualità in grado di accrescere le conoscenze e trasferire i risultati di queste ricerche ad attività direttamente a servizio della crescita e dello sviluppo.

Potrei dire che tutte queste cose noi già le facciamo egregiamente, ma rischierei di essere autoreferenziale. Preferisco ricordare che le università, la nostra come le altre, sono disponibili a partecipare a un progetto di rilancio del Paese che passi dalla formazione, dalla conoscenza e da un rafforzato legame tra studio e occupazione. Io credo che il sistema universitario nazionale sia pronto ad accettare questa sfida ma ha bisogno del sostegno del governo, che poi significa indirettamente il sostegno della popolazione; ha bisogno della fiducia dei cittadini; ha bisogno di quegli investimenti che ci possano permettere di liberarci di quel pesante fardello di essere uno dei paesi europei con il minor numero di laureati.

C’è, infine, l’ultimo livello, quello internazionale, sul quale mi sono soffermato diffusamente in precedenza. È indubbio che una università degli inizi del 21 secolo non possa che avere un respiro, una prospettiva, una dimensione mondiale. Parafrasando i saggi, se l’Università non va verso il mondo, sarà il mondo a venire all’Università. Le vecchie barriere si stanno sgretolando sotto i colpi di una globalizzazione che a me pare inutile giudicare giusta o sbagliata: c’è e basta. Abbiamo la fortuna di vivere in una città il cui cuore internazionale ha sempre battuto forte. Se ci riflettiamo un momento, poche (o forse nessuna) sono le città italiane delle dimensioni di Siena e le università italiane delle dimensioni dell’Università di Siena che sono conosciute al mondo al pari della nostra città e della nostra Università. È un patrimonio, un’eredità che abbiamo ricevuto in dote da chi ci ha preceduto e che dobbiamo difendere e rafforzare con il nostro impegno. Abbiamo i segni dell’internazionalizzazione impressi sui muri dei nostri palazzi, accanto ai simboli delle nostre radicate tradizioni, che custodiamo gelosamente. Si tratta soltanto di continuare a camminare nel solco di questa eredità.

Durante questa mia relazione, che mi avvio a concludere, avete spesso udito la parola investimenti. Una parola che purtroppo sembra stridere rumorosamente con l’attuale contingenza finanziaria nazionale, e non solo. C’è una frase memorabile, di incerta paternità ma da taluni attribuita a un ex-Rettore della Harvard University, che spesso viene citata in questo contesto: “Se vi sembra che l’istruzione sia costosa, provate con l’ignoranza”. Proprio per i motivi intrinsecamente contenuti in questa frase, occorre continuare a chiedere attenzione, convinti che gli investimenti in ricerca, educazione, alta formazione e innovazione siano i migliori per sostenere la crescita del Paese, e forse dell’intero pianeta. Sono orgoglioso, da Rettore di uno degli Atenei più antichi al mondo, di poter partecipare alla più nobile missione della nostra società: quella dell’educazione, della formazione e dell’accrescimento della conoscenza.

Un’impresa che ci spinge a lavorare per migliorarci continuamente, per far sì che il domani sia comunque diverso dall’oggi; per far sì che l’Ateneo del 2022, alla scadenza del mio mandato, sia diverso dall’Ateneo del 2016.

Con questa promessa, dichiaro solennemente aperto il 776° Anno Accademico dell’Università di Siena.

Adesso, ho il piacere di invitare sul palco il Magnifico Rettore dell’Università di Camerino, Prof. Flavio Corradini, al quale rinnovo la vicinanza dell’intera comunità universitaria senese".

Francesco Frati

Rettore dell'Università di Siena

  • andy78

    caro Frati
    chi la conosce sa bene quanto lei sia ambizioso ed egocentrico e soffra di un male che ha afflitto molti ovvero il delirio di onnipotenza.
    a me lei non piace e non l’avrei mai votato per svariati motivi.
    la sua carriera fulminante, è nata e sviluppata a fare utilissime ricerche sui collemboli( che sicuramente tutti conoscono) per conto dell’illustrissimo Roano Dallai. Ed è proprio l’humus dove lei è stato rallevato e sponsorizzato che fa parte di un capitolo che Siena avrebbe dovuto cancellare, ma che ancora oggi rimane in piedi.
    Lei è figlio della vecchia guardia.
    L’Università, caro Frati , è chiusa e politicizzata, non è come la descrive lei e per entrarci servono raccomandazioni, non meriti.
    Non usi parole infiocchettate e discorsi scopiazzati, ma faccia fatti.
    Dimostri che anche chi , come del resto ha fatto lei, fa un dottorato da un professore, se poi esce un concorso, può essere superato da una persona che viene da fuori.
    Questa si chiama meritocrazia, non assegnare i posti a chi tiene la seggiola per anni . Tutto il resto non conta.

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