Il Pd di Poggibonsi chiede le primarie aperte

Cucini dice "no" all'autocandidatura di Bussagli e propone Fabio Ceccherini

Paolo Cucini

POGGIBONSI. «Aprire le primarie del Pd. Il partito deve essere aperto alla società e ai segnali che arrivano dalla società. Il partito ha bisogno di confronto con i cittadini, di trasparenza, di ritrovare il contatto con la gente. C’è bisogno di partecipazione». Paolo Cucini, artigiano poggibonsese, militante storico della sinistra, iscritto da sempre al Pd di cui è dirigente, non ha condiviso i modi con quali si è arrivati alla autocandidatura di David Bussagli a sindaco alle prossime elezioni, «sono mancati i veri passaggi assembleari di confronto e di discussione».

E adesso vuole far sentire la voce della minoranza, il 35% del proprio partito. «Quando intervengo in assemblea intervengo anche per loro. Quindi merito rispetto, ma stavolta non siamo stati presi  in considerazione. I passaggi per arrivare al nome di Bussagli non ci sono piaciuti e nessuno ha fatto cenno alle nostre posizioni». Cucini chiede di non guardare soltanto all’interno dei democratici. «Le primarie sono uno strumento importante, ma devono saper cogliere quanto la società chiede. Si può arrivare anche al nome di Bussagli, ma il percorso deve essere diverso, ad iniziare proprio dai nomi per le primarie».

E tra i nomi, Cucini avanza quello di Fabio Ceccherini, ex sindaco della città, oggi animatore con Cucini stesso dell’associazione Val d’Elsa Terra Comune. «Ceccherini ha un ottimo ricordo nei cittadini ed è una figura di rilievo che può contribuire al governo della città». Per Cucini aspetto importante da sottolineare è il ruolo che dovranno avere i candidati delle primarie. «Non ci dovranno essere amici e nemici. Chi perderà si metterà al servizio della collettività e contribuirà alle scelte politiche di Poggibonsi. Chiedo soltanto di aprirsi al nuovo, al cambiamento senza sconfessare le cose buone fatte».

Cucini basa il proprio ragionamento su numeri e sullo scenario politico locale. «Alle ultime elezioni comunali, il Pd era al 51%. Con l’aria che tira oggi, nel 2019 si rischia di scendere sotto il 35%. Il partito perde voti anche perché ha smarrito il contatto con la realtà, con i bisogni dei cittadini. Ci sono da ripensare alcune scelte urbanistiche, c’è da rivedere la visione economica del territorio, ci sono da formulare strategie pensate sulle reali necessità dei poggibonsesi, c’è da dare risposte a numerose criticità. E per fare questo, per recuperare la distanza tra politica e cittadinanza, credo che un ampio coinvolgimento della città e del suo territorio possa davvero e con chiarezza far emergere democraticamente a chi affidare la prossima amministrazione comunale. Lo strumento c’è e si chiama, appunto, “Primarie Aperte”. Auspico che il gruppo dirigente del Pd locale accolga questa proposta dando ascolto ad un sentimento di una parte della città che chiede cambiamento e innovazione».