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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Sul Comune unico del Chianti senese

di Andrea Pagliantini

CHIANTI. Siamo arrivati al punto in cui, se una proposta di legge nazionale venisse approvata, l’accorpamento dei piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti diverrebbe applicativo.
La possibilità che i tre comuni del Chianti (Radda, Gaiole e Castellina), si possano unire in uno solo stavolta è molto vicina e il dibattito su questa tematica è molto vivo, nonostante vi siano legittime posizioni diverse e divergenti.
Si tratta in definitiva di concedere a chi del territorio e del nome Chianti è il vero possessore, ovvero i suoi abitanti, di decidere il futuro di un’aggregazione che permette di fare luce e chiarezza sul fatto che il termine Chianti si possa riferire ad un territorio ben chiaro e netto, che ha radici storiche certe e condivise.
Un errore è pensare che il nome Chianti sia solo l’intestazione di un’unità consortile dalla quale ricalcare i confini, peraltro non netti, ma trancianti, che lasciano fuori porzioni di territori comunali che non ricadono sotto i canonici ambiti di produzione del vino Chianti Classico. E non è pensabile che Chianti sia un’ entità territoriale riferita ad ogni angolo di Toscana nella quale si produce vino. Questo genera una solenne confusione.
I pro e i contro a questa aggregazione di comuni si confrontano spesso mettendo in luce ingenue miopie e scarsità di vedute.
I personalismi, le prime donne che sbeffeggiano chi si trova fuori dai confini territoriali di chi si vuole unire, le argomentazioni che prospettano di vedere l’argomento al chiuso delle stanze ufficiali o quel poco di sedi di partito rimaste, dentro alle quali si dovrebbero porre ed elaborare idee e non postazioni di controllo della mescolanza di generi, suonano come temporali estivi.
Agli amministratori il compito di verificare e fare in modo che la macchina dei servizi non si inceppi che sia unione o meno, con un governo centrale che – non è un mistero per nessuno – tende a demolire ogni parvenza di pubblico (quindi di nostro), che si riversa nella vita quotidiana delle persone. Agli abitanti del Chianti, veri depositari e custodi del nome della terra li ospita, la possibilità di esprimersi se ha senso rimettere insieme i cocci di un nome territoriale divaricato a sproposito in usi commerciali o comunicativi.

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