Un’ottica nuova attraverso le lenti del passato, antico e recente

La Biblioteca ha aperto i propri archivi guidando i visitatori nella ricerca

MONTEPULCIANO. La Biblioteca – Archivio “Piero Calamandrei”, Istituzione del Comune di Montepulciano, ha aperto al pubblico i propri archivi mettendo a disposizione dei visitatori anche guide specializzate.

L’iniziativa si è svolta nell’ambito dell’edizione 2017 della campagna della Regione Toscana “Ma dove? In biblioteca” che ha come tema “l’accessibilità” alle informazioni e alla conoscenza e si è posta l’obiettivo di mostrare agli utenti parte del tanto materiale d’archivio conservato nelle sale di Palazzo Sisti e ancora parzialmente inedito e da studiare.

Un evento in linea, dunque, con l’accezione di accessibilità alla cultura, da garantire a tutti i soggetti che siano in qualche modo esclusi da tale diritto a seguito di una condizione, qualunque essa sia, di emarginazione, limitazione e disabilità, o semplicemente perché i materiali non sono mostrati al pubblico per ragioni di tutela.

Dai registri medievali che testimoniano una città ricca e vitale, dotata dei suoi propri Statuti, alle testimonianze del XIX secolo che raccontano la nobiltà poliziana, agli archivi contemporanei di personaggi cari a Montepulciano che narrano storie di guerra, di rinascite e di arte, il percorso si è rivelato un’occasione unica per toccare con mano materiale normalmente non accessibile in tutta la sua interezza. Attraverso le lenti della storia è stato dunque possibile rivivere la città da un punto di vista originale ed affascinante.

Francesca Cenni e Antonio Sigillo, della Biblioteca di Montepulciano, hanno guidato i visitatori in un percorso coinvolgente e in parte inedito che ha mostrato, tra le tante cose, registri di conti “decorati” con disegni scandalosi da un notaio evidentemente annoiato, i volumi di entrata e uscita del Comune, ovvero quelli che hanno permesso di attribuire a Domenico Beccafumi un quadro raffigurante Sant’Agnese custodito al Museo Civico, ed i fascicoli e protocolli delle antiche contrade poliziane. E poi il bellissimo e ricchissimo archivio di San Biagio, con stupendi cabrei che rappresentano le proprietà dell’Opera. Sono stati anche mostrati il fascicolo Crociani, con la documentazione che ha permesso la donazione di opere d’arte che rappresentano lo zoccolo su cui oggi si fonda il Museo della città, e il bellissimo archivio del Tribunale, unico nel suo genere per completezza e antichità.

 

E infine le attestazioni del secolo appena passato, il Novecento, con la Grande Guerra vista attraverso le lettere di un giovanissimo Piero Calamandrei impegnato al fronte, il periodo della Liberazione, con le carte del partigiano Lidio Bozzini e con le testimonianze toccanti e coinvolgenti dei fascicoli personali dell’ANPI.